Trump-Putin: tanti annunci e pochi risultati. Ma Zelensky tira un sospiro di sollievo

Trump-Putin: tanti annunci e pochi risultati. Ma Zelensky tira un sospiro di sollievo

Donald mette al suo incontro un voto “10 su 10”, ma ad ascoltare le dichiarazioni dei due presidenti dopo le tre ore di colloquio, si direbbe che il risultato pratico è più prossimo allo zero


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Trump-Putin: tanti annunci e pochi risultati. Ma Zelensky tira un sospiro di sollievo
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Di Anna Zafesova, La Stampa

Donald Trump mette al suo incontro con Vladimir Putin un voto «10 su 10», ma ad ascoltare le dichiarazioni dei due presidenti dopo le tre ore di colloquio, si direbbe che il risultato pratico è più prossimo allo zero. Nulla di fatto, nessun «deal» sulla tregua in Ucraina, nemmeno un accordo minore, parziale o laterale, nessuna road map da annunciare, e nemmeno una cena comune delle delegazioni dopo i colloqui allargati, anch’essi cancellati dall’agenda del summit.

Ma zero potrebbe essere un numero che comunque fa tirare un sospiro di sollievo a Volodymyr Zelensky: in questo summit in Alaska, definito «storico» dalla Casa Bianca ancora prima che iniziasse, l’Ucraina rischiava un risultato negativo, con un accordo su qualche «scambio di territori» che, per quanto impossibile da realizzare senza il consenso di Kyiv, avrebbe potuto portare a una crisi senza precedenti.

Invece, l’impressione è che il dittatore russo si fosse presentato all’appuntamento con il presidente americano senza nessun piano B, senza nessuna aspettativa di un qualche progresso verso l’accordo per finire la guerra. Il summit in Alaska è stato paragonato dal politologo russo Aleksandr Morozov a una «messa nera», un rituale che ribalta le regole della diplomazia: invece di lunghi preparativi e intense negoziazioni che precedono l’incontro tra i leader, si scommette sul fatto stesso del faccia a faccia, sperando che produca qualche risultato.

Anzi, l’incontro stesso diventa un risultato, e lo si è visto con la cura che Trump e Putin hanno dedicato alla scenografia, e ai rispettivi piccoli dispetti, come la felpa che inneggia all’Urss del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e i caccia americani che hanno volato sopra la testa dei presidenti proprio nel momento dello sbarco dell’ospite russo.

In assenza di altri contenuti, i commentatori internazionali si sono dedicati al linguaggio del corpo, misurando l’inclinazione con la quale Trump ha tirato verso di sé la mano di Putin, e la prepotenza con la quale lo ha caricato nella sua limousine, nonostante sotto la scaletta dell’aereo stesse aspettando l’Aurus portata appositamente da Mosca.

Per alcune ore, il presidente russo – che ha costruito la sua politica degli ultimi 15 anni su un antiamericanismo quasi ossessivo – è stato ospite di una base militare americana, con la sua sicurezza totalmente affidata in mano al nemico. Un rischio (anche a livello di immagine) che probabilmente ha ritenuto opportuno correre, pur di mostrarsi a fianco di Trump, e poter ripetere in sua presenza che è necessario «risolvere le cause alla radice del conflitto», cioè l’esistenza stessa dell’Ucraina indipendente da Mosca.

Putin non contava su un risultato pratico, il suo obiettivo era quello di instaurare un dialogo con Trump, e di proporsi come suo interlocutore. Per questo ha abbracciato la tesi del presidente repubblicano che con lui l’Ucraina non sarebbe mai stata invasa, e ha insistito sulla scelta dell’Alaska come simbolo del «buon vicinato» tra russi e americani, contrapposto subito alle «interferenze» ostili dell’Europa e dell’Ucraina.

Da questo punto di vista, la missione di Putin si potrebbe dire compiuta: ha rotto l’isolamento diplomatico in cui era stato confinato, e negli occhi di tutto il mondo rimane l’immagine del tappeto rosso che il presidente americano srotola sotto i piedi di un ricercato internazionale accusato di crimini di guerra. Una guerra che intanto continua senza pause.

Nell’immagine: una grande bandiera ucraina viene esibita da manifestanti ad Anchorage dopo che il presidente Trump ha detto di non essere riuscito a raggiungere un accordo con Putin

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