Di Maria Novella De Luca, La Repubblica
L’aveva vista arrivare prima di molti la grande crisi dell’Europa Barbara Spinelli, lei che dell’Europa era figlia, non solo per la straordinaria biografia familiare, ma soprattutto perché all’Europa immaginata e disegnata da suo padre Altiero con il Manifesto di Ventotene, aveva dedicato tutta la sua vita di giornalista – a Repubblica per lunghi anni fin dalla fondazione nel 1976 – poi saggista, politica, europarlamentare. E oggi che Barbara Spinelli non c’è più, scomparsa ieri a 80 anni a Roma nell’abbraccio della sua grande famiglia, davanti allo sfaldamento del sogno europeista e ai muri che sempre più alti si ergono tra gli Stati, alla guerra che si è annidata nel cuore dell’Europa stessa, ci sono due suoi saggi che tornano alla mente, lucidamente profetici: Il sonno della memoria: l’Europa dei totalitarismi (Mondadori) e Ricordati che ero straniero (Qiqajon).
Aveva fatto parte della nascita di Repubblica Barbara Spinelli, figlia di Altiero Spinelli e Ursula Hirschmann – che si erano innamorati a Ventotene, quando Spinelli e il primo marito di Hirschmann, Eugenio Colorni erano stati lì mandati al confino dal fascismo – nella storica sede di Piazza Indipendenza, casa del nostro giornale dagli albori ai trent’anni. Erano i mesi dell’inizio dell’avventura, (la famosa “nave corsara”) quando le donne nel giornale fondato da Eugenio Scalfari erano ancora pochissime, “le pioniere”, tutte rimaste poi nella storia del giornalismo: Miriam Mafai, Natalia Aspesi, Rosellina Balbi e Barbara Spinelli che arrivava dal Globo.
Sguardo acutissimo sulla politica interna e internazionale, pensiero scomodo e affilato, la determinazione strenua nella difesa dei diritti civili, memoria ed eredità proprio dell’Europa federalista, Barbara Spinelli resta a Repubblica per otto anni, per poi approdare a Parigi, dove ha vissuto gran parte della vita, corrispondente per il Corriere della Sera e per La Stampa. Ma nel nostro giornale Barbara Spinelli – in un rapporto dialettico di amore e conflitto, famoso il suo scontro con Eugenio Scalfari sul ruolo dei Cinquestelle – sarebbe poi tornata durante la direzione di Ezio Mauro, nel 2010, prima di scegliere di candidarsi – è il 2014 – alle elezioni europee nella lista “L’Altra Europa con Tsipras”, unendosi all’ondata di entusiasmo di parte della sinistra italiana per il leader di Syriza. Uscirà dalla lista nel 2015, definendola un progetto fallito, restando a Strasburgo come indipendente diSinistra unitaria europea fino al 2019. Quando Spinelli nel 2014 entra nell’edificio del Parlamento europeo dedicato a suo padre Altiero – hanno ricordato i suoi colleghi di allora – ammette di essere emozionata: «Battersi lì dove l’Unione si fa è una bella avventura».
Esattamente come per i suoi saggi, ci sono alcuni pezzi degli anni del ritorno a Repubblica che delineano nettamente l’analisi politica del futuro prossimo. «La destra dei Camaleonti» è – ad esempio – la descrizione della nuova destra che, nascendo dallo sfaldamento del berlusconismo, vorrebbe proclamarsi normale e invece normale, dice Spinelli, non sarà mai. «Non se per normale intendiamo l’adeguazione alle norme della democrazia, alle sue leggi, alle sue forme costituzionali». E in una applauditissima e affollatissima lectio magistralis nell’edizione di Repubblica delle Idee del 2013, poco prima di scendere in campo, racconta dolorosamente, con un duro j’accuse, l’inizio della fine dell’Europa, così come era nata dal Manifesto di Ventotene. Una crisi, dice, figlia non soltanto della crisi finanziaria ma di un’irreversibile crisi della democrazia interna agli Stati.
Ma è là dove tutto è cominciato che bisogna tornare per capirel’impegno radicale di Barbara Spinelli nel difendere l’Europainsieme a un radicato pacifismo. Perché l’Europa entra nella sua vita anche per via “matrilineare”. Fu Ursula a portare fuori da Ventotene il Manifesto scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni e a diffonderlo clandestinamente nell’Italia occupata. E cresce con cinque sorelle, Diana e Sara nate dall’amore di Ursula e Altiero Spinelli – si sposeranno alla morte di Colorni – e Silvia, Renata ed Eva figlie del primo matrimonio (e Altiero, come il nonno, si chiama anche il figlio di Barbara). Un lessico familiare dove si intrecciano tra Altiero e Ursula l’antifascismo, il confino, la memoria materna di ebrea tedescasegnata dall’esilio, il ripudio della guerra.
Ma l’Europa fa parte anche di quella che è stata la relazione della sua vita, il legame con Tommaso Padoa-Schioppa, tra i fondatori della moneta unica, dopo il lungo amore con Mario Pirani, editorialista di Repubblica. Negli ultimi anni Barbara Spinelli scriveva per il Fatto, al centro della sua analisi – ancora – la guerra: le responsabilità di Trump, il martirio di Gaza, il futuro dell’Ucraina e «le menzogne europee sulle due guerre». Il sogno tradito del Manifesto di Ventotene.
Nell’immagine: Barbara Spinelli