Gli overstayed visas e la nuova strategia di Trump per arrestare duemila migranti al giorno
Gli agenti dell'ice in borghese arrestano ai gate le persone in attesa di un nuovo status migratorio e coniugi di cittadini statunitensi
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Gli agenti dell'ice in borghese arrestano ai gate le persone in attesa di un nuovo status migratorio e coniugi di cittadini statunitensi
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Gli agenti dell'ice in borghese arrestano ai gate le persone in attesa di un nuovo status migratorio e coniugi di cittadini statunitensi
Di Iacopo Luzi, La Stampa
WASHINGTON. L’amministrazione Trump non si ferma con la sua campagna di deportazione di massa e, nelle ultime settimane, ha iniziato anche ad arrestare stranieri con visti scaduti mentre transitano negli aeroporti, inclusi i coniugi di cittadini americani. Una categoria d’immigrati che conta centinaia di migliaia di individui che vivono negli Usa, talvolta anche con permessi di lavoro. È una nuova strategia che amplia le categorie prese di mira, mentre in passato chi restava negli Stati Uniti, nonostante avesse un visto scaduto – spesso in attesa di cambiare il proprio status legale – veniva solitamente lasciato in pace.
Sono numerosi gli episodi di agenti dell’immigrazione in borghese che hanno prelevato i soggetti interessati presso i banchi del check-in e ai gate di arrivo, operando in almeno 15 aeroporti. Alcuni arresti sono avvenuti in modo discreto, mentre altri si sono svolti sotto gli occhi di passeggeri indignati che hanno ripreso le scene. I recenti arresti sembrano rappresentare un’estensione della collaborazione tra la Transportation Security Administration (TSA) – l’ente che gestisce la sicurezza negli aeroporti statunitensi – e l’Immigration and Customs Enforcement (ICE).
Non è una novità il fenomeno degli “overstayed visas”: ogni anno, centinaia di migliaia di immigrati e visitatori rimangono nel Paese oltre la scadenza del proprio visto. Tuttavia, molte di queste persone si trovano spesso in una zona grigia dal punto di vista legale: in attesa del rinnovo del visto o della carta di soggiorno permanente – la famosa green card – e già in possesso di un permesso di lavoro. In passato, tali individui non erano considerati prioritari per l’espulsione, a meno che non avessero commesso reati, e venivano raramente trattenuti in custodia cautelare in attesa del rinnovo o della green card. La situazione è tuttavia cambiata sotto la presidenza Trump: l’amministrazione ha avviato una campagna di espulsioni di massa e considera illegale qualsiasi permanenza oltre la scadenza del visto.
Di fatto, questi arresti avvengono in un periodo in cui la Casa Bianca ha sollecitato l’ICE a intensificare le operazioni di arresto in tutto il Paese e il nuovo Segretario per la Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, ha promesso di «alzare la pressione nelle strade». A tal fine, l’amministrazione ha fissato l’obiettivo di 2.000 arresti al giorno legati all’immigrazione, una cifra che raddoppia, all’incirca, i ritmi registrati all’inizio del 2026. «Questa amministrazione sta lavorando assiduamente per garantire che gli stranieri presenti illegalmente nel nostro Paese non possano più volare, a meno che non si tratti di voli in uscita dal Paese per un rimpatrio volontario», ha dichiarato un portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna. I soggetti colpiti sono i più disparati: un ingegnere in attesa del rinnovo del visto di lavoro, diverse persone sposate con cittadini statunitensi, ex au pair.
La collaborazione tra la TSA e l’ICE è iniziata nel maggio 2025, quando l’agenzia per la sicurezza aeroportuale ha cominciato a condividere informazioni con l’agenzia per l’immigrazione a fini di applicazione della legge: l’ICE fornisce all’agenzia aeroportuale i nomi di individui soggetti a provvedimenti di espulsione; quest’ultima li verifica nei propri database e segnala all’ICE eventuali riscontri, ai fini di un possibile arresto. Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alle prassi precedenti, in cui il governo federale evitava di coinvolgere la TSA nelle attività di controllo dell’immigrazione per timore di interferire con i viaggi domestici delle persone.
Vari avvocati, inoltre, hanno detto che la campagna sembra ormai estendersi oltre le persone colpite da un ordine definitivo di espulsione. Diego Ferreyra, avvocato d’immigrazione in Virginia, spiega a La Stampacome il fenomeno sia senza precedenti: «Non avevo mai visto una campagna così estrema. Nessuno è al sicuro». «Oggi come oggi, con questa amministrazione, è meglio evitare qualsiasi viaggio se si è in una fase di cambio di status, specie i viaggi in aereo», dice l’avvocato. Un tempo bastava un documento per spostarsi senza problemi negli Usa, secondo Ferreyra, ora non più.
In tutto ciò, gli arresti in aeroporto si inseriscono in un contesto in cui l’ICE ha drasticamente intensificato le operazioni di controllo a livello nazionale. I dati del Dipartimento per la Sicurezza Interna mostrano che l’agenzia ha arrestato 43.138 persone a giugno, il dato mensile più alto da quando Trump è tornato in carica, con oltre 65.700 persone in detenzione a metà luglio. Il responsabile della Casa Bianca per le questioni d’immigrazione, lo zar Tom Homan, ha affermato che l’amministrazione punta a mantenere questo elevato ritmo di arresti. L’espansione si inserisce inoltre in una più ampia strategia volta ad ampliare i luoghi in cui vengono effettuati i controlli sull’immigrazione. All’inizio di questo mese, l’ICE ha difeso gli arresti effettuati nei tribunali per l’immigrazione di New York –nonostante alcune sentenze delle corti federali che limitano tale pratica – sostenendo che i tribunali possono essere i luoghi più sicuri per arrestare determinate persone.
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