È stata una bomba a orologeria, congegnata per farla esplodere una manciata di giorni prima dell’Assemblea della Lega che si terrà il 31 luglio e che verosimilmente in quel giorno avrebbe dovuto prendere atto della disponibilità del consigliere di stato Claudio Zali a ricandidarsi e della decisione dell’UDC di correre da sola nella prossima elezione cantonale (aprile 2027).
“Avrebbe”, appunto. Ma ora tutto è cambiato. Non è un mistero che parte della Lega “che conta” (per esempio il settimanale «Il Mattino della Domenica», che non è l’organo del movimento politico, ma solo il suo portavoce) voleva Zali fuori dalla lista per l’elezione del Consiglio di Stato («Il Mattino» avrebbe scritto foeura di ball ), sapendo che Claudio (come lo chiamano gli amici che ancora gli restano fedeli) era l’unico motivo che avrebbe messo fine al matrimonio utilitaristico Lega-UDC. Come in effetti è successo.
Adesso però che la bomba è esplosa tutto cambia: spazzato via Zali (mi scuso per la crudeltà delle espressioni, ma il vocabolario leghista mi sovrasta) si può tornare a ragionare (verbo impegnativo) sulla lista unica Lega-UDC per l’elezione del futuro Consiglio di Stato di questo malconcio paese. E sono certo che la maggioranza dell’Assemblea leghista sarà felice di ragionare per poter di nuovo riabbracciare i cugini uddicì.
Ormai lo sanno anche i passerotti di Piazza della Riforma e i loro pennuti cugini di Piazza della Foca, che la regia di questo triste carnevale è nelle mani di chi più di tutti se la ride, cioè nelle mani di esponenti (per ora ignoti, come ignota rimane la voce della donna che chiedeva consigli a Claudio) della ‘destra destra’: UDC e parte della Lega. Fate voi.
Questo gioco di cercare subdolamente degli scheletri negli armadi dei cosiddetti potenti per fini puramente partitici è certamente esecrabile, ma questa volta ha sortito almeno un risultato “positivo” per chi ancora ha la forza di indignarsi: quello di portare alla luce tre episodi affatto inaccettabili, soprattutto se il protagonista è un ministro ed ex giudice. Ce lo dirà la magistratura.
Da ieri Claudio Zali è un ministro dimezzato per aver deglutito l’auspicio dei colleghi, ma che a tutt’oggi rimane il Presidente del nostro Consiglio di Stato, cioè di tutti noi, anche perché gli altri quattro non hanno preteso (sarebbe stato troppo ?) le sue dimissioni.
E torno a chiedermi: ma in che Paese viviamo?