Distribuire la terra, un impegno prioritario ma irrealizzato
in Sudafrica i primi screzi nel governo di unità nazionale su un problema vitale per la riconciliazione del paese
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in Sudafrica i primi screzi nel governo di unità nazionale su un problema vitale per la riconciliazione del paese
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• – Redazione
in Sudafrica i primi screzi nel governo di unità nazionale su un problema vitale per la riconciliazione del paese
Dalla nostra corrispondente dal Sudafrica
La riforma agraria proposta e firmata in legge dal Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa sta creando qualche problema ai membri del Governo di Unità Nazionale (GNU). Non tutti sono d’accordo, e troppi importanti interrogativi rimangono senza risposta.
Di che cosa si tratta? Il Presidente Ramaphosa ha proposto, tra altri, un emendamento alla Costituzione che prevede l’esproprio, in alcuni casi senza indennizzo, dei terreni di proprietà di coltivatori bianchi per redistribuirla ai più poveri agricoltori neri.
Dal 1996, anno in cui il Sudafrica inseriva nella Costituzione il diritto equo a un accesso alla terra per tutti nel paese, solo il 25% dei terreni è stato redistribuito rispetto all’obiettivo del 30% che l’African National Congress (il partito di Mandela) aveva stabilito. Il governo di Pretoria ha comunque chiarito che gli espropri senza compensazione saranno solo uno dei meccanismi a disposizione dello Stato per fare progredire il processo di riforma, e che toccherà solo un gruppo di proprietà, vale a dire quelle abbandonate o detenute per scopi speculativi. Sono escluse tutte le proprietà private non agricole.
Finora, i governi che si sono succeduti hanno deciso di non avvalersi di questo potere, preferendo limitarsi alla soluzione negoziata con il proprietario, basandosi su logiche di mercato, che però hanno reso questo processo lento e oneroso per lo Stato (si parla di compensazioni nell’ordine di 22 miliardi di Rand, circa 1,1 miliardi di franchi).
Oltre agli alti costi, ciò che preoccupa molto i partiti dell’opposizione, come il Democratic Alliance (che fa parte del GNU), è la mancanza di chiarezza su chi e come verranno prese le decisioni riguardanti la distribuzione e la compensazione.
Per contro, secondo varie organizzazioni della società civile per il diritto alla terra, una riforma agraria efficace potrebbe rafforzare piccoli agricoltori e migliorare il livello di sicurezza alimentare per i più vulnerabili. Da notare che 34 mila grandi agricoltori bianchi possiedono la gran parte delle terre più produttive del Sudafrica. Il settore agricolo contribuisce al 12% del PIL del Paese.
Quindi il paese è diviso fra una questione di etica morale per i più poveri e la troppo poca chiarezza sui criteri di come e a chi verrà concesso un beneficio fondiario. Purtroppo, il pericolo di corruzione da parte dei partiti, in corsa per le elezioni regionali dell’anno prossimo, e le negative esperienze fatte in passato, concedendo terra coltivabile a contadini con poca o nessuna esperienza nel settore agricolo produttivo, non permettono un eccessivo ottimismo. I casi di totale fallimento di progetti sono tanti e preoccupanti. Coltivare la terra è un impegno che richiede una preparazione solida, e notevole competenza. Troppe le esperienze miseramente fallite come accadde, per fare solo un esempio, un paio di anni fa agli eredi delle vittime del massacro di Marikana, dove una fattoria modello per il pollame interamente finanziata dal governo venne letteralmente saccheggiata e dilapidata a danno dei beneficiari, per poi usare mattoni e altro materiale edile per risanare alcune abitazioni.
Una dimostrazione di come sia complesso far fronte a problemi di questa natura in un paese alle strette con inflazione e disoccupazione a livelli sempre più alti.
Ne sapremo di più giovedì prossimo, quando il presidente Ramaphosa terrà l’annuale discorso sullo stato della nazione. Certamente verrà affrontata anche il problema della terra, che sta mettendo sotto forte pressione il Governo di Unità Nazionale.
Nell’immagine: contadine sudafricane
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