Un manifesto per una scuola che insegni a ragionare
L’abbandono di latino, greco e scienze umane sarebbe un errore clamoroso, anche in un mondo apparentemente dominato dalla tecnica
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L’abbandono di latino, greco e scienze umane sarebbe un errore clamoroso, anche in un mondo apparentemente dominato dalla tecnica
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L’abbandono di latino, greco e scienze umane sarebbe un errore clamoroso, anche in un mondo apparentemente dominato dalla tecnica
Sebbene l’inglese sia ormai una lingua franca utilizzata a livello globale, è sempre importante ricordare che le lingue classiche sono depositarie di un ricco patrimonio culturale che ha plasmato la civiltà occidentale. Esse sono le radici della nostra cultura.
Studiare le lingue classiche non solo migliora le competenze linguistiche, ma anche le abilità cognitive generali. La conoscenza del greco antico, inoltre, consente la comprensione dell’etimologia di molte parole scientifiche e filosofiche
Oggigiorno la competenza e la conoscenza non sono delle “virtù”, ma dei “vizi” (con buona pace di chi ha inventato la scienza della politica moderna, la politiké epistéme), e gli imbonitori, i saltimbanchi e gli influencer sono i nuovi mentori. Infatti, gli sconsolati disastri del nuovo corso sono sotto i nostri occhi.
Il linguaggio non solo politico, ormai ridotto a turpiloquio per afasia grammaticale, la pochezza di idee, originata dalla povertà di applicazione, e l’ignoranza tout court, figlia della lettura di bestseller (purtroppo!) tipo Ma chissenefrega. Piccola guida per fottersene di tutto e vivere felici, sarebbero motivi, di non poco conto, per non indebolire ulteriormente il già febbricitante studio delle lingue antiche e, in generale, il liceo.
Un giorno, durante un incontro del Collegio direttori delle scuole medie superiori, chiesi al prof. Lino Guzzella, allora presidente del Politecnico federale di Zurigo, chi fossero i migliori studenti. Egli mi rispose, senza incertezza, che i più preparati, i più pronti, i più ricettivi sono quelli che hanno ottenuto la maturità classica.
Aggiungo, e poi chiudo, altre due testimonianze provenienti dal campo scientifico.
La prima è del prof. Giorgio Israel, docente di Storia della matematica all’Università La Sapienza di Roma: «L’abbandono della cultura classica sarebbe un errore clamoroso. E lo sarebbe in particolare per noi scienziati. Soprattutto oggi. L’innovazione, infatti, non si fonda su una capacità tecnica “settoriale”, ma sulla cosiddetta “scienza di base”. Le scoperte tecnologiche nascono cioè da idee teoriche e spesso filosofiche. Ecco perché considero autodistruttiva l’educazione finalizzata a una funzione. Per la società certo, ma anche per il ragazzo stesso: che farebbe per esempio un superesperto di smartphone se qualcun altro ideasse un migliore tipo di tecnologia, basata su tutt’altri meccanismi, che rendesse obsoleti gli attuali apparecchi?»
La seconda testimonianza è di un altro matematico e fisico, il prof. Marco Bersanelli, direttore della Scuola di dottorato in Astrofisica e Fisica applicata dell’Università di Milano: «Nei miei corsi ho una piccola percentuale di diplomati nei licei classici. All’inizio sono decisamente svantaggiati perché non conoscono derivate, integrali e calcolo vettoriale. Ma poi, dopo un paio di mesi, prendono il sopravvento anche sui compagni provenienti dallo scientifico. Io me lo spiego così: gli studi classici hanno dato loro un metodo e soprattutto la capacità critica necessaria per capire che cosa hanno acquisito e che cosa ancora manca loro. Un requisito fondamentale per riuscire bene in studi complessi».
Quanti condividono in tutto o in parte queste riflessioni auspicano che venga intrapreso tutto il possibile per promuovere percorsi formativi in cui la dimensione umanistica, per le sue specifiche e riconosciute valenze, rimanga irrinunciabile. È urgente che la scuola torni a valorizzare con convinzione l’apporto della formazione umanistica e adotti misure concrete a sostegno anche delle lingue antiche nella loro specifica identità.
L’elenco dei firmatari e il modulo per la sottoscrizione sono disponibili nel sito del Manifesto 26
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