Vincitori e vinti
Come mai larghe parti di elettorato votano a favore di iniziative non proprio concepite per favorire i loro interessi?
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Come mai larghe parti di elettorato votano a favore di iniziative non proprio concepite per favorire i loro interessi?
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Come mai larghe parti di elettorato votano a favore di iniziative non proprio concepite per favorire i loro interessi?
Come spiegare il fatto che il 45% della popolazione dia il proprio voto a un’iniziativa proposta da un partito populista e di estrema destra o che accetti a larga maggioranza un’iniziativa che va palesemente contro i propri interessi? È possibile che tutto si riduca a una contrapposizione tra destra e sinistra?
Credo che bisogna adottare un’altra chiave di lettura, e quella che mi sembra più pertinente – ma per nulla semplice – è quella tra vincitori e vinti dal punto di vista economico e sociale. Il problema è però che i vinti non sanno di fare parte di questa categoria.
Andiamo per gradi. Chi sono i vincitori? Indiscutibilmente sono i miliardari oligarchi delle nuove tecnologie e i grandi operatori finanziari di Wall Street. Non sono molti: poche centinaia di persone che oltre ad avere grandi ricchezze economiche sono in grado di influenzare e pilotare anche le decisioni politiche. In sintesi i top vincitori sono prevalentemente americani. Questa è gente che decide chi deve essere eletto alle principali cariche politiche, che mandano i loro figli in scuole dove non ci sono le nuove tecnologie, comperano casa in Nuova Zelanda o costruiscono bunker sotterranei dove sarà possibile sopravvivere per anni. I più audaci pensano che potranno andare ad abitare su Marte o sulla Luna. Fino a pochi anni fa i francesi li definivano – con disprezzo – i nouveau riches
Scendendo nella scala abbiamo altri miliardari sparsi in tutto il mondo, che hanno un enorme potere economico, ma non quello politico anche perché sono più interessati ad accumulare fortune. Se esercitano un potere politico lo fanno solo a livello locale come nel caso di Blocher. L’aspetto comune di queste due categorie è che si reputano al di sopra di tutto, anche della legge e delle crisi.
Uno scalino sotto abbiamo i plurimilionari. Spesso hanno in patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti e vivono in mondo tutto loro. Altri invece hanno fatto fortuna grazie alle loro capacità ma non hanno tempo di occuparsi dei “problemi del mondo”.
Poi arrivano i milionari “normali”, che si situano in un limbo particolare: sono totalmente ignorati dai più ricchi e spesso odiati da chi sta sotto proprio perché fondamentalmente vicino ai perdenti veri e propri. In caso di crisi maggiori verrebbero immediatamente scacciati dal “paradiso”.
Poi arrivano i perdenti: diciamo tutti coloro che hanno un patrimonio inferire a 2-3 milioni. In questa categoria – numericamente maggioritaria – sono compresi i benestanti, la classe media, i quasi poveri e i poveri.
Questa categoria dovrebbe essere unita, invece è profondamente divisa secondo uno schema che possiamo definire di ispirazione fascista, ma che è presente da che mondo è mondo. Lo schema è più meno questo. L’operaio o l’impiegato di basso livello pensa di essere superiore al fattorino di Amazon o di quello che ti porta a casa la pizza. Il contadino si crede superiore al bracciante. Il dirigente si reputa superiore all’impiegato. Il direttore considera l’impiegato uno scalino sotto. E via dicendo.
Naturalmente esistono le eccezioni, e sono molte. Molti datori di lavoro apprezzano i loro operai e impiegati, non trattano dall’alto in basso i fattorini o coloro che svolgono le professioni più umili, molti cittadini si attivano, spesso come volontari, per aiutare i meno favoriti, ma non sono la maggioranza.
Il fenomeno attuale non è recente. Jean Baudrillard nel suo saggio del 1978, All’ombra delle maggioranze silenziose, ovvero la morte del sociale aveva già analizzato come il “sociale” inteso come l’insieme delle relazioni umane, sociali e politiche ha smesso di esistere. Già quasi cinquant’anni fa, Baudrilliard, considerava le masse come silenziose, incapaci di reagire. Questa idea deve però essere aggiornata, perché oggi le masse sono influenzabili e incanalabili.
Il neofeudalesimo descrive perfettamente la situazione attuale. È un concetto “socio-economico che descrive la transizione dal capitalismo moderno a un nuovo ordine sociale caratterizzato da disuguaglianze estreme, rendite parassitarie e concentrazione del potere in poche élite. I cittadini, svuotati del proprio potere politico, sono ridotti a una condizione di ‘nuovi servi ‘“ (Internazionale, 20.06.20). Da un punto di vista economico, la descrizione di neofeudalesimo la troviamo nel brillante lavoro di Cédric Durand (Il capitale fantasma), che descrive il controllo delle élite finanziarie e tecnologiche come una forma di “feudalesimo digitale”, dove la proprietà dei dati e degli algoritmi sostituisce la terra come mezzo di sottomissione. Ma forse la descrizione più dettagliata della situazione attuale è quella di Yanis Varoufakis, Tecnofeudalesimo. Cosa ha ucciso il capitalismo, che riportato nel mio ultimo libro (Brevi elementi di economia a difesa della democrazia): “nel tecnofeudalesimo generato dalle Big Tech, che in venti anni hanno accumulato ricchezze enormi nelle mani di poche persone, il profitto – motore della crescita del capitalismo – è stato sostituito dalla rendita di stampo feudale”.
L’idea del controllo delle masse non è evidentemente nuova, ma negli ultimi due decenni più che di controllo si è trattato di una nuova forma di obnubilamento delle menti attraverso strumenti informatici controllati da poche persone, che oltretutto dispongono di un potere enorme, che “rilasciano” informazioni (spesso false) a cascata, incrementando la banalizzazione e la semplificazione estrema di argomenti complessi.
Adottando queste chiavi di lettura, si può capire il perché di alcuni risultati delle urne. Lo straniero diventa un problema invece di una potenziale risorsa. Vederlo come problema è più facile da capire rispetto ad un’analisi strutturata che permetterebbe di trovare delle risposte a un problema complesso, che non si può ignorare. Lo stesso meccanismo è stato al centro del dibattito sulla neutralizzazione fiscale a seguito dell’aumento delle stime immobiliari. Questa iniziativa aveva come scopo di favorire i grandi proprietari immobiliari e non certamente chi dispone della propria casa o di un appartamento, ma la propagando ha semplificato mettendo tutti sullo stesso piano, facendo perdere a Cantone e Comuni diversi milioni di entrate fiscali.
Anche se appare difficile da metabolizzare, il benestante che ha un patrimonio di due o tre milioni è sulla stessa barca del fattorino, anche se il livello di vita è migliore. Ma nella configurazione del contesto internazionale fa parte di quell’ 80% della popolazione che nei prossimi anni si troverà dalla parte dei perdenti. L’unica soluzione sarebbe quella che le due parti in questione inizino a collaborare. Ma evidentemente è pure utopia.
Nell’immagine: sulla stessa barca, ma come?
Come è diventato un indicatore per comprendere le dinamiche economiche e politiche attuali
Per la prima volta in Germania i democristiani di Merz permettono ai fascio-populisti di AfD di essere decisivi in un voto al Bundestag su una norma anti-immigrati. Cade così la “barriera tagliafuoco” contro la destra radicale, che definisce Hitler “un socialista” e chiede l’uscita del paese dall’UE