Operazione Doge: la razzia dello stato sociale
Il ministero ombra per l’«efficienza governativa» affidato a Musk e Vivek Ramaswamy. Il tramonto definitivo del New Deal
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Il ministero ombra per l’«efficienza governativa» affidato a Musk e Vivek Ramaswamy. Il tramonto definitivo del New Deal
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• – Redazione
Il ministero ombra per l’«efficienza governativa» affidato a Musk e Vivek Ramaswamy. Il tramonto definitivo del New Deal
Il ministero ombra per l’efficienza guidato da Elon Musk sta per mettere in atto le politiche sociali che fino ad ora il padrone di X si era limitato a formulare come estemporanei post da 240 caratteri, infarciti di efficientismo e darwinismo sociale. Lo pseudo dicastero non ha ufficialmente alcun fondamento costituzionale, ma nel mondo post-istituzionale del trumpismo promette di aver potere smisurato per attuare la famigerata «decostruzione dello stato amministrativo» un progetto di decurtazione del settore pubblico da far impallidire l’opera neoliberista dei Chicago Boys.
Attingendo soprattutto dai consigli di amministrazione delle aziende Musk (Neuralink, Tesla, Boring ecc.), da settimane un team di giga capitalisti sta assemblando una squadra che lavora dalla sede Space X di Washington. Quella messa insieme da Musk, Marc Andreesen, Peter Thiel ed altri, si profila come una sorta di confraternita di pretoriani dislocati come commissari plenipotenziari al taglio dei bilanci pubblici. I componenti – molti loro stessi miliardari Ceo di aziende di Silicon Vally – devono, come afferma Musk, donare il proprio tempo alla causa rivoluzionaria per la «rifondazione», come affermano gli ideologhi neoreazionari cui si ispirano, della società in chiave di «meritocrazia», improntata all’efficienza aziendale. «L’essenziale eliminazione del debito» non sarà opera da poco, specialmente dato che gli ulteriori regali fiscali annunciati da Trump promettono di scavare un nuovo buco da 5.000 miliardi di dollari nei conti pubblici.
L’eliminazione degli «sprechi» promessa da Musk rischia invece di obliterare ciò che resta della rete sociale, comprese pensioni, istruzione pubblica e assistenza sanitaria per gli over 65. Dietro l’eufemismo tecno-efficientista (già annunciato l’impiego dell’intelligenza artificiale per «individuare» gli sprechi) si profila una mastodontica guerra dei ricchi contro i poveri e lo smantellamento delle ultime vestigia del New Deal.
Quella riforma rooseveltiana fece seguito ad una stagione di enorme conflitto sociale provocata da un abissale diseguaglianza economica e l’ascesa dei robber barons, gli oligarchi della gilded age. Oggi una nuova plutocrazia sta per mettere le mani sull’apparato dello stato come mai riuscirono a fare i Vanderbilt ed i Rockefeller. Sfruttando il populismo alimentato proprio dalla disuguaglianza sociale, i monopolisti di Silicon Valley, quel patto sociale si apprestano a smantellarlo.
Assieme alla rottamazione del modello rooseveltiano e keynesiano, l’obbiettivo è di dirottare e lo stesso esperimento americano, dalla sua componente aspirazionale di società plurale ed inclusiva, in regime post democratico a diretta conduzione capitalista.
Musk e Vivek Ramaswamy ammettono che questo «potrà inizialmente provocare qualche disagio, ma alla lunga sarà meglio per tutti». O almeno – presumibilmente – per le aziende degli stessi rottamatori che beneficeranno di una mastodontica privatizzazione dei servizi, dall’energia all’esplorazione spaziale.
Si tratta, ovviamente, di una parte integrante dei programmi di molti governi liberisti occidentali. Ma con l’operazione Doge, i giga capitalisti intravedono ora l’opportunità di completare l’opera in tempi molto brevi, adottando lo slogan «move fast and break things». Il motto di Mark Zuckerberg, prediletto dai taumaturghi del tech, verrebbe dunque applicato all’apparato dello stato da “reinventare” come una startup qualunque.
Dopotutto il famigerato Project 2025 specifica l’importanza di una blitzkrieg per sopraffare la resistenza delle istituzioni e blindare l’apparato senza lasciare tempo alla resistenza per organizzarsi.
Per completare il progetto i digital tycoon potranno contare sul presidente, sul Congresso e su di una Corte suprema che ha già smantellato il potere normativo delle agenzie governative, trasferendolo ai tribunali federali – i contorni di un hostile takeover dello stesso governo.
Lo stato minimo è sempre stato un cardine dell’ideologia conservatrice. Quello che si prospetta ora però non è una semplice diminuzione dell’intervento pubblico, ma la razzia del tesoro nazionale da parte di una plutocrazia uscita come non mai allo scoperto come parte politica “militante”.
Gli unici ostacoli verosimili al suo compimento ora, sono la potenziale resistenza dell’establishment di Wall Street e la diffidenza della vecchia guardia Maga. Il dato impressionante rimane la velocità con cui un progetto di portata così epocale, una transizione così repentina ad un’era di capitalismo autoritario, sia passata da cogitazioni esoteriche online all’anticamera della politica ufficiale.
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In una campagna elettorale giocata molto, e spesso anche in modo scomposto, in chiave interna più che europea, Schlein ha avuto il merito di puntare sui temi delle disuguaglianze, della giustizia sociale, dei diritti, dal salario alla sanità all’immigrazione