Di Alberto Simoni, La Stampa
La Casa Bianca ha atteso 24 ore prima di commentare l’annuncio di Pete Hegseth, capo del Pentagono, che giovedì pomeriggio in un’intervista con l’influencer Maga, Jack Posobiek, su Real American Voice ha detto che la morte di Nidal Hasan, il maggiore e psichiatra dello US. Army che il 5 novembre del 2009, sparò, uccidendo, nella base militare di Fort Hood in Texas, 13 soldati e ferendone 32, avverrà in diretta streaming.
Poi, nel tardo pomeriggio, prima di partire per Syracuse per un comizio, a Donald Trump è stato chiesto cosa ne pensasse, prima se fosse d’accordo sulla trasmissione streaming dell’esecuzione e quindi se non teme che possa essere utilizzata come propaganda per radicalizzare. Trump ha risposto: «Farò una valutazione, ma sarà ucciso da un plotone di esecuzione. Ha ucciso 13, 14 persone (13, ndr) e ferito gravemente 20 (32, ndr). È un pazzo, quindi non mi importa affatto di come se ne andrà, purché se ne vada. E penso che la pena di morte sia un modo più che appropriato per la sua fine».
Al presidente è stato chiesto se assisterà all’evento e ha risposto: «È tra i peggiori assassini. È entrato in una stanza e ha iniziato a uccidere tutti». Proseguendo nel giro di dichiarazioni, gli è stata posta un’altra domanda: «Ha autorizzato o approvato personalmente l’esecuzione, l’esecuzione trasmessa in diretta?». Ha risposto: «Se l’ho approvata? Assolutamente sì».
Poche ore prima JD Vance dall’Ohio – ennesima tappa della campagna elettorale per le Midterm – aveva sottolineato che lui «non guarderà l’esecuzione in diretta».
Hegseth aveva detto: «Ci assicureremo che la gente possa guardare, deve rendersi conto che ci sono conseguenze per questo tipo di gesti». Hegseth ha sottolineato anche alcuni particolari. Hasan sarà davanti al plotone di esecuzione – prima volta in ottant’anni che un soldato morirà per fucilazione e seconda volta dal 1961 che un soldato viene giustiziato, allora fu per impiccagione – giovedì 3 dicembre, alle ore 13 nella base di Fort Hood, Texas. Ovvero giorno della settimana, orario e luogo in cui compì 17 anni fa il massacro, il secondo più grave attentato islamico sul suolo Usa dopo l’11 settembre 2001.
Se Trump sostiene di aver approvato la “diretta” e il suo vice ha non solo detto che non guarderà il plotone uccidere Hasan ma ha instillato il dubbio se veramente l’esecuzione ci sarà.
Non è scontato. E non tanto per le prese di posizione internazionali. L’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu ha parlato di «una violazione al divieto assoluto di tortura». Dalla Santa Sede il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha definito l’operazione «una spettacolarizzazione inaccettabile».
E pure la Conferenza episcopale dei vescovi statunitensi ha commentato: «Il nostro Dio è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata», ha tuonato l’arcivescovo Paul Stagg Coakley.
Al Congresso critiche bipartisan, Thom Tillis repubblicano: «Sì alla pena capitale ma trasmetterla in streaming è ripugnante». Il democratico Chris Murphy: «idea ripugnante, ricorda le esecuzioni dell’Isis».
Il calendario comunque non è scolpito nella pietra nonostante gli annunci di Hegseth. Hasan potrebbe fare ricorso davanti a un tribunale civile presentando una richiesta (habeas petition) per mettere in discussione la legittimità della sua detenzione. Fra l’altro ci sono anche altri problemi. Una diretta on line viola anche una prassi, ovvero le norme prevedono che ad ogni esecuzione ci siano due rappresentanti dei media come testimoni, è un modo per evitare che il patibolo si trasformi in uno show.
L’annuncio di Hegseth arriva negli Stati Uniti dove sono state sollevate questioni su come viene condotta la pena di morte dopo il caso di Christa Pike sopravvissuta a due iniezioni letali in un carcere del Tennessee e ora ricoverata in un ospedale.
Diversi giuristi ed esperti si sono divisi. Deborah Denno, della Fordham University, alla AP ha detto che la trasmissione sul Web renderebbe la procedura di esecuzione «molto più trasparente» e informerebbe il pubblico «su tutto ciò che pena capitale comporta».
Per Brenner Fissell, docente all’Istituto di Legge di Villanova e vicepresidente del National Institute of Military Justice, «il plotone di esecuzione può essere più preciso, rapido e trasparente nel giustiziare un prigioniero». Ma ha precisato di «non ritenere che sia questo a motivare la scelta di Hegseth, al plotone di esecuzione è associata un’idea di mascolinità e di carattere militare che contribuisce all’aura che Hegseth cerca di enfatizzare: la cultura della letalità».
La decisione del segretario della Guerra sembra rientrare anche in uno stile di spettacolarizzazione portato avanti dall’Amministrazione sin dall’insediamento nel gennaio del 2025 e che, relega in secondo piano, o dimentica del tutto, la dignità dell’accusato, sottolinea da Berkeley, Elisabeth Semel, direttrice della Death Penalty Clinic.
Nell’immagine: Nidal Hasan