Bab El – Mandeb, la seconda trappola
Dopo Hormuz, gli Houthi minacciano anche lo stretto sul Mar Rosso. Si apre una finestra di dieci giorni per una tregua tra Washington e Teheran.
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Dopo Hormuz, gli Houthi minacciano anche lo stretto sul Mar Rosso. Si apre una finestra di dieci giorni per una tregua tra Washington e Teheran.
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Di Massimiliano Panarari, La Stampa Quando viene superato il limite, se il limite non c’è? Fuor di metafora (e di quesito filosofico), l’esempio più immediato proviene, ancora una volta, da Roberto Vannacci, il quale ha rilanciato ieri sui suoi canali social un video realizzato con l’Ai che varca l’ennesima frontiera della decenza nello scontro politico. […]
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«Prefazione» Di Riccardo Bagnato Bulgarelli L’ autore era inviato di alcune testate italiane a Genova, ed è il curatore del libro Genova, luglio. Il caldo che sale dai vicoli come un respiro. L’odore del mare che non vedi ma senti, sempre, dietro ogni angolo. E quella luce particolare che taglia le ombre nette sui palazzi […]
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Legato ai defunti Khamenei e Nasrallah, terrà Hamas dentro all’asse della resistenza anti-Israele fedele agli ayatollah
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PESSIMO STATO C’è una crescente abitudine al sopruso di chi si sente dalla parte giusta e non riconosce come persona chi, nel suo schema mentale, può essere oggetto di ogni vessazione. Le voci di chi s’indigna risultano deboli, sempre segnate dalla paura di perdere terreno sul tema della sicurezza, declinato come riduzione di spazi di libertà
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Roberto Formigoni ha guidato la Regione Lombardia per 18 anni. Nel 2019 è stato travolto da uno scandalo di corruzione. Per anni, una delle vittime dell’inchiesta, una fondazione ospedaliera, ha reclamato invano quasi tre milioni di euro congelati a Lugano e Bellinzona. Per recuperarli ha dovuto citare in giudizio il Ministero pubblico del Cantone Ticino. Ora il Tribunale penale federale (TPF) le ha dato ragione.
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Di Matteo Poretti
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Per la seconda volta preso di mira un impianto in Kuwait che al 90 per cento dipende dal trattamento dell’acqua di mare
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Non è stato un Mondiale Maga quello vinto dagli spagnoli in finale con l'Argentina
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L’ex direttore dell’Observer: “Andy farà tante cose, dalla riforma dell’assistenza sanitaria alla nazionalizzazione dell’acqua. E riporterà il Paese nell’Ue”
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Dopo Hormuz, gli Houthi minacciano anche lo stretto sul Mar Rosso. Si apre una finestra di dieci giorni per una tregua tra Washington e Teheran.
Il fronte del Mar Rosso si riapre nel momento più critico della guerra tra Stati Uniti e Iran. I ribelli Houthi nello Yemen hanno annunciato infatti un “embargo marittimo immediato” contro i porti dell’Arabia Saudita, minacciando di colpire le petroliere dirette ai porti del regno lungo lo stretto di Bab el-Mandeb. “Ribadiamo il diritto del nostro popolo di rispondere a un blocco con un blocco e di rispondere a ogni escalation con un’escalation”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce del gruppo, considerato vicino all’Iran dopo che la scorsa settimana diversi scontri a fuoco lungo la frontiera con l’Arabia Saudita, avevano minacciato un cessate il fuoco con il regno che dura da oltre quattro anni. La reazione dei mercati non si è fatta attendere: il Brent ha sfiorato i 91 dollari al barile, massimo da metà giugno, prima di ripiegare verso gli 88 in seguito alle indiscrezioni riferite da Reuters relative ad una proposta di mediazione, un cessate il fuoco di dieci giorni tra Washington e Teheran, pensata per riaprire uno spiraglio diplomatico dopo il naufragio dell’intesa siglata a giugno. Tra le due notizie, quasi contemporanee, si misura la fragilità dell’intero scacchiere: un fronte che si apre a sud, mentre un altro prova, faticosamente, a chiudersi a nord.

Petrolio senza via d’uscita? |
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Per capire come l’annuncio di una milizia armata yemenita possa smuovere in poche ore i mercati energetici globali, bisogna osservare la mappa delle rotte marittime intorno alla penisola araba. Da quando la guerra ha reso Hormuz quasi impraticabile – domenica vi sono transitate appena quattro navi, contro le circa 130 che vi passavano quotidianamente di prima del conflitto – l’Arabia Saudita ha spinto al massimo i transiti di greggio attraverso l’oleodotto Est-Ovest, la Petroline, che scarica il flusso dei giacimenti orientali sul terminale di Yanbu, affacciato sul Mar Rosso. È un modo di aggirare il blocco imposto da Teheran su Hormuz, ma quel petrolio, per raggiungere l’Asia, deve comunque attraversare il collo di bottiglia che gli Houthi minacciano ora di chiudere. Non è un problema da poco: da Bab el-Mandeb, che separa il Golfo di Aden dal Mar Rosso e, attraverso Suez, dal Mediterraneo, transita ogni anno circa il 12% del commercio marittimo mondiale. La notizia del blocco dunque, non annuncia soltanto un nuovo fronte yemenita. Segnala anche che l’ultima via d’uscita del greggio saudita è ora sotto minaccia diretta e che, per la prima volta dall’inizio della guerra, i due principali snodi del petrolio mediorientale rischiano di restare bloccati contemporaneamente.
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Donald Trump sotto pressione: tra crisi internazionali, malumori nel GOP e caso Epstein, l’estate mette a nudo le prime crepe del secondo mandato.
Internet non è più importante della crisi climatica, della giustizia di genere, dei genocidi o della disuguaglianza. Però, è il terreno su cui si combattono queste battaglie. Senza un web libero, giusto e aperto, la battaglia è persa in partenza