Lunga vita ai Brics?
Il grave errore occidentale di sottovalutare il peso paesi che si sono alleati e che rappresentano dal 40 al 48% della popolazione mondiale e dal 36 al 41% del PIL internazionale
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Il grave errore occidentale di sottovalutare il peso paesi che si sono alleati e che rappresentano dal 40 al 48% della popolazione mondiale e dal 36 al 41% del PIL internazionale
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Il grave errore occidentale di sottovalutare il peso paesi che si sono alleati e che rappresentano dal 40 al 48% della popolazione mondiale e dal 36 al 41% del PIL internazionale
Il summit dei Brics a New Delhi è stato visto come marginale rispetto all’Occidente, al G7 o al G20. Un errore di valutazione enorme, tipico di una visione occidentalista. I paesi che aderiscono al Brics rappresentano circa il 41-48% della popolazione mondiale e il 36-41% del Pil mondiale calcolato secondo la parità di potere d’acquisto. Attualmente il gruppo è composto da 11 paesi membri (Brasile, Cina, Egitto, Etiopia, India, Indonesia, Iran, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa e Emirati Arabi) e 10 paesi partner quali Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakhstan, Malaysia, Nigeria, Tailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam. Dal punto di vista occidentale queste nazioni potrebbero non destare grandi preoccupazioni. Ma è veramente così?
Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un piccolo passo indietro. L’ascesa del prezzo dei titoli pubblici Usa – i cosiddetti Treasury – sarebbe un segnale importante per l’economia mondiale perché sono il punto di riferimento. Il loro costo (tasso di interesse), stabilito dagli acquirenti del debito americano, ha deciso per decenni il costo del denaro nel resto del mondo, per gli stati, per le imprese e per le famiglie. Siccome il mondo non è più globalizzato come lo era solo pochi anni – e questo per volere del presidente Usa –, una buona parte del resto del mondo e dei grandi fondi d’investimento è rimasto indifferente limitandosi semplicemente a non acquistare Treasury e se possibile cercare di liberarsene.
Altro esempio. L’Fmi – tempio dell’ortodossia economia – nel 2022 predisse che l’economia Russa sarebbe crollata di 8,5 punti: nella realtà registrò una contrazione di un punto percentuale e l’anno seguente il suo Pil registrò un aumento superiore a quello europeo. Come mai uno sbaglio così macroscopico? Perché le analisi Fmi erano basate sul fatto che la Russia dipendesse dall’Occidente mentre in realtà i suoi scambi commerciali erano indirizzati verso i Brics, in particolare Cina, India, Iran.
Ma l’elemento centrale è che i paesi Brics sono diventati la fabbrica del mondo, mentre all’occidente è rimasto un effimero potere finanziario. Vediamo più in dettaglio.
Beni energetici: controllano oltre il 43% della produzione mondiale di petrolio. I massimi produttori sono Arabia Saudita, Russia e Emirati Arabi Uniti (e Iran, sulla carta). Detengono oltre il 35% della produzione globale di gas naturale e più della metà delle riserve mondiali, trainati principalmente da Russia e Iran.
Beni industriali e alta tecnologia. La manifattura e la tecnologia – elettronica e smartphone – sono i pilastri della crescita asiatica. La Cina è il leader assoluto e il primo produttore mondiale di cellulari, computer e circuiti integrati. Sempre la Cina domina la produzione globale di pannelli solari, batterie al litio e veicoli elettrici ed è leader mondiale nella transizione green. Cina, India e Brasile nel mercato globale detengono un’elevata quota della produzione di macchinari e acciaio, mentre l’India è il principale produttore e fornitore mondiale di farmaci generici e principi attivi.
Agroalimentare: Il Brasile è il primo produttore e fornitore mondiale di soia. Per grano e cereali, la Russia (primo esportatore globale di grano) e la Cina guidano il settore. L’India e la Cina producono più della metà del riso mondiale, mentre Brasile e Etiopia sono grandi esportatori di caffè e zucchero.
La base industriale globale dipende pesantemente dalle attività estrattive dei paesi Brics. Sud Africa e Russia sono tra i massimi estrattori mondiali di oro e diamanti. Il Brasile è un gigante nell’estrazione di ferro, mentre la Cina controlla la produzione e la raffinazione dei metalli industriali, le cosiddette terre rare, essenziali per microchip e tecnologia militare, in un regime di quasi monopolio.
Immaginare di ignorarli o, peggio ancora, contrastarli sarebbe un suicidio economico. Certo molti di questi paesi peccano abbondantemente di democrazia, ma dare lezioni in questo senso non sembra particolarmente opportuno. Basti pensare alla democrazia del paese capofila degli Occidentali, dove Trump sta cercando in tutti i modi di manipolare le votazioni di metà mandato (e oltre) magari utilizzando la sua tanto amata IA. Nonostante i Brics non siano un blocco omogeneo a fra loro possono esistere profonde divergenze storiche – Cina e India o Iran e Arabia Saudita –, si siedono allo stesso tavolo e discutono; questo mentre in Occidente amici storici – Usa e Canada, Usa e Eu – si fanno la guerra, per ora economica.
Il prossimo il summit, nel 2027, si terrà in Cina. E’ altamente probabile che verrà creata una banca centrale dei paesi Brics e verosimilmente una moneta comune. A quel punto il potere economico si traferirà altrove, anche se saranno necessari ancora diversi anni. Ma è invitabile e sarebbe opportuno iniziare a conviverci.
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