Tabù scolastici ticinesi. Qualche riflessione
Come affrontare con i/le giovani temi importanti per la loro crescita se occorre evitare di turbarli? - Di Stefano Barelli
Filtra per rubrica
Filtra per autore/trice
Come affrontare con i/le giovani temi importanti per la loro crescita se occorre evitare di turbarli? - Di Stefano Barelli
• – Redazione
• – Franco Cavani
Non c’è solo rabbia nella trasformazione di Luigi Mangione da assassino in eroe dei social. La disconnessione tra i vincenti e i perdenti della globalizzazione è così profonda che scioglie tutti da ogni legame sociale
• – Redazione
La testimonianza di un ex prigioniero palestinese: «Quando sono uscito ho fatto visita alle famiglie dei miei compagni di cella: ho detto che stavano bene, anche se non riuscivano ad alzarsi dai materassi. Hanno finto di crederci»
• – Redazione
Per anni Gisèle è stata drogata, sedata e violentata dal marito Dominique e da decine di altri uomini. Adesso sono cinquantuno gli imputati del processo che tiene la Francia con il fiato sospeso e che ha trasformato una signora settantenne in un’icona che si batte contro la violenza sulle donne
• – Redazione
Macron non cambia strada e si affida all'uomo che ne favorì l'arrivo all'Eliseo
• – Aldo Sofia
Torna col rientro alla Casa Bianca di Trump, e con le sue politiche e contraddizioni
• – Spartaco Greppi e Christian Marazzi
La difesa comune è fondamentale
• – Redazione
Di Jim Muir, Valigia blu Nessuno sa davvero cosa uscirà dall’attuale situazione in Siria. Potrebbe arrivare un periodo di lotta tra gruppi rivali islamici e secolari. Oppure una transizione verso una democrazia di tipo occidentale, con un cambio di regime senza intoppi, o all’opposto pieno di ostacoli. Oppure una sorta di governo moderato dei Fratelli […]
• – Redazione
Argentina si fanno i calcoli del neo-liberismo del presidente Milei. E non è una festa. Intervista con Martìn Granovsky, analista ed ex direttore del prestigioso giornale “Pagina 12”
• – Gianni Beretta
Come affrontare con i/le giovani temi importanti per la loro crescita se occorre evitare di turbarli? - Di Stefano Barelli
Fuori dall’ aula!
Questo articolo è tratto dall’ultimo numero, fresco di stampa, della bella rivista «Il Cantonetto» (dicembre 2024). Ne è autore Stefano Barelli, insegnante di italiano presso il Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA), libero docente di letteratura e filologia italiana all’Università di Friburgo nonché stimato saggista e curatore di importanti testi letterari. Con penna elegante e garbata Barelli riferisce di un caso professionalmente increscioso capitato a lui e a un suo collega: la censura da parte di due “esperti del settore professionale” di una castigata novella (La paura di Alba de Céspedes del 1957) scelta come testo d’esame scritto di maturità specializzata per la Scuola cantonale d’arte (SCAA, già liceo artistico) per l’anno scolastico 2023-’24: una novella che «avrebbe potuto essere proposta in qualsiasi ordine scolastico (figura infatti in antologie rivolte anche al settore medio)» [qui una lettura]. Ebbene, per i due esperti il tema della violenza domestica, messo in luce dalla novella, è stato considerato come inopportuno in quanto poteva urtare la sensibilità degli studenti (ragazze e ragazzi con un’età compresa fra i 18 e i 20 anni) e compromettere l’esame scritto di maturità. A giudizio della stessa «autorità di vigilanza» sarebbe stato meglio fondare l’esame di maturità su un testo che trasmetta un messaggio «positivo e speranzoso». Forse una pagina tratta da un romanzo di Liala? A nostro modesto giudizio la lettura del bel “corsivetto” di Stefano Barella è caldamente consigliata, anche perché racconta di altre bocciature fatte dai due seguaci di Bernardo Gui, come la lettura del canto XIII dell’Inferno, dove Dante incontra nella selva dei suicidi l’alto funzionario della corte di Federico II, Pier delle Vigne.
Rischierà il cartellino rosso anche il grande “pessimista” Giacomo Leopardi?
L’onda lunga della revisione dei testi del famoso scrittore per ragazzi Roald Dahl, modificati per essere resi “più inclusivi” e “meno offensivi”, si è infranta anche sulle nostre spiagge.
