Benzina alle stelle: un’opportunità (teorica)?
Qualche idea di strategie alternative, anche se c’è pochissimo da aspettarsi dalla classe politica mondiale
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Qualche idea di strategie alternative, anche se c’è pochissimo da aspettarsi dalla classe politica mondiale
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Qualche idea di strategie alternative, anche se c’è pochissimo da aspettarsi dalla classe politica mondiale
Con 100 franchi fai circa 50 litri di benzina. Se poi la tua auto funziona a diesel arrivi a un 40 litri. Caro? Sicuramente, soprattutto per chi l’auto la utilizza per lavoro.
È quindi altrettanto normale che da più parti si chieda l’intervento della politica. La soluzione a breve termine è quella degli aiuti finanziari (per esempio in Italia la riduzione delle accise, peraltro temporanea), ma nel lungo termine sarà necessario trovare altre strade se vogliamo perlomeno provare a salvarci dalla catastrofe climatica.
Il problema è che più la situazione si aggrava, più aumentano i negazionisti. In questi giorni ho visto una maglietta con scritto: “Keep clean, inserisci la doppia trazione”. Invece di investire nel salvataggio del pianeta, si sprecano risorse ed energie per strategie fallimentari (esempio armamenti). Se guardate una mappa online degli aerei in volo, vedrete che l’intero pianeta (Russia e pochi altri paesi esclusi) è ricoperto da aerei in volo. Alcune mattine fa, alle 10.50, in volo c’erano 12’028 aerei e nelle ultime 24 ore sono atterrati 186’305 aerei civili. Stessa cosa per le navi cargo. Per i veicoli su gomma non ho trovato nulla di simile ma possiamo immaginare una situazione ancora peggiore.
Regolarmente sentiamo notizie entusiastiche sull’aumento dei passeggeri che si spostano in volo e sull’aumento dei numeri di turisti. Sarà anche un diritto acquisito quello di spostarsi per vacanza ma i limiti sono stati abbondantemente superati. Gli svantaggi – e non solo quelli climatici – sono ormai superiori ai vantaggi. La classe politica dei paesi industrializzati – Cina a parte – sembra aver definitivamente abbandonato i programmi climatici o comunque li ha ampiamente ridimensionati.
Nella realtà, il costo del carburante dovrebbe raddoppiare, soprattutto per gli aerei perché se un volo, ad esempio, tra Milano e Barcellona costa poche decine di euro, le persone ne approfittano. Stessa cosa per le automobili, in particolare se gli spostamenti non sono legati a motivi di lavoro. È chiaro che ci sono persone e imprese che i veicoli li utilizzano per lavorare. Un abitante della Val Morobbia o di Bosco Gurin ha bisogno dell’auto per lavoro ma anche per gli altri spostamenti.
Una possibilità sarebbe di introdurre tariffe modulari, ad esempio: se si dimostra che l’auto è indispensabile per lavoro, la persona in questione ha diritto a un tot di chilometri annui (ad esempio 10’000) a un prezzo scontato, superato questo limite il prezzo aumenta di molto. Il prezzo “calmierato” varrebbe anche per le ditte a condizione che si impegnino entro un tot di anni a passare all’elettrico (o altro combustibile non inquinante). Oggi la quasi totalità di auto è dotata di sistemi informatici che permetterebbero senza troppi problemi di introdurre un conteggio del genere.
Una misura troppo drastica? Sicuramente sì, ma non ci sono molte alternative. E naturalmente questa non è che una parte del problema. Il petrolio deve essere abbandonato al più presto, altrimenti faremo la fine della rana, della quale si dice che immersa in una pentola riempita di acqua fredda non si accorge, quando si accende la stufa, che l’acqua si sta progressivamente riscaldando fino a quando non è troppo tardi. L’eccesso di turismo deve essere limitato, i trasporti internazionali ridotti (come gli acquisti su Temu) e dobbiamo sviluppare modelli economici locali e non più globali.
Purtroppo non ci sono segnali in questa direzione. Dalla classe politica mondiale – che, salvo rarissime eccezioni, nel migliore dei casi viene derisa – non possiamo aspettarci nulla di positivo. L’unica debole e ultima speranza è che la scienza trovi delle soluzioni efficaci, perché il futuro che si intravvede è il disastro totale. Nemmeno l’estate più calda da sempre sembra indurre a strategie corrette.
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