Pensieri satanici
Non possiamo non chiederci come mai proprio degli ebrei intraprendano una campagna di persecuzione e morte, e se sia paragonabile a quella della Shoah - Di Martino Rossi
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Non possiamo non chiederci come mai proprio degli ebrei intraprendano una campagna di persecuzione e morte, e se sia paragonabile a quella della Shoah - Di Martino Rossi
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Non possiamo non chiederci come mai proprio degli ebrei intraprendano una campagna di persecuzione e morte, e se sia paragonabile a quella della Shoah - Di Martino Rossi
Non avremmo mai voluto porci questa domanda. Ma dopo due anni di sofferenze atroci inflitte dall’esercito di Israele a Gaza non possiamo evitare di chiederci come mai proprio degli ebrei, 80 anni dopo la liberazione di Auschwitz, intraprendano una campagna di persecuzione e morte tale da chiederci se sia paragonabile a quella di allora.
Una simile domanda inquietante appare come un “pensiero satanico” che emerge senza volerlo dalle tenebre dell’orrore, così come i celebri “versetti satanici” del Corano si imposero a Maometto senza che lui li volesse.
Un orrore che si sperava cessasse con la tregua, ma che invece continua. Lo racconta per esempio una responsabile di “Médecins sans frontières” appena rientrata da Gaza (Le Temps, 22.11.25). Inizia con la disperazione dei palestinesi che domandano: “È il genocidio meglio documentato della storia. Come è possibile che il mondo ci guardi morire senza fare nulla?” “È avvenuto – ha già risposto Primo Levi, il più noto dei sopravvissuti di Auschwitz – e quindi può succedere di nuovo”. La testimone racconta poi delle molte morti, oltre a quelle con le armi, dovute alle privazioni “sistematiche e deliberate” dell’accesso all’acqua, al cibo, a un riparo, alle cure. Menziona i decessi dei malati di tumori che non possono essere operati e dei diabetici privi di cure, ma anche dei bambini uccisi da bombe che esplodono ancora. Ricorda che, per avere acqua pulita, a Gaza la si prende dal mare e la si desalinizza, ma Israele lo impedisce non lasciando entrare le attrezzature e il carburante per farlo. Aggiunge che le falde freatiche esistenti sono zeppe di feci perché “Israele impedisce l’entrata a Gaza di latrine e le migliaia di famiglie rifugiate nelle tende non hanno altra scelta che scavare buchi e farci i loro bisogni”. “A Gaza oggi vi sono ovunque fogne aperte. L’odore è terribile (…) L’inferno, non ho altre parole”. Ricordiamoci che tutto, proprio tutto è stato distrutto a Gaza. Conclude raccontando un episodio agghiacciante: una donna era sdraiata in mezzo a una strada; sembrava morta ma respirava: aspettava che un’auto la schiacciasse, per morire.
Abbiamo riletto “Se questo è un uomo” di Primo Levi, per il bisogno di confermare che, per quanto orribili, i massacri e le sofferenze inflitte a Gaza non sono paragonabili ad Auschwitz. Nel “campo di concentramento” di Gaza non ci sono le camere a gas, e i 70’000 uccisi (20’000 bambini) su oltre 2 milioni di abitanti, anche aggiungendo decine di migliaia di morti per sfinimento e assenza di cure, rappresentano una mortalità di molto inferiore a quella dei lager; e poi l’intenzione, come nella prima fase della persecuzione nazista contro gli ebrei, è di far partire i perseguitati e confiscare i loro beni (le loro terre), non di sterminarli.
Eppure è proprio leggendo Levi che il “pensiero satanico” è apparso come un fantasma che gela il sangue nelle vene. Sin dai versi che aprono il suo libro straordinario: “Considerate se questo è un uomo / Che lavora nel fango / Che non conosce pace / Che lotta per mezzo pane / Che muore per un sì o per un no/ …”
E quando dice dei prigionieri che sono “dei non uomini che marciano e faticano in silenzio” e che “si esita a chiamare morte la loro morte, davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per comprenderla”, pensiamo alle colonne degli infelici spostati da nord a sud, da sud a nord di Gaza, decine di volte.
Quando poi parla degli ebrei scelti dalle SS per diventare Kapo o assumere altre cariche come “individui particolarmente spietati, vigorosi e inumani…” ti vengono in mente gli ufficiali dell’IDF. E quando aggiunge che “I prominenti ebrei costituiscono un triste e notevole fenomeno umano. In loro convergono le sofferenze presenti, passate e ataviche, e la tradizione e l’educazione di ostilità verso lo straniero per farne mostri di asocialità e insensibilità”, ti vengono in mente gli Smotrich, Ben Gvir, Netanyahu…
Nell’immagine: Primo Levi
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