(Aurelio Sargenti)
Non mi risulta che esistano studi sulla censura dei testi esercitata nelle scuole ticinesi; probabilmente l’assenza di direttive specifiche a livello dipartimentale (qualche documento potrebbe però essere reperibile nei regolamenti interni ai singoli istituti) ha frustrato indagini in un campo che pure meriterebbe di essere dissodato: ne potrebbero risultare interessanti acquisizioni storiche e sociologiche.
L’auspicio è che le annotazioni che seguono, riferite a una recente esperienza personale, possano dare luogo a più approfondite ricerche e analisi. Avverto che il settore di riferimento è la scuola media superiore: un’indagine sulle modalità censorie applicate nelle scuole dell’infanzia ed elementare potrebbe portare alla luce altro, e probabilmente di maggiore rilevanza (mi limito a un appunto, forse non meramente aneddotico. In una biblioteca scolastica comunale ho reperito una versione “rivista” della fiaba di Cappuccetto Rosso in cui il cacciatore non uccide il lupo: lo sgrida!).
Il fatto: lo scorso anno chi scrive, insegnante presso il Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA), ha ricevuto assieme a una collega l’incarico di allestire l’esame scritto di maturità specializzata per la Scuola cantonale d’arte (SCA, ex Liceo artistico). L’esame è basato su un testo narrativo di riconosciuto valore letterario; la prima parte comprende domande riferite al contenuto e alla struttura del racconto, la seconda un più libero svolgimento che, prendendo spunto da quanto esaminato in precedenza, consenta lo sviluppo di considerazioni personali.
La nostra scelta per l’anno scolastico 2023-24 è caduta su un racconto del 1957 della scrittrice italocubana Alba de Céspedes, La paura.
È la vicenda, narrata in prima persona, di una giovane segretaria di umili condizioni e di saldi principî morali, il cui fidanzato è affetto da una morbosa gelosia. Costui, senza la minima prova, la sospetta di tradimento, la minaccia e arriva a percuoterla fino provocarle la fuoriuscita di alcune gocce di sangue dal naso (intanto si registri l’insostenibile violenza splatter). La giovane non si ribella contro le ingiuste accuse e le percosse; si sforza anzi di giustificarsi e infine riconduce il fidanzato alla ragione, sentendosi fiera di sé per il risultato ottenuto.
Una novella di buona fattura, forse non molto connotata sul piano stilistico ma che ben si sarebbe prestata per delineare carattere e psicologia dei personaggi e successivamente per riflettere sulle attitudini assunte dai due giovani, nonché ovviamente sulle discriminazioni di genere, anche mediante parallelismi tra la realtà attuale e quella degli anni in cui si svolge il racconto.
Ebbene, l’adozione come testo d’esame di questa castigata novella, che all’epoca della sua composizione – lo ripeto: gli anni ’50 – avrebbe potuto essere proposta in qualsiasi ordine scolastico (figura infatti in antologie rivolte anche al settore medio), è stata bocciata dall’autorità di vigilanza.
Motivo: il tema della violenza domestica e la carica di brutalità insita nel testo (quella di cui sopra) potrebbero urtare la sensibilità degli studenti e compromettere l’esito dell’esame scritto di maturità: che dovrà essere invece fondato su un testo che trasmetta un messaggio “positivo e speranzoso”. Di più: soggetti di questo genere andrebbero introdotti con molta circospezione anche durante le lezioni; quanto ad altri più traumatizzanti, come il suicidio, sarebbe buona norma evitarli. Anche trattando la Divina Commedia (assicuro il lettore diffidente che sto riferendo la pura verità) sarebbe bene tralasciare la lettura del canto XIII dell’ Inferno.
Per evidente analogia, a Jacopo Ortis, Anna Karenina ed Emma Bovary andrà tolto il diritto di cittadinanza nelle scuole cantonali, e la mannaia censoria dovrà abbattersi anche, poniamo, su Amleto (atto 3, scena 1: “Essere o non essere…”). A proposito di Shakespeare: se le reazioni indotte dalla gelosia hanno imposto il veto al racconto della Céspedes, che si dovrà dire dell’incomparabilmente più truculento Otello? E sorvolo (ma sarebbe altro tema di approfondimento) sui ravvisabili addentellati razzisti connessi con il protagonista della tragedia.
La posizione di chi scrive riguardo al controriformismo in atto nella scuola ticinese – che, beninteso, rispecchia una tendenza generale e internazionale – sarà già emersa da quanto finora esposto; tuttavia, come dichiarato in apertura, l’intento di queste righe non è la deprecatio (anche se non si può non rilevare come l’episodio sopra esposto costituisca un caso da manuale di cancel culture), bensì la riflessione.
