Di Danilo Ceccarelli, La Stampa
Il filosofo francese Pascal Bruckner parla di «coerenza» quando descrive la politica di Donald Trump. «Vuole abbandonare la Nato, imporre dazi e riconciliare l’America con la Russia: tutte cose che aveva annunciato», ricorda l’intellettuale, secondo il quale in un simile contesto «l’Europa deve imparare a sostituirsi a poco a poco agli Stati Uniti» sullo scacchiere internazionale.
Monsieur Bruckner, cosa vede in questa nuova congiuntura internazionale?
«Niente di buono, tranne che per Vladimir Putin e per Xi Jinping. Trump è il presidente dei loro sogni, una manna che arriva una volta ogni cento anni. Il capo della Casa Bianca vuole imporre la sua agenda, nella quale gli alleati diventano nemici e viceversa. Questo è il capovolgimento trumpista».
Ma Pechino resta un rivale commerciale per Washington.
«Sì, ci sono delle tensioni. Si dice sempre che Trump voglia allontanare la Cina dalla Russia, ma sta avvenendo esattamente il contrario. Al momento è Putin che sta separando l’Europa da Trump. È un gioco che il presidente russo sta vincendo. Non vedo come Cina e Russia potrebbero allontanarsi: sono vicini e hanno un nemico comune che è la democrazia occidentale. Putin ha conquistato la Casa Bianca e per l’Europa è una pessima notizia».
Pensa che il tycoon andrà fino in fondo?
«È una sorta di vecchio bambino narcisistico e permaloso. Non credo che cambierà. L’Europa può sperare in una grave crisi economica per gli Stati Uniti, che dovrebbe arrivare vista l’inflazione crescente in tutto il Paese».
Intanto, la Francia e il Regno Unito hanno preso l’iniziativa. Come vede questa intesa tra Emmanuel Macron e Keir Starmer?
«È una leadership di circostanza che arriva dopo gli attriti che Parigi e Londra hanno avuto negli ultimi anni, come ad esempio quelli emersi con la Brexit. Siamo in un momento cruciale, come nel 1940. I russi vogliono veramente attaccare l’Europa, sono mossi da un odio feroce. Del resto, Putin ha detto chiaramente di voler vendicare la caduta del muro dopo averla considerata come la più grande catastrofe geostrategica del ventesimo secolo e Trump lo lascerà fare. E se il presidente americano abbandonerà l’Onu e la Nato, il matrimonio di convenienza tra la Francia e il Regno Unito si trasformerà in un’unione di amore».
In che modo?
«Sono le due più importanti potenze europee dotate di armi nucleari. In passato hanno già firmato degli accordi militari, come ad esempio la dichiarazione di Saint-Malo nel 1998. C’è quindi una congiuntura favorevole, alla quale si unirà la Germania con il suo futuro cancelliere Friedrich Merz, un conservatore più consistente rispetto a Olaf Scholz che era alquanto molle, e la Polonia del premier Donald Tusk».
E l’Italia?
«Giorgia Meloni è molto intelligente. Se in Francia ci fosse lei alla guida del Rassemblement National vincerebbe subito le elezioni, ma sfortunatamente abbiamo Marine Le Pen. Keir Starmer e Emmanuel Macron, però, l’hanno messa spalle al muro. Adesso Meloni è tra due fuochi: da una parte il suo amore per Trump e Musk, dall’altra la sua posizione geografica. Ma non rimarrà isolata sulla scena europea come Viktor Orban».
In mezzo c’è Volodymyr Zelensky. Che idea si è fatto del litigio con l’inquilino della Casa Bianca?
«Il presidente ucraino È stato umiliato da tutta la corte di Re Trump. È allucinante vedere come a Washington si sia ricreata una sorta di monarchia, con i cortigiani che applaudono e insultano a comando. Zelensky avrebbe potuto reagire diversamente, in modo più duro, ma adesso è troppo debole. Ma la ruota gira e non sono sicuro che l’arroganza di Trump continuerà a lungo».
Perché?
«Quell’episodio ha scioccato i repubblicani moderati, che restano atlantisti. La relazione transatlantica ha una settantina di anni e non potrà essere spazzata via da un vegliardo narcisistico».
Come vede il progetto di riarmo europeo?
«Rappresenta un avanzamento verso il futuro dopo che negli ultimi settan’anni l’Europa ha abbandonato progressivamente il su arsenale militare».