E’ vero che l’utente del servizio Radio-TV pubblico italiano, francese, tedesco e austriaco (per limitarci ai vicini di casa) paga meno, ma è altresì vero che Mamma Elvezia non deve insegnare una sola lingua-base e svezzare un solo figlio maschio; sulle spalle ne ha altri due per un totale di 3, con un pensiero anche alla figlia che ha sposato un contadino di Cinuos-chel, romancio.
Per di più la Mamma rossocrociata ha deciso di concedere ai 3 eredi (ai loro discendenti) una Radio-TV parificata a quelle delle altre nazioni: una sola delle loro grandi città conta più abitanti della Svizzera, per non citare la Svizzera Italiana con i suoi 380’000 abitanti, includendo le valli italofone grigionesi: poco più di un villaggio rurale per Cina, India, Stati Uniti, Russia ecc. che in giro per il mondo hanno diritto a una sola postazione mentre noi ne abbiamo 3: in lingua tedesca, francese e italiana.
L’abilissima Mamma nostra, approfittando anche delle istituzioni internazionali che ospita e del conseguente prestigio, è riuscita a dare pari dignità (di Euro – e Mondovisione) ai quattro gatti del Sud che coprono i grandi avvenimenti, sportivi specialmente, in tutto il mondo, e che hanno corrispondenti nelle maggiori capitali. Un confronto corretto, onesto con gli altri canoni europei impone una divisione del nostro canone almeno per 3 (senza contare la quota romancia).
I colleghi – qualche svizzero-tedesco compreso, ahinoi – ci guardano con un misto di ammirazione e invidia ma anche come si guarda un figlio unico, ricco e viziato. Come ha fatto un signore accanto a me (per via dell’ordine alfabetico TSI- TSS) in tempi preistorici (nel 1972 sui cieli di Monaco di Baviera svolazzava il temibile pterodattilo). Quel signore, tipico apparatchik (uomo di regime) sovietico, scoperto che pur parlando italiano ero svizzero e che commentavo per (allora) 330’000 persone, mi calò la lezione dicendo che se l’URSS avesse avuto i privilegi degli svizzeri, accanto a lui ci sarebbero state le postazioni di 15 repubbliche in rappresentanza di almeno un centinaio di lingue! Debuttante alle prime armi, mi ero persino vergognato. Il collega (Evgeny Yen) mi aveva poi amabilmente assestato la mazzata finale: “la vostra lingua maggioritaria non è il tedesco?” Tradotto: tu e il tuo collega francofono, che ci fate allo Stadio Olimpico?
A questo punto siamo colpiti da una similitudine da brividi: la logica della nostra Destra (Marchesi & Co) è la stessa del collega della TSS (Televizie Sovetsky Soyuz): perché non trasmettete in una sola lingua (la maggioritaria) come fa lui, in russo, per 15 Repubbliche e per un centinaio di lingue?
Dopo aver tentato in un primo tempo di cancellare la SSR dei “fuchi, della Pravda, dei morti che camminano” (Quadri dixit), passando da 335 a 200 franchi, la teoria dell’uomo di Mosca si sarebbe realizzata: il nostro TG confinato a Zurigo, le notizie ridotte (‘tanto le dà il telefonino’, copyright Tettamanti &Pamini) – alle ore 20:00 arrivano loro a commentarle); Olimpiadi, Mondiali, Europei delle varie discipline offerti con un solo commento (tedesco o francese); lo sport si vede, no, basta e avanza. Noè Ponti, Ajla Del Ponte, Kaeslin e Piffaretti (ginnastica), i nazionali di calcio, hockey e sci ecc. intervistati magari in schwiizerdütsch.
Ma il braccio di ferro non è del tutto chiuso: nella prossima primavera il piatto di Rösti (nel senso del ministro UDC) perderà qualche ingrediente e qualche portata. Il parlamento deciderà sul rinnovo della concessione alla SSR, che dovrà rinunciare a parte dell’Intrattenimento (film, musica, teatro, spettacoli vari) e parte dello sport: il calcio nazionale (le dirette del Lugano, ecc), le Coppe Europee, squadre svizzere comprese. Il tutto passerà in mano privata e noi pagheremo come minimo (se vogliamo…) fr. 418.80 l’anno (12 X 34.90) a Swisscom per il calcio, e fr. 178.8 (12 x 14.90) a Netflix per i film ecc.
Chi ha lavorato sottotraccia per castrare la SSR e vendere parte dei suoi servizi ai privati? Fra gli altri Piero Marchesi in persona, e l’ha pure dichiarato pubblicamente: ‘non sarà mica illegale accreditare a Berna il rappresentante di ‘Liberty Global’ (una multinazionale statunitense/anglo-olandese che controlla Sunrise). No di certo, ma uno che dichiara (CDT) di “mettere la sua dedizione e le sue energie a creare nuove opportunità per la popolazione e l’economia ticinese” non dovrebbe battersi per licenziare 500 impiegati su un migliaio della RSI, oltre ai 250-300 dell’indotto esterno. E nemmeno uno che afferma: “dobbiamo difendere i nostri interessi scegliendo bene le nostre battaglie”; o anche: “finalmente si faccia qualcosa per favorire i ticinesi nel mercato del lavoro”: secondo la logica della ditta Marchesi/Regazzi & Co, cancellando gran parte delle 74 professioni (molte esclusive per il Ticino) svolte a Lugano-Comano.
In occasione del dibattito sulla nuova Concessione SSR e magari anche di un nuovo referendum, l’UDC di Blocher, ma anche di Chiesa e Marchesi ci proverà ancora? Tenterà ancora di ridurci a poco più del ‘Balcun Tort’ romancio? ‘Sarò collegiale ma fermo sui miei principi’ – afferma Marchesi: come Zali e Gobbi che hanno tradito la collegialità tipicamente elvetica di un esecutivo per i loro principi – bastonare la RSI?
Come si comporterà Marchesi? Difenderà la Svizzera Italiana o Liberty Global?
Forse qualcuno a Bellinzona (magari lo stesso Gobbi?) gli spiegherà il senso di un termine tipicamente nostro: ‘PEREQUAZIONE’, sul quale si direbbe che Marchesi non sia del tutto in chiaro: stranamente, perché sostiene di conoscere bene il Paese: “da Berna porto con me in Ticino un’esperienza molto interessante sotto il profilo umano e conoscitivo del nostro sistema politico svizzero”.
Che in materia di PEREQUAZIONE per i mezzi radiotelevisivi delle 4 etnie nazionali stabilisce quanto segue: la ricca Zurigo (ultimo bilancio) incassa tra canone e pubblicità 930 milioni, ma ne può utilizzare solo 580, perché Mamma Elvezia obbliga il figlio milionario a cederne 235 a Lugano-Comano (che di suo ne incassa 50), 135 a Ginevra (ne incassa 300) e 20 ai romanci che arrivano solo a 5 milioni di entrate.
Un vero esempio di come i “balivi del Nord” (Bignasca dixit) ci trattano.
Ora però incombe la faccia scura della nostra comune Mamma: visto che 60’000 ticinesi (il 48%), seguendo Marchesi & Co., le hanno voltato le spalle sputando addosso a 235 milioni, si sta chiedendo se nel caso di qualche altra perequazione (intercantonale) valga la pena trattare con una certa generosità i ticinesi… Mamma Elvezia ha confidato a una vicina di casa che il figlio del Sud potrebbe avere qualche scompenso mentale per aver battuto la testa in montagna inciampando in una radice in cerca di porcini…
Nell’immagine: Piero Marchesi e gli altri promotori alla presentazione dell’iniziativa