Fino a non molto tempo fa (sarebbe da stabilire più precisamente fino a quando) in un testo d’esame l’eventuale censura avrebbe riguardato tutt’altro. Ad esempio, mai una commissione italiana o ticinese avrebbe consentito la presenza di termini triviali o anche solo espliciti, in particolare se riferiti all’ambito sessuale.
Che era del resto tabù anche nella pratica dell’insegnamento, almeno fintanto che il docente di italiano decideva di non uscire dai confini posti dalle raccolte scolastiche (il che, fortunatamente, non sempre avveniva).
A titolo d’esempio la celebre Antologia della letteratura italiana curata da Mario Pazzaglia, ben nota a generazioni di studenti (uscita per la prima volta per i tipi bolognesi di Zanichelli nel 1964, venne successivamente riedita, ampliata ma senza sostanziali differenze di impostazione, fino al 1995), riportava per intero l’episodio della pazzia di Orlando nel poema ariostesco (Orlando Furioso, XXIII, 100-136), fatta eccezione per le ottave 109-110 e 123, sostituite da sibillini punti di sospensione: che Angelica giacesse nuda nelle braccia di Medoro e che Orlando si sovvenisse che il letto della locanda in cui si trovava era lo stesso che l’ingrata donna aveva diviso col suo drudo, non era ammissibile; avrebbe turbato le giovani menti di allora quanto, evidentemente, turberebbe quelle di oggi il racconto della Céspedes.
Le interdizioni concernenti la sessualità sono ora quasi del tutto scomparse: lo attestano, di nuovo, le antologie scolastiche (alcune davvero eccellenti). Trovano infine spazio capolavori assoluti in passato impietosamente espunti come, per fare un esempio, lo splendido sonetto La vita dell’omo di Giuseppe Gioachino Belli (e se non è accolta pure La Ninetta del Verzee è presumibilmente solo perché il milanese di Carlo Porta è assai meno accessibile del romanesco del suo collega). Un progresso notevole, certo. E tuttavia: il docente di italiano che in una nostra scuola proponesse come lettura (o come testo d’esame) Adolescente di Vincenzo Cardarelli – chi scrive ha conosciuto questa grande lirica nei suoi anni liceali, grazie al suo ottimo insegnante – è davvero sicuro di non incorrere nell’accusa di promozione della pedofilia?
Immagino che i miei colleghi di storia dell’arte al CSIA si pongano lo stesso interrogativo a proposito delle tele di Balthus (per contro, L’Origine du monde di Courbet può verosimilmente essere mostrata senza patemi).
Analogamente, se nella Commedia per il suicida Pier della Vigna va decretata la damnatio memoriae, si può ora proporre la fino a ieri vietatissima maledizione di Vanni Fucci in apertura della cantica XXV dell’Inferno: “Al fine de le sue parole il ladro / le mani alzò con amendue le fiche…” (sempre, si intende, che non sia da espungere dai programmi scolastici l’intera prima cantica del poema, così pericolosamente incorrect).
E così, per tornare al punto di partenza, ai giorni nostri sarà senz’altro accettabile un testo d’esame punteggiato di “cazzo” et similia, purché venga salvaguardato il messaggio “positivo e speranzoso” (vade retro, Leopardi!): la morigerata Alba de Céspedes assolutamente no, ma un esponente di “Gioventù cannibale” why not?
In conclusione (provvisoria): la censura nella scuola esiste eccome, anzi si è probabilmente rinvigorita rispetto a un recente passato, ma con importanti spostamenti: a un moralismo
soprattutto di forma (per esempio verso il turpiloquio) si è sostituito un più invasivo moralismo di contenuto, che decreta il bando a situazioni (anche banali) di vita reale.
Si sorride, certo, pensando al Codice di autodisciplina per la televisione promulgato nel 1954 e diretto ai funzionari della RAI, che elencava, tra le moltissime parole vietate, vizio, verginità, seno e membro (proibito anche dire in seno al Congresso e membro del Parlamento). Erano gli anni del racconto della Céspedes, vietato per un esame di maturità nelle scuole ticinesi nel secondo ventennio del Duemila.
Di ciò, chissà, sorrideranno forse le generazioni future.
Nell’immagine: Alba de Céspedes. Inopportuna
Luogo pubblico, luogo d’incontro, luogo di cultura e specchio della città: ma troppo spesso per Piazza Cioccaro si fa un’eccezione, nonostante le norme del Piano Regolatore di Lugano - Di Aurelio Sargenti