La Russia recluta giovani sudafricane per la produzione droni da usare in Ucraina
Mobilitati anche gli influencer per convincerle (con qualche inganno) a trasferirsi nella zona industriale di Alabuga
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Mobilitati anche gli influencer per convincerle (con qualche inganno) a trasferirsi nella zona industriale di Alabuga
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Mobilitati anche gli influencer per convincerle (con qualche inganno) a trasferirsi nella zona industriale di Alabuga
Prima la notizia era circolata come voce sui media russi e ucraini ma ora è diventata vera e propria denuncia grazie a un dossier di 37 pagine pubblicato dalla prestigiosa organizzazione svizzera Global Initiative Against Transnational Organized Crime che ha sede a Ginevra.
Un duro colpo all’immagine dei BRICS, di cui i due Paesi fanno entrambi parte: l’organizzazione in questi anni infatti ha cercato di promuovere l’immagine di un’alleanza basata sull’eguaglianza tra le nazioni che vi aderiscono e sulla propensione alla giustizia sociale.
Queste donne, prelevate dalle “shanty town” di Johannesburg, vengono inviate in Tatarstan, la repubblica musulmana della Federazione russa. Qui, nella zona economica speciale di Alabuga, si trova anche lo stabilimento dove viene prodotta buona parte dei Shahed 136 (i droni kamikaze low cost che hanno sostituito quelli di produzione iraniana) che piovono quotidianamente sulla testa dei civili ucraini. L’azienda, grazie a delle società joint-venture, sta conducendo da mesi un’aggressiva una campagna di reclutamento per assumere decine di migliaia di persone provenienti dal Sudafrica – ma anche da altri paesi poveri o in via di sviluppo – alle quali vengono offerti salari molto alti per gli standard locali.
C’è qualcosa di tragico e di singolare in questa moderna tratta degli schiavi che coinvolge il Paese che fu di Nelson Mandela, bandiera della lotta all’apartheid, e la Russia che nel ’900 fu testimone di due rivoluzioni socialiste.
“In Russia – ha dichiarato all’agenzia Lebogang Zulu, attivista dell’Alleanza delle donne sudafricane – c’è una grande richiesta di manodopera. La popolazione russa sta gradualmente diminuendo e invecchiando, mentre la morte di centinaia di migliaia di uomini sul fronte ucraino ha portato a un deficit ancora maggiore nel mercato del lavoro. Mel frattempo, in Sudafrica un terzo della popolazione in età lavorativa è senza occupazione”.
Questa dinamica si accompagna alla riduzione della presenza di migranti nella Federazione Russa provenienti dalle ex repubbliche sovietiche del Centro Asia. Dopo l’attentato al Crocus City Hall di Mosca della primavera del 2024 da parte di un gruppo terroristico islamico in cui vennero uccise 150 persone, ottenere il permesso di soggiorno in Russia è diventato assai più difficile per chi arriva dalla Kirghizistan o dal Tajikistan
La Russia richiede alle sue società partner in Sudafrica soprattutto personale femminile appena maggiorenne perché più docile e senza esperienze lavorative in aziende sudafricane, dove sono presenti dei sindacati.
La ricerca dell’organizzazione elvetica ha segnalato anche che “secondo le testimonianze raccolte, ad Alabuga ci siano aspetti fraudolenti nel processo di reclutamento: i potenziali assunti sono indotti a partecipare con false promesse riguardo alla natura del lavoro, alle condizioni di lavoro e alle opportunità di istruzione. Le donne vengono reclutate online, anche sui social media, con influencer incaricati di promuovere il programma di Alabuga, e tramite intermediari nei loro paesi d’origine. La maggior parte dei candidati lavora direttamente nella produzione di droni, mentre altri lavorano come personale di supporto, addetti alle pulizie e alla ristorazione”.
Il programma combina la promessa di uno stipendio mensile elevato, almeno rispetto alla retribuzione media in alcuni dei paesi di reclutamento, con requisiti di accesso minimi. In un’intervista al sito di notizie russo Business Online nell’aprile 2023, Timor Shagivaleev, il direttore generale di Alabuga, ha affermato che il programma sta attirando persone dai paesi africani e dal Pakistan per contribuire a colmare la carenza di manodopera.
Secondo la ONG ginevrina “i russi semplicemente non sono disposti a lavorare per 30.000-40.000 rubli (300-400 dollari USA). Nei paesi del terzo mondo lo stipendio iniziale è molto basso, circa 200 dollari. Ed è per questo che gli stranieri provenienti da paesi esotici sono disposti a lavorare per tali somme“, ha affermato. Gli annunci più recenti di Alabuga, insieme alle interviste con i reclutatori e i partecipanti, indicano che lo stipendio iniziale per un partecipante è di circa 500 dollari al mese. Il programma sostiene inoltre di offrire opportunità di istruzione e formazione attraverso l’Alabuga Polytech, con ”attrezzature all’avanguardia“ per la formazione di “lavoratori qualificati” e corsi di lingua russa.
Come ha messo in luce sempre la “Global Initiative Against Transnational Organized Crime”, per partecipare al programma le partecipanti devono avere un diploma di scuola superiore, un passaporto valido, superare un test di competenza su 100 parole russe di base (compreso un vocabolario specifico per il lavoro in fabbrica) e sottoporsi a una sorta di test attitudinale sotto forma di gioco di simulazione. Shagivaleev ha presentato la sua versione sul motivo per cui il programma si rivolge alle donne: “All’Alabuga Polytech l’80% degli studenti sono ragazze. Alcuni lavori richiedono ancora la precisione femminile”, ha affermato. Tuttavia tra i dirigenti di Alabuga esiste la percezione che le giovani donne siano più facili da gestire o controllare all’interno del programma di lavoro. “In base alla visione dell’azienda, gli uomini sono più conflittuali a causa delle differenze religiose e culturali. La convivenza tra donne è molto più facile che tra uomini”, ha affermato un reclutatore online.
Il fenomeno delle migranti sudafricane nel nord della Russia è diventato così vistoso che il governo sudafricano ha voluto puntualizzare che il reclutamento non avviene attraverso le proprie agenzie ma per mezzo di società private che utilizzano per promuovere questo business di decine influencer operanti sui social media sudafricani.
Dal governo russo, come prevedibile, non è giunta alcuna reazione.
Nel mese di maggio è stato inoltre stipulato un accordo ufficiale tra le autorità russe e quelle sudafricane per l’assunzione di 5600 dipendenti sudafricani per la società di costruzioni “Etalonstroy Ural”. Tuttavia questa società risulta essere null’altro una copertura, visto che ha solo 7 dipendenti pur esistendo da ben 11 anni. Il dubbio è che formalmente questi lavoratori vengano utilizzati nel comparto edile e vadano ad ingrossare le file di chi lavora a ciclo continuo nel complesso militar-industriale.
Nell’immagine: i dormitori sorvegliati dove alloggiano le giovani donne
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