Stati Uniti, archiviato il caso contro Trump per l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021
Il neo presidente non è perseguibile. Il suo portavoce esulta: “Una grande vittoria per lo stato di diritto”
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Il neo presidente non è perseguibile. Il suo portavoce esulta: “Una grande vittoria per lo stato di diritto”
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Il neo presidente non è perseguibile. Il suo portavoce esulta: “Una grande vittoria per lo stato di diritto”
Di Paolo Mastrolilli – La Repubblica
NEW YORK – Trump ha vinto le elezioni e quindi i processi federali contro di lui si fermano. Non perché sia innocente, ma perché le regole del dipartimento alla Giustizia vietano di incriminare e portare in tribunale il presidente degli Stati Uniti. Infatti il procuratore Jack Smith, chiedendo l’archiviazione dei due casi relativi all’assalto contro il Congresso del 6 gennaio 2021e i documenti segreti trafugati a Mar-a-Lago, lo ha fatto in modo da lasciare aperto uno spiraglio per riprendere in mano le accuse dopo la fine del secondo mandato. Trump però potrebbe proteggersi, una volta tornato alla Casa Bianca, dandosi il perdono da solo. Cosa mai avvenuta prima nella storia americana, come molte altre, da quando Donald calca il palcoscenico della politica.
Smith ha preso due iniziative. Con la prima, ha chiesto alla giudice di Washington Tanya Chutkan di archiviare il procedimento per il 6 gennaio, ma “senza pregiudizio”. Significa che se la corte accetterà la sua domanda, in futuro un procuratore potrebbe riprendere in mano l’incriminazione e andare in giudizio. Smith ha scritto che resta completamente convinto delle accuse, che secondo lui sono serie e provate, e avrebbero dovuto portare al giudizio di Trump. I regolamenti del dipartimento alla Giustizia però vietano di perseguire legalmente i presidenti, e quindi lui è costretto a fermarsi, perché “questa norma non cambio in base alla gravità delle accuse”.
La regola in realtà era stata pensata per proteggere i capi della Casa Bianca da persecuzioni politiche condotte attraverso i tribunali, ma ora secondo Smith viene abusata da un presidente che ha commesso reati seri, ma non verrà giudicato perché ha rivinto le elezioni.
La sentenza della Corte Suprema sull’immunità aveva già dato una certa protezione a Trump, stabilendo che non poteva essere processato per gli atti compiuti nello svolgimento della sua funzione, ma Smith l’aveva aggirata togliendoli dall’incriminazione, e lasciando solo quelli legati al ruolo di candidato e quindi privato cittadino. Ammesso che così sarebbe riuscito a scavalcare l’ostacolo, la rielezione ha chiuso la porta, e se il procuratore non avesse chiesto l’archiviazione, di sicuro l’avrebbe fatto il segretario alla Giustizia.
Un’ora dopo Smith ha chiesto anche l’archiviazione del caso sui documenti segreti trafugati a Mar-a-Lago. Qui la giudice Cannon, nominata da Trump, aveva già annullato il procedimento, sostenendo che il procuratore non era stato nominato legalmente. Quindi era in corso un appello, a cui Smith ha rinunciato.
I provvedimenti però non si applicano ai coimputati, che restano sotto processo, così come agli assalitori del Congresso, che non hanno la protezione del presidente e sono stati giudicati colpevoli di crimini violenti o contro il patrimonio dello stato. Una volta alla Casa Bianca, però, Donald potrà dare il perdono a tutti per i reati federali, chiudendo entrambi i casi. Graziando se stesso, poi, impedirà che vengano riaperti alla fine del mandato.
Il discorso è diverso per i due procedimenti statali a cui è sottoposto, ma fino ad un certo punto. A Manhattan è stato condannato penalmente per frode, nel caso dei soldi alla pornostar Stormy Daniels, ma la sentenza per stabilire la pena è stata sospesa a tempo indeterminato. Potrebbe essere rinviata alla fine del mandato, perché sui procedimenti statali il presidente non ha il potere di grazia. Stesso discorso per l’incriminazione in Georgia, per aver cercato di truccare le elezioni, ma arrivata in giudizio per il conflitto di interesse creato dalla procuratrice Willis assumendo il proprio fidanzato come collaboratore.
Resta il rammarico che il segretario alla Giustizia Garland non si sia mosso abbastanza rapidamente per iniziare le inchieste in tempo utile ad arrivare al verdetto, lasciando così l’ombra sulla Casa Bianca di avere un criminale come inquilino.
Nell’immagine: “The Donald”e il procuratore Jack Smith
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