Affaristi trumpiani alla carica per prendersi i resti di Cuba
SINDROME CUBANA All’Onu Trump parla di «stato fallito» ma i suoi compari di business preparano l’invasione
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SINDROME CUBANA All’Onu Trump parla di «stato fallito» ma i suoi compari di business preparano l’invasione
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SINDROME CUBANA All’Onu Trump parla di «stato fallito» ma i suoi compari di business preparano l’invasione
Di Roberto Livi, il manifesto
Mentre dalla tribuna dell’Onu Trump ha rivolto contro Cuba le solite minacce condite da menzogne, suoi accoliti e famigliari già si contendono i beni più preziosi dell’isola in previsione del take over del tycoon.
Martedì, all’Assemblea generale dell’Onu, il presidente degli Usa ha ripetuto che Cuba «è uno stato fallito» e «nemico degli Stati Uniti», e che la sua amministrazione è impegnata a provocare «un cambio fondamentale della situazione in Cuba». Dichiarazioni che hanno provocato l’abbandono della sala da parte della delegazione cubana, presieduta dal ministro degli esteri, Bruno Rodríguez. Il quale ha commentato che «il governo degli Usa è incapace di accettare che Cuba è, ed ha il diritto di essere, un paese pienamente indipendente e sovrano».
Dietro i roboanti annunci di difesa della democrazia made in Usa, già avanzano le speculazioni di chi manovra la finanza, specie dell’entourage del presidente Trump. È quanto ha rivelato un’inchiesta di The Guardian.
IL PIÙ IMPORTANTE affare riguarda il nichel (Cuba ha circa il 20% delle riserve mondiali) e il cobalto. L’impresa che da trent’anni era associata a Cuba per l’estrazione dei metalli, la canadese Sherrit International (che poi li processava in Canada), è stata costretta a ritirarsi e causa delle sanzioni extraterritoriali contro Cuba previste dall’Ordine esecutivo presidenziale 14404, emanato da Trump lo scorso 1° maggio. In grave difficoltà, l’impresa canadese è stata costretta a cedere le sue attività nell’isola, attività che già sono contese da due imprenditori dell’inner circle di Trump.
IL PRIMO a farsi avanti è stato Ray Washburne, ex consigliere del tycoon e vicepresidente del Comitato per la vittoria di Trump nelle presidenziali del 2016. La sua società, Gillon Capital Llc, ha ottenuto – con la promessa del beneplacido del Tesoro degli Usa – un’opzione per l’acquisizione del 55% delle azioni della Sherrit. Quando la prospettiva di uno strangolamento dell’isola è diventata più concreta è entrato in lizza un altro miliardario finanziatore del Partito repubblicano, il petroliere texano Albert Huddleston. Il quale ha dichiarato di essere pronto a pagare in contanti (0,12 dollari canadesi per azione) per impossessarsi della attività della Sherrit nell’isola.
SEMPRE SOTTO la minaccia di sanzioni anche la società australiana, Antilles Gold Ltd, da anni impegnata in rilevamenti di giacimenti auriferi nell’isola, ha ottenuto il via libera per negoziare la cessione delle quote di una miniera di rame e oro nel centro di Cuba con il fondo neworchese Global Emerging Markets.
PIÙ DIRETTE sono le mire della famiglia Trump nel settore turistico dell’isola caraibica, che vive una fase di riassetto strategico a causa della “fuga” da Cuba di grandi gruppi come gli spagnoli Melía e Iberostar, la canadese Blue Diamond e l’indonesiana Archipelago International. Secondo il Guardian, dirigenti storici della Trump Organisation, operativi con la Dominari Holdings, sarebbero tornati a interessarsi per una presenza in Cuba. Fonti citate dal giornale inglese confermano incontri riservati degli americani con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, il nipote di Raúl Castro meglio conosciuto come “el cangrejo”, per trattare la gestione di complessi alberghieri di élite o l’affidamento di prestigiosi cayos, gli splendidi (e certo remunerativi) isolotti caraibici.
L’IMPATTO delle sanzioni (circa 200 negli ultimi mesi) contro Cuba genera opportunità e affari milionari anche a chi gestisce le rotte dei rifornimenti all’isola. Le due compagnie che hanno il monopolio del trasporto e commercializzazione dei containers, la francese Cma Cgm e la tedesca Hapag-Lloyd, hanno sospeso (la seconda) e limitato (a contenitori di medicinali, la prima) il trasporto di containers a Cuba. Compagnie di spedizione della Florida (vicine a «ambienti politici conservatori») si incaricano di trasportare a Cuba con navi di piccolo cabotaggio (ma grandi prezzi) le mercanzie dei containers delle compagnie francese e tedesca fermi in porti dei Caraibi.
Persino le questioni legali di consulenza per districarsi nelle maglie delle nuove sanzioni di Trump vanno a beneficio di società nordamericane come la società di consulenza Continental Strategy, anche questa gestita da personaggi collegati direttamente con la prima amministrazione presidenziale di Trump.
E C’È SPAZIO anche per il pastore evangelico Frankiln Graham, quello che difese Trump quando si raffigurò come Gesù: la sua agenzia di assistenza, la Samaritan’s Purse di Boone, North Carolina, si è aggiudicata 40 milioni di dollari di contratti federali per «distribuire aiuti umanitari a Cuba». Quando Cuba cederà, forse, perché per ora non si è visto nulla
Nell’immagine: le sedie lasciate vuote dalla delegazione cubana durante il discorso di Donald Trump all’Assemblea generale dell’Onu
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