La pace armata
USA/IRAN Washington e Teheran siglano una tregua nata dalla guerra. Israele prova a fermarla, gli oltranzisti iraniani la contestano. Venerdì la firma a Ginevra
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USA/IRAN Washington e Teheran siglano una tregua nata dalla guerra. Israele prova a fermarla, gli oltranzisti iraniani la contestano. Venerdì la firma a Ginevra
• – Redazione
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• – Redazione
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• – Redazione
USA/IRAN Washington e Teheran siglano una tregua nata dalla guerra. Israele prova a fermarla, gli oltranzisti iraniani la contestano. Venerdì la firma a Ginevra
Di Francesca Luci, il manifesto
La firma del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell’Iran arriverà «molto probabilmente» venerdì. Un esito raggiunto attraverso un drammatico equilibrio tra deterrenza militare e logoramento economico.
Dopo oltre tre mesi di un conflitto iniziato il 28 febbraio, le diplomazie sono riuscite, paradossalmente, a riportare le lancette al 13 giugno 2025, quando i negoziati erano ancora in corso e americani e israeliani non avevano ancora aperto le ostilità frontali contro l’Iran.
Ma arrivare fin qui è stata la parte più facile. Anche se i negoziatori hanno pesato ogni parola, ogni virgola e ogni punto con la precisione dei laboratori di analisi, è evidente che i prossimi 60 giorni sono un campo minato, pronto a saltare in aria da un momento all’altro. Non esistono garanzie né polizze che tengano. Anche ieri i sabotatori hanno tentato.
La giornata di domenica 14 giugno 2026 è iniziata sotto i peggiori auspici. Malgrado la garanzia degli Stati Uniti di includere la cessazione delle ostilità in Libano nell’accordo con l’Iran, l’aviazione israeliana ha sferrato un violento raid aereo su Dahiyeh, la roccaforte di Hezbollah a Beirut, causando 5 vittime civili.
A Teheran, la notizia del raid ha scatenato il caos. Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale ha minacciato una ritorsione missilistica imminente contro Israele, ritenendo gli Stati Uniti corresponsabili dell’azione. Per alcune ore, lo spettro di un’escalation totale è apparso reale. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno ordinato la chiusura dello spazio aereo occidentale e la cancellazione di tutti i voli civili, mentre le unità militari venivano poste in stato di massima allerta.
La reazione di Donald Trump è stata «apparentemente» furibonda. L’attacco a Beirut è stato interpretato dalla Casa Bianca come un tentativo unilaterale del Primo Ministro Benjamin Netanyahu di far deragliare l’intesa imminente. In una conversazione telefonica dai toni accesi, il Presidente statunitense ha accusato Netanyahu di avere una totale mancanza di giudizio strategico, arrivando a sfogarsi pubblicamente con i media, definendo l’attacco un errore imperdonabile in un momento così delicato. Trump ha ammesso che l’azione israeliana ha scosso l’intera impalcatura del negoziato, ritardando la firma di diverse ore.
Sembra che la rottura definitiva sia stata evitata grazie all’attivazione dei canali di comunicazione indiretti gestiti dal Qatar. Gli emissari qatarioti hanno offerto garanzie sul contenimento delle future azioni israeliane, accelerando le procedure per lo sblocco dei fondi iraniani. In questo contesto, l’ala pragmatica del potere guidata da Abbas Araghchi è riuscita ad avere il meglio sugli oltranzisti.
Superata la crisi, Donald Trump ha annunciato sul Truth Social che l’accordo era finalmente «concluso». In un messaggio enfatico ha dichiarato: «Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!», autorizzando contestualmente la rimozione del blocco navale nello Stretto di Hormuz.
Il Premier pakistano Shehbaz Sharif ha confermato il raggiungimento dell’accordo, annunciando che la cerimonia ufficiale di firma in presenza avverrà venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera. La notizia è stata in seguito confermata ufficialmente anche dalla TV di Stato iraniana.
Oggi la notizia ha raggiunto finalmente le strade dell’Iran e gli effetti economici sono stati istantanei. Il tasso di cambio del dollaro è crollato di oltre l’11%. Nei mercati di Teheran si è registrato un calo verticale dei prezzi dei beni durevoli, come le auto, segnalando il ritorno di fiducia della popolazione stremata dalla guerra.
Tuttavia, i settori più oltranzisti e gruppi di «super-rivoluzionari» hanno manifestato in piazze storiche come Meydan-e Enghelab, gridando al tradimento e lanciando slogan durissimi contro i negoziatori Araghchi e Ghalibaf.
Nonostante le proteste interne in Iran e lo scetticismo israeliano, l’accordo sembra tenere. Gli Stati Uniti hanno accettato il decongelamento di circa 25 miliardi di dollari di asset iraniani e una deroga temporanea alle sanzioni petrolifere.
Il memorandum rappresenta una tregua tattica vitale per la sopravvivenza di entrambi i sistemi politici. Per Teheran, è l’unico modo per consolidare la fragile leadership di Mojtaba Khamenei prima dei solenni funerali di Stato del padre, previsti per inizio luglio. Per Washington, è la via d’uscita da un conflitto costoso prima che possa degenerare in una conflagrazione globale.
Si procede con cautela verso Ginevra, consapevoli che l’unilateralismo di Israele e le fazioni radicali iraniane potrebbero travolgere questa fragile pace.
Nell’immagine: una piccola imbarcazione a motore passa accanto a navi ancorate nello stretto di Hormuz, al largo di Bandar Abbas, in Iran
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