La sinistra vince se radicale, ma anche se unita
In Germania la sinistra radicale raccoglie un consenso cospicuo perché è una, non dispersa in partitini «diversi ma simili» e perché si distingue nettamente dalla sinistra liberal
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In Germania la sinistra radicale raccoglie un consenso cospicuo perché è una, non dispersa in partitini «diversi ma simili» e perché si distingue nettamente dalla sinistra liberal
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In Germania la sinistra radicale raccoglie un consenso cospicuo perché è una, non dispersa in partitini «diversi ma simili» e perché si distingue nettamente dalla sinistra liberal
Di Pier Giorgio Ardeni, il manifesto
Tra le lezioni del risultato elettorale in Germania, un paio vanno rimarcate. La prima riguarda il voto operaio e popolare, molto simile a quanto ci aveva già detto il voto negli Stati uniti e in Francia. Come ha evidenziato Giorgio De Girolamo sul manifesto del 26 febbraio, l’Afd raccoglie il 38% del voto operaio con punte più alte in zone ad alta concentrazione industriale, mentre la Spd si ferma al 12%.
Se il consenso operaio e popolare va a «un partito anti-establishment, con una retorica e un programma dichiaratamente anti-sindacale», come scrive De Girolamo, una ragione forte ci deve essere. Ed è che buona parte di queste fasce sociali si sono trovate schiacciate nella morsa neoliberista della competitività e della compressione dei salari, delle condizioni contrattuali e di lavoro, cui le tradizionali sinistre hanno dato il loro benestare. Abbandonati dai partiti di riferimento, quei ceti si rivolgono a chi un’opposizione la promette, tra protezionismo e chiusura delle frontiere (come se fosse l’immigrazione l’origine di quella deriva).
Certo, l’Afd, il partito di Wagenknecht, come anche quello francese della Le Pen o lo stesso Trump pescano nel malcontento e nel disagio, appellandosi al frustrato sentimento dei nativi contro gli immigrati, degli operai marginalizzati, dei ceti impoveriti delle periferie industriali, ricorrendo a simbologie machiste e suprematiste (e non a caso, soprattutto tra i giovani, i maschi votano a destra molto più delle donne). Ma, pescando nel torbido, vanno ad esplicitare un malessere che non trova sbocco e risposta nella politica mainstream. E se l’Afd è il primo partito in tutti i Lander dell’est, è perché lì quella politica ha più vistosamente fallito.
È stato già detto – derubricando questi partiti a «populisti», come se risolvesse il problema – che la ragione per cui i ceti operai e popolari vengono attratti dall’ultradestra è perché cavalca l’opposizione protezionistica e nazionalista alla globalizzazione e alle politiche di austerità, il cui effetto viene amplificato dalla deriva bellicista che porta all’aumento della spesa militare a danno di quella sociale.
Le sinistre liberal hanno perso di vista le classi popolari e queste, in risposta, gli si sono rivoltate contro. È un risultato del voto chiarissimo e inequivocabile. Non superabile con la semplice affermazione che né l’Afd né Trump sono credibili.
La seconda lezione riguarda il consenso delle sinistre non liberal, o radicali che dir si voglia. La Linke, che ha preso un buon 8,8%, è il partito più votato dai giovani tra 18 e 29 anni (24%) e lo è più nei centri urbani e tra le classi più istruite. Ma raccoglie consensi in tutto il Paese e, soprattutto, nell’est, perché più chiaro e forte è stato il suo messaggio antifascista e anti-bellicista. Il richiamo contro la crescente orda nera ha mobilitato l’elettorato tutto, e la Linke ne ha beneficiato per avere senza tentennamenti rifiutato ogni possibile compromesso sui temi cavalcati dall’ultradestra. Cui vanno aggiunte le convincenti posizioni sulle politiche di welfare, casa e salari.
Le lezioni, quindi, sono entrambe chiare. La sinistra liberal, per la sua postura «interclassista», per le sua adesione alle logiche neoliberiste (nonché, aggiungerei, per il suo bellicismo militarista) perde il consenso dei ceti popolari più indifesi che vengono così, in parte, attratti dall’ultradestra. Se questa cresce, non è per la sua credibilità, ma perché promette «protezione», che la sinistra liberal non è in grado di offrire.
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