Mercosur: la sfida per il settore agricolo
L'Europa cerca spazi commerciali nell'America del Sud, ma sono necessari cambiamenti delle politiche ambientali, con il passaggio dall’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti all’agroecologia
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L'Europa cerca spazi commerciali nell'America del Sud, ma sono necessari cambiamenti delle politiche ambientali, con il passaggio dall’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti all’agroecologia
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L'Europa cerca spazi commerciali nell'America del Sud, ma sono necessari cambiamenti delle politiche ambientali, con il passaggio dall’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti all’agroecologia
Negli ultimi anni abbiamo sovente visto gli agricoltori scendere in strada con i loro trattori per protestare contro le condizioni di lavoro con le quali sono confrontati. Ed è verosimile che lo faranno anche nel prossimo futuro quando verranno introdotti gli accordi di libero scambio come quelli con il Mercosur. Sono manifestazioni inevitabili perché il pericolo di una concorrenza sleale è altamente probabile. Tuttavia la soluzione non la si troverà nelle proteste ma altrove: è fondamentale cambiare modello per diversi motivi.
Nel secondo dopoguerra, caratterizzato da una forte crescita economica, si adottò un compromesso basato sulla ripartizione dei benefici ottenuti tramite la modernizzazione produttiva. Il modello permetteva di soddisfare contemporaneamente gli interessi degli industriali, il miglioramento delle condizioni di vita degli operai e la creazione di una copertura sociale estesa. L’obiettivo dell’autosufficienza alimentare fu assicurato da una sostanziale progressione del livello di vita degli agricoltori. In sintesi: una corretta distribuzione dei guadagni di produttività tra tutti gli attori economici.
A partire da fine anni ’80 il modello cambiò, con l’apertura internazionale e la deregolamentazione che accrebbero la concorrenza. L’agricoltura entrò nell’economia di mercato e si inserì nel movimento di deistituzionalizzazione. I governi persero la loro capacità di intermediazione e non furono più in grado di gestire la crisi. In Svizzera questo cambiamento si materializzò nel passaggio dal partito agrario (a difesa dell’agricoltore) all’Unione democratica di centro (a difesa del capitale).
Con il cambiamento di modello, l’alimentazione divenne un fattore di aggiustamento dei salari: la qualità del cibo decrebbe in parallelo con i salari e portò a un’agricoltura intensiva alla ricerca di bassi costi di produzione che, a sua volta, condusse a un aumento esponenziale nell’utilizzo di pesticidi ed energia. In parallelo la grande produzione, che godeva di una posizione quasi monopolistica, esercitò una forte pressione sui prezzi e di conseguenza sui margini di profitto degli agricoltori. Questo modello generò una crisi ecologica e sanitaria. Non solo: l’uso intensivo dei pesticidi e dei fertilizzanti ridusse la produttività agricola a medio e lungo termine.
La soluzione identificata oggi dagli esperti è l’agroecologia, che sarebbe ben vista anche dai consumatori. Transizione che però deve essere pensata come cambiamento globale. A livello europeo si sta lavorando in questa direzione con un obiettivo per il 2050. Gli esperti concordano che l’agroecologia è possibile sia tecnicamente che economicamente a condizione di attuare i necessari cambiamenti strutturali.
Il primo cambiamento è nell’utilizzo della superficie agricola, diversificando l’utilizzo sia delle coltivazioni vegetali che di quelle animali, con una rotazione programmata che permetterebbe di accrescere il rendimento ma anche di ridurre i costi di produzione grazie a un utilizzo minimo di pesticidi e fertilizzanti. Inoltre, per ridurre i costi sanitari dovuti a una cattiva alimentazione e a un eccessivo consumo di carne, sarà necessario aumentare la produzione di leguminose – dal 5% attuale al 25% – mentre la produzione di cereali dovrebbe diminuire di un 10%. Un esempio svizzero in questa direzione è la recente presentazione da parte di Agroscope di 7 nuovi vitigni resistenti alle principali malattie (dalla peronospora e all’oidio).
Il passaggio all’agroecologia comporterà tuttavia dei problemi. Il primo è che i prodotti costeranno di più anche consumando di meno. Tuttavia, negli ultimi decenni il costo dell’alimentazione sul budget familiare. L’incidenza della spesa alimentare sul budget delle famiglie è diminuita significativamente e quindi un aumento con contropartita una migliore alimentazione dovrebbe essere assorbibile. A livello macroeconomico, i minori costi sanitari e dei pesticidi comporterebbero risparmi che potrebbero essere investiti nella transazione e nell’aiuto ai nuclei familiari con un reddito molto basso.
Anche la remunerazione degli agricoltori dovrebbe migliorare a seguito dell’aumento dei prezzi ma anche grazie a nuovi sistemi di remunerazione (sussidi) non più in base alla superficie ma alla qualità del prodotto. Reddito agricolo che potrebbe essere integrato con lo sviluppo di un aumento diffuso della produzione di elettricità fotovoltaica, eolica (dove possibile) e di biogas.
In conclusione, quindi, se gli agricoltori sono legittimamente preoccupati per la concorrenza estera a seguito degli accordi di libero scambio, la soluzione non può essere che una trasformazione sostanziale del modello intensivo degli ultimi decenni, cambiamento che dovrebbe essere alla base di qualsiasi discussione anche con i paesi extraeuropei durante le trattative dei nuovi accordi.
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