Di Eliana Riva, il manifesto
Molotov per bruciare i campi dei palestinesi della Cisgiordania occupata, lanciate nel buio in un assalto coordinato dei coloni israeliani contro il villaggio cristiano di Taybeh. Fonti locali hanno raccontato anche di spari contro le case, per evitare che i palestinesi uscissero a spegnere il fuoco. Le fiamme sono divampate e hanno ingoiato ettari di terreno, quello che la storica comunità di Taybeh coltiva e di cui si prende da sempre cura, sostentamento per le famiglie.
Non è il primo attacco che subisce il villaggio nei pressi di Ramallah, ma negli ultimi mesi la situazione è diventata insostenibile, soprattutto da quando i coloni hanno stabilito un nuovo avamposto su terra illegalmente occupata.
L’ULTIMO RAPPORTO di Amnesty International denuncia che Israele sta sistematicamente cancellando ogni traccia della presenza palestinese nella Cisgiordania occupata attraverso demolizioni, sfollamenti forzati e una progressiva appropriazione delle terre.
Il report documenta un’accelerazione senza precedenti delle politiche di pulizia etnica, che colpiscono in modo particolarmente violento le comunità beduine e pastorali della Valle del Giordano e delle colline a sud di Hebron. La distruzione di cisterne, pannelli solari, ricoveri per gli animali priva le famiglie dei mezzi di sostentamento, costringendole ad abbandonare aree in cui vivono da generazioni.
Le conclusioni coincidono con il quadro denunciato dalla Commissione internazionale indipendente dell’Onu per le indagini sui Territori palestinesi occupati. In un rapporto presentato al Consiglio per i diritti umani, gli esperti Onu hanno affermato che la violenza dei coloni non rappresenta un fenomeno spontaneo, ma il risultato diretto delle politiche israeliane che la sostengono, la facilitano e la proteggono.
Secondo la Commissione, le autorità di Tel Aviv forniscono ai coloni sostegno militare e finanziario, mentre l’impunità garantita per decenni da forze dell’ordine e sistema giudiziario ha trasformato gli attacchi contro i palestinesi in uno strumento funzionale all’espansione delle colonie e allo sfollamento delle comunità. Il rapporto documenta inoltre aggressioni contro bambini, minacce di violenza sessuale e intimidazioni sistematiche nei confronti delle donne palestinesi, usate per diffondere paura e rendere la vita impossibile.
COLONI E SOLDATI OPERANO, entrambi, nell’impunità quasi totale. Nonostante l’annuncio dell’apertura di un’inchiesta sull’omicidio del piccolo Sam Abu Haikal, la convinzione più diffusa in Palestina è che l’iter legale israeliano seguirà l’inerzia già patita in occasione della strage di Tammun.
La dinamica è quasi identica: una famiglia palestinese che viaggia nella sua auto viene crivellata di proiettili dai soldati israeliani che si trovano su terra occupata. A Tammun vennero uccisi padre, madre, due figli e, nonostante l’ufficiale apertura delle «indagini», i soldati che hanno sparato non sono stati neanche interrogati. Ieri la ong israeliana B’Tselem ha pubblicato un video che riprende l’omicidio di Sam, sette mesi appena, mentre si trovava tra le braccia della madre, anche lei ferita.
Si vede un soldato puntare il fucile, l’auto frenare fino a fermarsi e poi il padre di Sam, Fahd Abu Haikal, scendere dall’auto con il corpicino sanguinante tra le mani. I soldati a quel punto vanno tutti via, lasciando soli i residenti a prestare soccorso alla famiglia.
INTANTO, SECONDO fonti citate dalla stampa israeliana, l’esercito approva nuovi piani per l’occupazione totale di Gaza e per una grande e violenta operazione militare su tutto il territorio della Striscia, compresi i campi profughi centrali e quello di al-Mawasi, al sud. Anche se al Cairo proseguono i negoziati sul disarmo di Hamas.
Mustafa Barghouti, leader dell’Iniziativa nazionale palestinese, ha dichiarato al quotidiano israeliano Haaretz che Israele non ha rispettato gli accordi della prima fase del piano e che non ci si può aspettare che le fazioni palestinesi rinuncino a ogni strumento di difesa mentre cinque bande armate, che potrebbero compiere massacri, continuano a operare sotto la protezione e il controllo di Israele.
Nell’immagine: un villaggio beduino a Gerico attaccato dai coloni