La Terra dei cachi: arrocco sì, arrocco no, arrocco bum
La celebre canzonetta di Elio vale anche per il Ticino, dove di questi frutti mollicci c'è una certa abbondanza
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La celebre canzonetta di Elio vale anche per il Ticino, dove di questi frutti mollicci c'è una certa abbondanza
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La celebre canzonetta di Elio vale anche per il Ticino, dove di questi frutti mollicci c'è una certa abbondanza
Rimettiamoci per un momento nei panni di un direttore di scuola che deve ammonire uno studente perché ha bigiato, lunedì 2 giugno, una lezione di educazione civica: materia fortemente voluta nella griglia oraria delle scuole secondarie dall’UDC e dalla Lega. Il discolo avrebbe dovuto assistere al tema in programma sulla separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giurisdizionale; poteri esercitati da organi diversi e tra loro indipendenti.
Nello stesso giorno, e forse nella stessa ora, al Palazzo dei Congressi di Lugano andava in scena la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2025-2026 con la partecipazione non di uno, bensì di due consiglieri di Stato. La sorpresa degli astanti sarà stata grande, anche per i pochi che, il giorno precedente, hanno sbirciato la prima pagina del domenicale «Il Mattino» in cui il biondino Mago Otelma annunciava la presenza del Presidente e del Vicepresidente del Consiglio di Stato alla solenne apertura dell’anno giudiziario: roba da non credere, appunto!
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, è un ospite ormai abituale della suddetta cerimonia, così come la sua allocuzione è del tutto prevedibile. Ma non quel lunedì 2 giugno, che diventerà una pietra miliare della piccola cronaca del nostro cantone. Infatti, Gobbi nel solenne contesto ha detto di «sentire, oggi più che mai, il bisogno di aprire una nuova pagina»; che «la comfort zone è calda e rassicurante, ma rischia di spegnere l’energia» e che «il cambiamento non è una minaccia, ma un’opportunità preziosa». Nemmeno il tempo di dire “Oibò, che succede”, che il silenzioso Claudio Zali è già saltato sul pulpito per chiarire, a modo suo, le arcane parole del più loquace collega ripetendo un sintagma divenuto famoso, ma con altri protagonisti: «Torno a casa!». Doppio “Oibò” avranno esclamato i sempre più attoniti presenti. Vero che Zali è stato Presidente del Tribunale Penale, ma ora è il direttore del Dipartimento del Territorio.
Che ci fa qui? Che c’azzecca? Calma, ascoltiamolo: «Non avrei mai pensato in vita mia di salire su questo palco a tenere l’allocuzione. Da alcuni mesi covavo questa idea di cambiamento. Abbiamo (io e Gobbi, ndr) ritenuto giusto e rispettoso annunciarlo in prossimità dell’apertura dell’anno giudiziario. Non ho tutta la fiducia del mio collega (Gobbi, ndr) sul dialogo fra i tre poteri dello Stato. Ma mi pongo come una persona che vuole dialogare con il potere giudiziario. Da persone che hanno vissuto dall’interno la necessità di cambiamento e riforme, primo dei quali la spoliticizzazione del processo di nomina».
La bomba è stata sganciata, hanno creduto i due onorevoli e il Mago Otelma, ma oggi si parla di petardo perché, come l’ancora direttore delle Istituzioni piace dire, i conti vanno fatti con l’oste. E vanno fatti bene. Non sempre in politica, anzi quasi mai, la parola data da uno, anche se consigliere di Stato, è certa: chiedete in giro.
Ma torniamo dal direttore e dallo studente da castigare. Quest’ultimo, se potesse disporre del (o della?) VAR, potrebbe a sua discolpa dire che il capo delle Istituzioni e quello del Territorio alla fine si sono scusati: non sapevano bene cosa stessero facendo; hanno creduto di fare una cortesia, di essere rispettosi verso una delle tre fondamentali funzioni dello Stato annunciando l’arrocco dei due dipartimenti (senza l’avvallo del Consiglio di Stato) all’apertura dell’ anno giudiziario, e non di fare una invasione di campo. E potrebbe aggiungere, se il nostro allievo avesse la stessa arroganza e fantasia dei due statisti, che la lezione di civica andrebbe impartita innanzitutto al Presidente e al Vicepresidente del Consiglio di Stato, apprendisti stregoni.
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