Il ritorno infelice di Palomar

Il ritorno infelice di Palomar

Lugano città bottega: dopo le verande, i tavolini sui marciapiedi e la merce nelle strade, auto, auto e ancora auto nel "salotto" del centro


Aurelio Sargenti
Aurelio Sargenti
Il ritorno infelice di Palomar
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Palomar, di cui vi parlai nel maggio dello scorso anno, quando venne per la prima volta in visita a Lugano, è un uomo taciturno, uno che riesce a intercettare segnali fuori da ogni codice. È pure una persona gentile, forse troppo, e molto curiosa. Parigino di nascita e di domicilio, ama viaggiare, attratto dalle bellezze paesaggistiche, soprattutto da quelle cittadine. L’Italia è la sua seconda patria. Nonostante i frequenti scioperi, Palomar ama spostarsi in treno.

Essendo la città di Lugano a un tiro di schioppo da Milano, ha voluto ritornarci, nonostante l’impressione non positiva avuta nel maggio del 2024: piazze storiche occupate da piattaforme addobbate con piante mediterranee e ombrelloni generosamente messi a disposizione di chi paga; porticati collettivi privatizzati da intraprendenti esercenti;  e artisti di strada che rallegrano gli astanti con vecchie arie sperdute scacciati in malo modo da solerti gendarmes perché sprovvisti di carte bollate.

Mal lo colse! Reduce da meravigliosi momenti di tardi pomeriggi settembrini  trascorsi nelle splendide piazze di Lucca (Piazza S. Michele e Piazza dell’Anfiteatro), San Gimignano (Piazza della Cisterna), Siena (Piazza del Campo) e Vigevano (Piazza Ducale), credeva, l’ingenuo, di poter fare altrettanto qui, a Lugano, che pure ha un paio di belle piazze.

C’est pas vrai! Cosa vede il nostro povero amico? Auto, auto e ancora auto: 165 per la precisione,  dicono con sconfinato orgoglio gli organizzatori. Le stesse autovetture, che giornalmente ingombrano e soffocano le strade di scorrimento e di quartiere, in questo fine settimana ancora estivo congestionano le vie pedonali e le piazze della perla del Ceresio. Fossero auto d’epoca, pensa lo sconfortato Palomar, avrebbe forse un senso perché potrebbero ricordargli la sua spensierata e meno trafficata adolescenza; ma macchine che si vedono su tutte le strade ogni giorno, proprio no, no di certo. Quelle horreur!

Le piazze sono e devono rimanere luoghi di incontro, di scambio e di divertimento per eccellenza ed esteticamente belle e sicure. Vanno bene gli artisti di strada ( i busker ), che offrono spettacoli di intrattenimento e possono ricevere offerte libere dal pubblico; vanno bene i mercati, dove tutti possono comperare qualcosa, ma le auto no.

«Scusi: mi vende quella volvo? Quella là, color rosso fuoco».
– Bella scelta. Appena sfornata. Sacchetto? –
«No, grazie, ho la sportina».

Sconfortato di fronte a questa mercificazione del suolo pubblico (a quando un’esposizione di indumenti o scarpe?), il turista colto Palomar si avvia zigzagando tra le lamiere per raggiungere l’albergo, dove potrà consolarsi guardando sul suo iPhone le belle foto scattate in Italia, paese che avrà molti difetti, ma forse meno politici bottegai e più attenti alla storia e alla bellezza.

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