La morte di una donna salva UBS

La morte di una donna salva UBS

UBS sfugge alla condanna per il caso legato alla mafia bulgara ereditato da Credit Suisse grazie al decesso di un’ex impiegata. Cronistoria di una vicenda dove la morte la fa da padrona


Federico Franchini
Federico Franchini
La morte di una donna salva UBS
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Un giorno d’aprile del 2005 Konstantin Dichliev sta uscendo da un ristorante di Sofia quando una scarica di piombo si abbatte su di lui. Dieci colpi letali.

L’uomo era il braccio destro di Evelin Banev, un ex lottatore professionista divenuto capo di una potente organizzazione criminale bulgara che riciclava milioni di euro in Svizzera.

Il giorno successivo Tatiana* è preoccupata. Dal suo ufficio di Zurigo legge i siti bulgari che accennano al fatto che il morto fosse implicato in un grosso giro di droga. Un giro controllato da Evelin Banev. Tatiana è inquieta perché è lei, bulgara di nascita, che gestisce i conti Credit Suisse di quelli che lei e la banca considerano onesti imprenditori attivi nell’immobiliare. 

È inquieta, Tatiana, ma non fa nulla. In questa storia di soldi e droga, Konstantin Dichliev è il primo ad aprire una macabra danza della morte. Nel 2006, a pochi mesi di distanza, due associati di Banev sono uccisi in Bulgaria. 

Nel 2007 tocca alla stessa mamma Dichiliev, raggiunta da un colpo di pistola in casa, il giorno prima del suo interrogatorio davanti ad un procuratore. Nel 2014, un compratore di coca rumeno che aveva fatto affari con il clan muore avvelenato con del veleno per topi. L’uomo era in realtà un poliziotto sotto copertura. 

Quando, nel febbraio 2022, Tatiana si ritrova a Bellinzona, sui banchi del Tribunale federale, è stanca. L’inchiesta penale, durata quasi quindici anni, l’ha logorata dall’interno. Troppa la pressione, tanti i morti. Non solo tra i bulgari.

Il suo superiore diretto in quegli anni al Credit Suisse è deceduto per malattia già nel 2008. Nel 2016 muore, sempre per malattia, anche la responsabile giuridica della banca che per dieci anni ha trattato il caso. 

Adesso tocca a lei, a Tatiana, essere malata e portare sulle sue fragili spalle, tutta sola, la responsabilità penale di una storiaccia più grande di lei. 

Nel giugno 2022 Tatiana viene condannata per riciclaggio di denaro aggravato. Condannata pure Credit Suisse, la cui carente organizzazione interna aveva di fatto permesso il riciclaggio commesso da Tatiana. Entrambi, la donna e la banca, annunciano ricorso.

Ma in questa vicenda che sembra maledetta si continua a crepare. 

Muore Tatiana, nell’aprile 2023, uccisa da un male divenuto incurabile. Muore Credit Suisse, uccisa dall’avidità di manager ultramilionari tuttora impuniti.

Il dossier è così ereditato da UBS che fa di tutto per archiviare il caso, dato che Credit Suisse ufficialmente non esiste più. Si arriva comunque al processo in appello, apertosi a fine settembre 2024. La sentenza è arrivata in questi giorni. 

I giudici hanno stabilito che la colpevolezza di UBS non può essere valutata “senza violare la presunzione di innocenza della persona defunta”: la banca deve quindi essere assolta. 

La reputazione sua e di tutta la piazza finanziaria svizzera è salva. Grazie a Tatiana e alla sua morte, lunga e silenziosa.

* Tatiana è un nome di fantasia
Nell’immagine: Evelin Banev al momento della sua estradizione in Italia nel 2012

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