Ridateci i “conti zii” e i “padri molto reverendi”!
Quando chi trattava gli affari pubblici e privati era capace di “sopire, troncare… troncare, sopire” con l’efficacia concreta che ci insegna il Manzoni
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Quando chi trattava gli affari pubblici e privati era capace di “sopire, troncare… troncare, sopire” con l’efficacia concreta che ci insegna il Manzoni
• – Saverio Snider
Anche agli occhi dei cittadini ticinesi la probità e il savio equilibrio non sembrano qualità particolarmente curate
• – Andrea Ghiringhelli
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• – Redazione
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• – Redazione
Trattative durate un quarto di secolo: l’accordo commerciale UE-America latina spacca l’Europa, ma la Svizzera non resta a guardare e negozia a sua volta un trattato
• – Cecilia Cacciotto
• – Franco Cavani
Il governo svizzero intende riaprire la porta alla costruzione di nuove centrali nucleari, annullando il divieto di costruirne di nuove deciso dal popolo nello storico voto del 2017. Oggi, tuttavia, l’energia nucleare è oramai ben lungi dall’essere competitiva, a prezzi sostenibili, e resta quella più pericolosa
• – Pietro Ribi
Ma folli siamo anche tutti noi che li lasciamo fare e dominare
• – Lelio Demichelis
Che un personaggio di tale rango venga fatto saltare in aria sotto casa è un colpo pesante all’immagine di Putin ma è anche un avvertimento ai membri della nomenclatura
• – Redazione
Postata dall’artista su Instagram, si ipotizza un collegamento con la guerra a Gaza e la maternità messa a rischio dai conflitti
• – Redazione
Quando chi trattava gli affari pubblici e privati era capace di “sopire, troncare… troncare, sopire” con l’efficacia concreta che ci insegna il Manzoni
“Veda vostra paternità: son cose… da definirsi fra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo… si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagatella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il bandolo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”.
Saranno in molti (spero) a ricordare questa splendida pagina dei “Promessi Sposi” in cui Manzoni narra il colloquio fra il “conte zio” e il padre provinciale dei frati Cappuccini relativo agli screzi fra il nipote scapestrato Rodrigo e padre Cristoforo. In quelle poche righe è racchiusa tutta una “filosofia”, vi è dipinto un modo di trattare gli “affari” (le questioni private esattamente come quelle pubbliche) durato secoli, su su sino a tutto il Novecento.
“Son cose che facciamo tra di noi – dice ancora il protagonista dell’incontro – e tra di noi hanno a rimanere”.
Venticinque anni fa, facendo riferimento a questa stessa citazione manzoniana, mi chiedevo, in un editoriale apparso sul “Corriere del Ticino”, quanti personaggi capaci di dialogare fra loro in questo modo (e con effetti non sempre disprezzabili sul piano della concretezza) abbia conosciuto il Ticino nel corso della sua storia. Certamente a sufficienza – rispondevo – per garantire a lungo al Paese stabilità e tranquillità, per rassicurare la gente che tutto andava in fondo nel migliore dei modi possibili, che il rispetto di certi essenziali principi era in ogni caso garantito. Garantito da loro ovviamente, dalla loro presunta saggezza, dalla loro conclamata autorevolezza, dalla loro capacità di sopire e di troncare quel che andava sopito e troncato. Con inoltre, aggiungo, la capacità di saper stare ben composti a tavola, aspettando con apparente dignitosa indifferenza ognuno il proprio turno.
Allora non piangevo l’inevitabile scomparsa di quei “conti zii”, anzi me ne rallegravo, nel segno di una migliore attenzione per la trasparenza, di una maggiore vivacità creativa del dibattito democratico, di un assopimento del consociativismo esagerato e fine a sé stesso, di un rafforzamento del ruolo riflessivo dei media… Avvertivo, insomma, la speranza che si potesse respirare un’aria più sana. Pie illusioni, perché di fatto non si è stati capaci di riempire quel vuoto venutosi a creare nel sistema. Oggi, mi vien da dire addirittura che siamo messi peggio. Molto peggio. D’altra parte basta dare un’occhiata in giro: l’apparato della Giustizia (trasformato in un “Kindergarten”) offre di sé un’immagine degna solo del pubblico ludibrio; il Governo non esce dai sentieri della semplice gestione degli affari correnti, e anche quel poco riesce a farlo male; il Parlamento non ha nemmeno più vergogna a mostrare tutto l’analfabetismo politico che lo caratterizza…
Viviamo di fatto in una sorta di Far West senza sceriffi, dove tutti sparano contro tutti, e tutti si mettono in mostra spavaldi invece di avere il pudore di nascondersi. Perché? Le cause sono infinite quanto le concause, quindi si finisce per dire che “il perché non si sa”: un’affermazione inquietante che – secondo l’insegnamento di un altro grande scrittore lombardo, Carlo Emilio Gadda, ammiratore del Manzoni – “è la chiave di volta dei più complessi sistemi giustificanti il mondo: ed è perciò adoperatissima dai metafisici della morale, quando si tratti di stabilire il perché della fisica del genere umano”.
Intanto però, nell’attesa di veder sciogliere altrimenti quei garbugli (e di veder ricrescere l’erba nella prateria), così stando le cose, ci vengano ridati provvisoriamente almeno i “conti zii” e i “padri molto reverendi”. Non è una provocazione: è solo un’invocazione a fil di voce, magari ingenua, ma non priva del sapore del buon senso.
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