Di Ettore Sequi, La Stampa
Dopo l’accordo con Putin sul diesel russo, Trump mette apertamente in discussione la permanenza di Zelensky alla guida dell’Ucraina. Non contesta più soltanto gli attacchi alle raffinerie russe: contesta la leadership politica di Kiev. Mosca applaude immediatamente e definisce parole di Trump «iconiche e storiche». Il segnale è eloquente: Washington aumenta la pressione sull’Ucraina mentre la alleggerisce sulla Russia.
La spiegazione è in Iran. La guerra ha fatto salire i prezzi energetici e Trump, con le elezioni americane alle porte, cerca diesel russo per contenerli. Putin può fornirlo ma Zelensky colpisce le raffinerie che lo producono indebolendo l’economia russa. Per contenere il costo della guerra in Iran, Washington rischia di ridurre quello della guerra di Putin. È la dottrina di sicurezza interna che emerge dalle scelte di Trump: il gallone batte la sanzione. La prima linea della sicurezza americana passa anche per i distributori della Pennsylvania e del Michigan. Il prezzo alla pompa condiziona la pressione su Mosca. È la grande inversione: dalla pressione per ottenere la pace alla concessione per ottenere carburante. Le due guerre restano distinte, ma il costo dell’una modifica gli equilibri dell’altra.
Le implicazioni sono profonde.
Primo. Cambia il rapporto di forza negoziale. Trump offre a Mosca un beneficio economico senza ottenere concessioni sulla guerra. A Kiev chiede invece di rinunciare agli attacchi alle raffinerie. Zelensky propone reciprocità: fermarli se la Russia interromperà i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche ucraine. Washington vuole invece una rinuncia unilaterale. Putin ottiene qualcosa prima di negoziare mentre Zelensky dovrebbe cedere qualcosa per poter negoziare.
Secondo. Putin può trovare più conveniente aspettare. Se diminuisce la pressione economica sulla Russia e aumenta quella politica sull’Ucraina, perché Putin dovrebbe affrettarsi a trattare? Il paradosso è che Trump cerca di convincere Putin a fermare la guerra rendendo meno costoso per la Russia continuare a combatterla.
Terzo. La pressione investe la sovranità politica ucraina. Il Cremlino contesta da tempo la legittimità di Zelensky e ora vede Washington mettere in discussione lo stesso interlocutore. Non significa che Trump persegua gli obiettivi di Putin. Ma la pressione americana può favorire Mosca prima ancora del negoziato. Le elezioni ucraine, rese difficili dalla guerra, restano una decisione degli ucraini, non una concessione da negoziare. L’attacco di Trump a Zelensky appare come una punizione politica per il rifiuto di sospendere gli attacchi alle raffinerie russe. Ma è anche una autoassoluzione per non avere ancora saputo mettere fine alla guerra.
Quarto. Le sanzioni rischiano di perdere credibilità. La deroga americana sul diesel non abolisce il regime sanzionatorio, ma ne mette alla prova la coerenza. Le sanzioni servono a rendere più costosa la guerra e a ottenere concessioni. Se vengono attenuate senza contropartite, Putin può concludere che le aperture economiche non richiedono cambiamenti di strategia. Il rischio è anticipare i benefici della pace senza aver ottenuto la pace.
Quinto. L’Europa rischia di pagare due volte. Deve aumentare le spese per sostenere l’Ucraina mentre Washington allenta alcune restrizioni economiche alla Russia. Gli europei cercano di rendere più costosa la guerra per Putin; Trump, per abbassare il prezzo del diesel, rischia di renderla meno costosa.La sicurezza europea finisce così per dipendere anche dal prezzo del carburante americano. Senza maggiore autonomia strategica, l’Europa continuerà a pagare per decisioni che contribuisce troppo poco a determinare.
Resta la questione decisiva: quale pace? Putin non cerca soltanto territori. Vuole limitare la sovranità ucraina e condizionare la sicurezza europea. Una tregua senza garanzie credibili potrebbe congelare la guerra senza rimuoverne le cause. Ma una pace duratura nasce quando Putin non trova più conveniente combattere.
Il rischio è che Trump, per accelerare l’accordo, offra a Putin la ragione migliore per rinviarlo: ottenere di più aspettando.