Torna a casa Zali
Le intercettazioni telefoniche e gli atteggiamenti del presidente del Consiglio non lasciano altre scelte: all’interessato e al governo cantonale
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Le intercettazioni telefoniche e gli atteggiamenti del presidente del Consiglio non lasciano altre scelte: all’interessato e al governo cantonale
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Le intercettazioni telefoniche e gli atteggiamenti del presidente del Consiglio non lasciano altre scelte: all’interessato e al governo cantonale
Zeta come Zali, zeta come Zombie. Zali è un morto che cammina, l’abisso è lì a due passi. Tutte le donne ticinesi, tutti gli uomini vigili, lucidi e orientati sono d’accordo: quanto è venuto alla luce sul presidente del Consiglio di Stato conferma che non può più mantenere le sue cariche. Botte all’amica dell’amica, date e consigliate, riferimento mafioso agli amici picchiatori di Milano, poi l’inchiesta sui favori al quattordicenne, indagine penale in corso, e la telefonata arrogante all’Ente ospedaliero per far assumere l’amica (sic) che poi l’ha massacrato. Qui ha anche tentato di imporre il licenziamento di un’altra lavoratrice, frontaliera.
Non è fortunato con le donne, per fortuna, perché è l’amica che ha permesso di far emergere lo scandalo, il suo machismo, la sua arroganza e, basta rileggere Carlo Cipolla, la sua stupidità.
A questo punto, se questo paese non è diventato una repubblica delle banane, Zali deve andarsene. Lo può fare da solo, come insegnano i tagliatori di teste delle migliori aziende del mondo, oppure il Consiglio di Stato, il Parlamento e il popolo devono spingerlo nell’abisso.
Cosa fa il Governo? Poco o niente come sempre, ma ha l’attenuante di essere in vacanza. Infatti, i suoi colleghi di governo dichiarano che Zali ha rinunciato a gestire magistratura e polizia temporaneamente: ma ci prendono tutti per i fondelli?
Marina Carobbio, vice presidente del CdS, intervistata alla radio RSI si arrampica sui vetri. Spende molte parole per criticare la violenza sulle donne ma non riesce a mettere a fuoco il problema politico: ma da quanto avete sentito, cosa pensate di Zali? Vuoto spinto, complimenti all’intervistatrice che sottolinea anche il fatto che Carobbio, da donna, dovrebbe essere più scandalizzata dalle parole di Zali: “riempila di botte, io l’ho pestata”.
La politica adagio adagio si sveglia. Va dato atto ai tre presidenti dei partiti maggiori, Speziali Dadò e Sirica, di aver denunciato lo scandalo. Ora, la sinistra chiede le dimissioni di Zali, il verde Buzzi dice bene: “La violenza sulle donne è incompatibile con il Consiglio di Stato”. Liberali e centro chiedono la sospensione di Zali dal governo e semmai dimissioni.
Il Ticino ha il suo bello scandalo estivo. Possiamo scommettere sui tempi della soluzione. Zali dovrà andarsene, non sembra esserci modo perché si salvi. Il subentrante sarà l’UDC Marchesi. La destra, sotto sotto, potrà festeggiare, perché in questo modo, verosimilmente, salverà le due cadreghe in Governo. Accanto all’immarcescibile Gobbi, prenderà posto il presidente dell’UDC. Uno scandalo che produce una frittata politica.
Un Consiglio di Stato che non interviene severamente nei confronti di un suo membro istigatore di violenza non è degno. Andrebbe rimosso, basterebbero 15 mila firme da raccogliere in sessanta giorni. Ormai è tardi, il prossimo aprile ci saranno le elezioni e la Repubblica avrà un nuovo governo. Nuovo?
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