Da mps informazione
Qui di seguito la testimonianza di Elia, un giovane lavoratore delle FFS, per quanto concerne lo smantellamento di FFS Cargo in Ticino
Parlo da ferroviere, perché sono un ferroviere, come lo era il mio bisnonno: le FFS mi danno un tetto sopra la testa, mettono cibo nel mio piatto, permettono alla mia compagna di studiare e a mia figlia di prevedere un futuro. Ho un profondo rispetto per le Ferrovie Federali Svizzere e per ciò che esse rappresentano.
Ed è proprio questo profondo rispetto per le FFS che mi spinge ad attivarmi.
Le FFS sono l’incarnazione della Svizzera, il suo biglietto da visita. Ma la gestione liberista e puramente aziendalista affermatasi da diversi anni non rispetta ciò che le FFS rappresentano.
Il popolo ha fatto una votazione storica con l’iniziativa delle Alpi, e altre tre volte ha votato per realizzare AlpTransit (che non è ancora completo). 23 miliardi di soldi nostri per il trasferimento modale. Per il tunnel ferroviario più lungo al mondo.
E ora si vuole liberalizzare, pezzo per pezzo, il trasporto merci, senza garanzie che la volontà popolare venga rispettata, privatizzando i profitti dopo aver investito miliardi di soldi pubblici.
La Svizzera non può essere questo; le FFS non possono essere questo!
Abbandonare il terminale di Cadenazzo con l’unica motivazione che la Posta “non deve applicare i nostri CCL” non mi pare sia conforme alle pretese delle FFS di essere un’azienda socialmente attenta. Eliminare posti di lavoro qualificati a dozzine non è degno del federalismo che le FFS hanno contribuito a rendere possibile
E in cambio cosa otteniamo?
100’000 camion in più all’anno sulle nostre strade. Se si rispettano le FFS e ciò che esse rappresentano, come si fa a non indignarsi?
Quindi il 29 agosto mi rivolgerò ad Alexander Muhm, da ferroviere a ferroviere.
Quella sera a Mendrisio mi rivolgerò a Vincent Ducrot, da ferroviere a ferroviere.
E dirò: “Guardate dentro di voi e chiedetevi: stiamo rispettando ciò che le FFS rappresentano?”