Anne Carson, nuovi significati per parole remote
NOBEL PER LA LETTERATURA L'Accademia svedese premia la poeta, saggista e traduttrice canadese. Fra i suoi numerosi libri, «Eros il dolceamaro» (2018) e «Autobiografia del rosso» (2020)
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NOBEL PER LA LETTERATURA L'Accademia svedese premia la poeta, saggista e traduttrice canadese. Fra i suoi numerosi libri, «Eros il dolceamaro» (2018) e «Autobiografia del rosso» (2020)
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Nel numero per il centenario del New Yorker, nel maggio dell’anno scorso, Anne Carson, scriveva: «Ho creato una nuova forma letteraria vitale e ho scritto qualcosa che durerà tanto quanto la lingua inglese»: attribuiva quelle parole a un ignoto «letterato», a proteggersi dal classicissimo pericolo della hybris, ma la copertura è sommaria. In ogni caso, sono queste, più o meno alla lettera, le motivazioni che hanno spinto la Svenska Akademien a conferirle il Nobel per la letteratura «per la sua opera audace e inventiva che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea». E l’Accademia insiste che quasi tutta la produzione di Carson nasce dall’incrocio fra «l’ossessione del filologo per le parole» e «il desiderio del poeta di un nuovo significato».
LA FORMAZIONE accademica dell’autrice (che ha insegnato a Princeton, Harvard, Berkeley…) sta, per reazione, alla base del suo anti-accademismo poetico. I Discorsi brevi, seconda sezione del suo primo libro, ad esempio, sono dei micro-saggi in prosa lirica, ognuno dei quali è concepito come «una lezione di tredici secondi» su un qualche argomento. Ricevendo nel 2012 la laurea honoris causa dall’Università di Toronto dove aveva studiato, Carson spiegò: «Chiunque sia mai stato a Princeton non avrà bisogno di spiegazioni sul perché una persona che viva in quella comunità sia arrivata a inventare una forma del genere».
Nell’anno in cui l’Odissea di Christopher Nolan ha causato una vera e propria febbre ermeneutica mondiale, il tema di una classicità che diventa stimolo e fonte di novità e riflessione per il presente ha evidentemente una sua specifica pregnanza. La spregiudicata e sorprendente commistione di antico e moderno è da tempo la cifra stessa della sua opera. Nella Economia dell’imperduto (Economy of the Unlost), del 1999, «unlost» è un conio che traduce una parola di Celan, «unverloren» – e il sottotitolo è: «Leggendo Simonide di Ceo con Paul Celan». E così i frammenti degli antichi sono letti «a quattr’occhi» con qualche moderno che da dietro le sue spalle si sporge a leggere anche lui, e ciò che leggono non manca di segnare e fecondare la sua poesia. Già nel 1986, Eros il dolceamaro si rifaceva a un frammento di Saffo, ma ancora prima di affrontarla, la prefazione riportava un brano di Kafka – anticipando con Saffo e Kafka ciò che avrebbe fatto con Simonide e Celan.
La frammentarietà della sua poesia – dove il mancante è più importante del presente e invita ad addentrarsi nell’ignoto – non si limita a quella «modernista» di Eliot, che ammucchiava i suoi frammenti del passato per arginare la marea montante della rovina che sommerge il presente, ma anche un effetto del suo classicismo e della natura frammentaria di quanto ci è giunto di molti autori antichi. La prima sezione di Come l’acqua, l’esordio della sua produzione poetica, si intitola Mimnermo: Dipinti Eroticocerebrali e inizia con la traduzione – o più propriamente la libera manipolazione – di ventitré frammenti del lirico di Colofone, cui seguono tre interviste esclusive con Mimnermo in persona.
Oltre che intrigante, sconcertante, affascinante la poesia di Carson può anche essere inaspettatamente «divertente». Ad esempio, nella Antropologia dell’acqua, la traversata del Nord America in furgone di una coppia il cui componente maschile è un antropologo della Cina antica, detto l’Imperatore. Lo snodarsi di sapienza orientale lungo un americanissimo e cinematografico viaggio on the road attraverso il Nuovo Continente è irresistibile: mentre attraversa la Valle della Morte, in Nevada, diretta a Las Vegas, per esempio, la coppia discute di un rotolo del III secolo intitolato Ammonizioni della precettrice imperiale alle concubine di corte – testo utile alla tesi di dottorato dell’Imperatore, che studia appunto «il concubinato e il concetto di moglie tradizionale». Una delle sagge ammonizioni della Precettrice recita: L’amore esclusivo genera ritrosia e la passione estrema è volubile.
IL PERCORSO INIZIATICO dell’autrice, tuttavia, non è solo sapienzialmente cinese, ma anche pragmaticamente americano: «Grazie alla mia conoscenza dell’Imperatore – scrive attraversando il Québec – ho aggiunto al mio taccuino i termini cazzo, fica e fare centro, di cui prima conoscevo solo il significato lessicale, mentre ora ne vedo anche l’uso». La colonna sonora è affidata interamente a Ray Charles, che alla radio canta Tesoro, il nostro è un amore di lusso, o Togli queste catene dal mio cuore, o ancora Ho sette notti per fare rock, ho sette notti per fare roll, e molte, molte altre canzoni ancora – finché «dalla radio arriva una voce che sembra quella di Ray Charles che canta in cinese»… Tra le perle di antica saggezza inanellate nel testo spicca una massima di Lady Cheng, esiliata nel 1574 dopo diciannove anni di irreprensibile servizio alla corte imperiale: Chi sta vicino all’inchiostro rimane bruciato.
Nell’immagine: Anne Carson
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