Non sono le imposte, sono i tagli alla spesa
Di Ivo Durisch
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Per capire cosa sia davvero lo Stato bastano due cifre. Da una parte i servizi che il Cantone offre. Dall’altra le imposte che i cittadini pagano per finanziarli.
Nel 2025 il Cantone ha speso circa 4,6 miliardi di franchi. Tolti i giri contabili interni, i servizi e gli aiuti alle persone valgono circa 4,2 miliardi: 12’000 franchi per ogni abitante. Prestazioni che usiamo tutti i giorni o quando ne abbiamo bisogno.
Le voci più grandi sono la sanità e la socialità, quasi 1,9 miliardi, il 45% di tutta la spesa. Dentro ci sono le cure ospedaliere: 379 milioni; i sussidi di cassa malati: 255 milioni, più altri 171 milioni per chi riceve le prestazioni complementari; le prestazioni complementari Avs e Ai: 266 milioni in tutto; le prestazioni assistenziali: 100 milioni; gli istituti per persone invalide: 133 milioni; le cure a domicilio: 101 milioni e le case per anziani: 42 milioni. C’è poi la scuola, dalle Elementari all’università, che pesa per oltre un miliardo. Ci sono la sicurezza e la giustizia, dove solo la Polizia cantonale costa 118 milioni.
E infine c’è il trasporto pubblico per circa cento milioni all’anno.
Sull’altro lato della bilancia ci sono le entrate. Per finanziare questi servizi concorrono le imposte cantonali, le partecipazioni dei Comuni – finanziate attraverso le imposte comunali – e la quota dell’imposta federale diretta attribuita al Cantone – per un totale di circa 2,8 miliardi: quasi 7’900 franchi per abitante.
Le pagano soprattutto le persone, con le imposte sul reddito, compresa l’imposta alla fonte, e sulla sostanza. Le imprese versano circa il 15% e il resto arriva da successioni, compravendite immobiliari, atti notarili e imposte di circolazione.
In media, dunque, ogni abitante riceve quasi 12’000 franchi di servizi e ne paga circa 7’900 in imposte, due terzi del valore di ciò che riceve; il resto lo coprono la solidarietà del modello federalista e i dividendi, o la remunerazione del capitale, di alcune partecipate. Una quota importante proviene dagli utili distribuiti da BancaStato e dalla Banca nazionale svizzera.
I servizi pubblici sono a disposizione di tutti: scuola, ospedali, sicurezza, strade, trasporti e aiuti sociali esistono per ciascuno di noi quando ne ha bisogno. L’imposta, invece, non è uguale per tutti.
Chi guadagna molto paga molto di più, anche in percentuale. È il principio della progressività fiscale. Sostanzialmente significa che chi ha redditi bassi e medi riceve dal Cantone più di quanto paga. Chi si trova nella fascia più alta della distribuzione dei redditi finisce invece, oltre una determinata soglia, per pagare più di quanto riceve direttamente.
Prendiamo una coppia con un figlio. In servizi questa famiglia riceve circa 36’000 franchi l’anno. E quanto versa al Cantone? Con 100’000 franchi di reddito imponibile versa circa 7’800 franchi (riceve 28’000 franchi in più di quanto paga); con 150’000 versa circa 15’700 (ancora 20’000 in più); con 200’000 – un reddito già molto alto – circa 24’600 (ancora 11’000 in più). Il pareggio arriva solo attorno ai 260’000 franchi di reddito imponibile, cioè oltre 330’000 franchi di reddito lordo, prima delle deduzioni. Solo sopra questa cifra una coppia con un figlio versa al Cantone più di quanto riceve. Sono poche famiglie, tutte in cima alla piramide della ricchezza. Solo 3 famiglie su 100 versano al Cantone più di quanto ricevono.
In altre parole, quasi ogni famiglia ticinese riceve dal Cantone più di quanto paga. Non perché “vive a spese dello Stato”, ma perché questo è il patto sociale che ci siamo dati.
Quando si fanno gli sgravi invece a guadagnarci sono soprattutto i redditi alti. Quegli sgravi riducono strutturalmente le entrate e aggravano il disavanzo. Quando poi si decide di riequilibrare i conti soprattutto attraverso la spesa, il risultato sono tagli ai servizi. Così il conto degli sgravi finisce per pagarlo il cittadino comune con i servizi e gli aiuti che gli vengono a mancare. “Meno Stato, più soldi in tasca” è un’illusione, per chi riceve dal Cantone più di quanto versa — cioè quasi tutti — ogni servizio tagliato è una perdita, un costo che bisogna coprire di tasca propria. E il risparmio sulle imposte non compensa le perdite.
Perché quando si taglia un servizio, il bisogno non sparisce. Cambia solo chi paga. La persona anziana che ha bisogno di cure a casa ne ha bisogno comunque. Prima quel costo era di tutti, pagato con imposte in cui chi ha di più dà di più. Dopo il taglio, quel costo è solo suo. Diventa una tariffa uguale per tutti, che non guarda al reddito.
I conti pubblici vanno tenuti in ordine. Su questo non si discute. La vera domanda è un’altra: chi paga il riordino? Per la grande maggioranza dei ticinesi va rovesciato il modo di vedere le cose. Non sono le imposte a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Sono i tagli alla spesa!
Ivo Durisch, capogruppo Ps
Scritto per La Regione
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