L’UDC mette in discussione lo Stato di diritto
Anche all’estero la democrazia semidiretta svizzera è oggetto di ammirazione, ma un giudice federale teme che i diritti fondamentali siano in pericolo
Filtra per rubrica
Filtra per autore/trice
Anche all’estero la democrazia semidiretta svizzera è oggetto di ammirazione, ma un giudice federale teme che i diritti fondamentali siano in pericolo
• – Redazione
Il magnate sostiene la leader del Rassemblement National dopo il ritorno ufficiale nella corsa all’Eliseo. Parigi replica: «Solo gli sciocchi non cambiano idea»
• – Redazione
La minaccia del presidente americano ha acceso i riflettori sull’impianto che gli iraniani avrebbero costruito a centinaia di metri sotto una montagna alta circa 1.600 metri. Ma è protetto da una roccia densa ed è così in profondità da poter resistere ai “bunker buster” americani
• – Redazione
Resta lo spettro della tariffa iraniana, mentre il doppio blocco spinge in alto i prezzi
• – Redazione
GREENPEACE Come sta il Mediterraneo? Purtroppo male
• – Redazione
Il problema è che questo partito — il cui fondatore non ha mai nascosto le proprie opinioni su ebrei e arabi — si presenta come puro e integro
• – Redazione
Antonello Pasini, fisico del Cnr, svela i falsi miti sul caldo: da “il clima sulla Terra è sempre cambiato” a “le ondate di calore ci sono sempre state”
• – Redazione
Il caldo estremo sembra essere qualcosa che si deve accettare senza lamentarsi. Eppure uno Stato ha il dovere di proteggere la popolazione
• – Redazione
La Casa Bianca ha comunicato al Congresso la ripresa delle ostilità. “Controlleremo lo Stretto, pedaggi per il passaggio delle navi”
• – Redazione
AMERICA LATINA Si accende il dibattito sulle riforme, tra accuse di tradimento e tentazioni di oligarchia
• – Redazione
Anche all’estero la democrazia semidiretta svizzera è oggetto di ammirazione, ma un giudice federale teme che i diritti fondamentali siano in pericolo
Di Jürg Müller-Muralt, Infosperber
In Svizzera è in corso, in un certo senso, un dibattito politico pubblico permanente. Dall’inizio del 2025 alla metà del 2026 solo a livello federale sono stati sottoposti a votazione popolare dieci progetti di legge – preceduti da un dibattito pubblico di portata spesso epica. La gamma dei temi è molto ampia e di varia rilevanza: si è discusso, tra l’altro, dell’estensione della sovranità doganale della Confederazione agli alcolici, di questioni relative al contante, alla tassazione individuale e alla creazione di un fondo per il clima, fino alla richiesta di ridurre drasticamente i canoni radiofonici e televisivi e di arrestare la crescita demografica a dieci milioni di persone. I referendum facoltativi e obbligatori, e il diritto di iniziativa, sono un tratto distintivo della democrazia elvetica.
È anche un prodotto di esportazione, e trova molti ammiratori anche oltre i confini svizzeri. In Germania, negli ultimi circa 40 anni sono già state presentate diverse proposte che si rifanno alla vicina Confederazione. Nel 2002, ad esempio, l’SPD e Bündnis 90/Die Grünen hanno presentato un progetto di legge per «l’introduzione dell’iniziativa popolare, del referendum popolare e del referendum consultivo nella Legge fondamentale». Nel Bundestag tedesco il progetto ha persino ottenuto la maggioranza, ma è fallito per mancanza della maggioranza dei due terzi.
Sull’onda della democrazia diretta cavalcano però anche ambienti la cui reputazione democratica non è al di sopra di ogni dubbio. Quando il Partito Nazionaldemocratico Tedesco (NPD) – oggi in gran parte irrilevante (dal 2023 «Die Heimat») – esaltava ripetutamente la democrazia diretta svizzera, non si trattava certo di un complimento di cui la Svizzera potesse andare fiera. Ormai praticamente tutti i partiti europei, da quelli populisti di destra a quelli di estrema destra, giocano la carta della democrazia diretta. Il Rassemblement National francese, il partito spagnolo Vox, l’FPÖ austriaco e gli attuali partiti della coalizione italiana Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sostengono gli strumenti della democrazia diretta. Il più attivo in questo senso è l’AfD in Germania. Nel suo programma politico si legge: «L’AfD si impegna a introdurre anche in Germania i referendum popolari sul modello svizzero».
Ma torniamo alla Svizzera. Anche qui ci sono voci critiche che non vedono sempre la democrazia diretta sotto una luce rosea. Una delle prime voci di allarme fu quella del liberale di Neuchâtel Numa Droz, consigliere federale dal 1876 al 1892. Nel 1893 fu sottoposta a votazione la primissima iniziativa popolare federale: il divieto di macellazione senza stordimento. Fu approvata dal popolo e dai cantoni. L’iniziativa era fortemente improntata a risentimenti antisemiti ed era palesemente rivolta contro gli ebrei. Nel 1894 prese poi la parola Numa Droz. Per lui era chiaro che con l’introduzione dell’iniziativa popolare nel 1891 e con l’approvazione di questa iniziativa di matrice antisemita fosse iniziata «l’era della demagogia».
Niccolò Raselli, ex giudice ordinario del Tribunale federale svizzero, ne parla in un articolo pubblicato di recente sulla rivista online «Geschichte der Gegenwart» dal titolo «Il potenziale seduttivo plebiscitario degli strumenti di democrazia diretta».
Nel suo saggio, Raselli illustra, sulla base delle iniziative dell’UDC tra il 2009 e il 2026, «come le votazioni democratiche siano state utilizzate per relativizzare i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, ma anche il diritto internazionale, nonché per minare i principi dello Stato di diritto».
L’ex giudice federale Niccolò Raselli sottolinea che, dal punto di vista dei contenuti, non esistono barriere istituzionali efficaci contro le iniziative contrarie ai diritti umani. I diritti popolari, fortemente sviluppati, presuppongono una cultura politica improntata al rispetto e alla considerazione reciproca. Raselli conclude: «Per i populisti, democrazia non significa né separazione dei poteri né controllo del potere. Piuttosto, essi sperano che il legame plebiscitario con il cosiddetto popolo consenta loro di raggiungere meglio i propri obiettivi – aggirando il Parlamento –, ovvero l’assolutizzazione della sovranità popolare a scapito delle minoranze, l’emarginazione degli stranieri sulla base di caratteristiche nazionalistiche e culturalistiche quali la lingua, la religione o l’etnia, lo smantellamento delle garanzie dello Stato di diritto e il controllo della magistratura.»
Traduzione e adattamento a cura della redazione
Nell’immagine: la democrazia diretta in azione: votazione alla Landsgemeinde di Glarona nel maggio 2026
GREENPEACE Come sta il Mediterraneo? Purtroppo male
"Sono una donna del Medio Oriente, di una regione intrappolata nella guerra e preda delle fiamme del terrorismo e dell'estremismo”. Il discorso della militante iraniana Narges Mohammadi, letto dai figli in occasione del conferimento del Premio Nobel per la pace 2023