L’UDC mette in discussione lo Stato di diritto

L’UDC mette in discussione lo Stato di diritto

Anche all’estero la democrazia semidiretta svizzera è oggetto di ammirazione, ma un giudice federale teme che i diritti fondamentali siano in pericolo


Redazione
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L’UDC mette in discussione lo Stato di diritto

Di Jürg Müller-Muralt, Infosperber

In Svizzera è in corso, in un certo senso, un dibattito politico pubblico permanente. Dall’inizio del 2025 alla metà del 2026 solo a livello federale sono stati sottoposti a votazione popolare dieci progetti di legge – preceduti da un dibattito pubblico di portata spesso epica. La gamma dei temi è molto ampia e di varia rilevanza: si è discusso, tra l’altro, dell’estensione della sovranità doganale della Confederazione agli alcolici, di questioni relative al contante, alla tassazione individuale e alla creazione di un fondo per il clima, fino alla richiesta di ridurre drasticamente i canoni radiofonici e televisivi e di arrestare la crescita demografica a dieci milioni di persone. I referendum facoltativi e obbligatori, e il diritto di iniziativa, sono un tratto distintivo della democrazia elvetica.

È anche un prodotto di esportazione, e trova molti ammiratori anche oltre i confini svizzeri. In Germania, negli ultimi circa 40 anni sono già state presentate diverse proposte che si rifanno alla vicina Confederazione. Nel 2002, ad esempio, l’SPD e Bündnis 90/Die Grünen hanno presentato un progetto di legge per «l’introduzione dell’iniziativa popolare, del referendum popolare e del referendum consultivo nella Legge fondamentale». Nel Bundestag tedesco il progetto ha persino ottenuto la maggioranza, ma è fallito per mancanza della maggioranza dei due terzi.

Sull’onda della democrazia diretta cavalcano però anche ambienti la cui reputazione democratica non è al di sopra di ogni dubbio. Quando il Partito Nazionaldemocratico Tedesco (NPD) – oggi in gran parte irrilevante (dal 2023 «Die Heimat») – esaltava ripetutamente la democrazia diretta svizzera, non si trattava certo di un complimento di cui la Svizzera potesse andare fiera. Ormai praticamente tutti i partiti europei, da quelli populisti di destra a quelli di estrema destra, giocano la carta della democrazia diretta. Il Rassemblement National francese, il partito spagnolo Vox, l’FPÖ austriaco e gli attuali partiti della coalizione italiana Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sostengono gli strumenti della democrazia diretta. Il più attivo in questo senso è l’AfD in Germania. Nel suo programma politico si legge: «L’AfD si impegna a introdurre anche in Germania i referendum popolari sul modello svizzero».

Democrazia diretta e  demagogia

Ma torniamo alla Svizzera. Anche qui ci sono voci critiche che non vedono sempre la democrazia diretta sotto una luce rosea. Una delle prime voci di allarme fu quella del liberale di Neuchâtel Numa Droz, consigliere federale dal 1876 al 1892. Nel 1893 fu sottoposta a votazione la primissima iniziativa popolare federale: il divieto di macellazione senza stordimento. Fu approvata dal popolo e dai cantoni. L’iniziativa era fortemente improntata a risentimenti antisemiti ed era palesemente rivolta contro gli ebrei. Nel 1894 prese poi la parola Numa Droz. Per lui era chiaro che con l’introduzione dell’iniziativa popolare nel 1891 e con l’approvazione di questa iniziativa di matrice antisemita fosse iniziata «l’era della demagogia».

Le iniziative dell’UDC «minano i principi dello Stato di diritto»

Niccolò Raselli, ex giudice ordinario del Tribunale federale svizzero, ne parla in un articolo pubblicato di recente sulla rivista online «Geschichte der Gegenwart» dal titolo «Il potenziale seduttivo plebiscitario degli strumenti di democrazia diretta».

Nel suo saggio, Raselli illustra, sulla base delle iniziative dell’UDC tra il 2009 e il 2026, «come le votazioni democratiche siano state utilizzate per relativizzare i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, ma anche il diritto internazionale, nonché per minare i principi dello Stato di diritto».

  • Esempio 1: L’iniziativa per il divieto del burqa («Sì al divieto di coprirsi il volto», 2021). Secondo Raselli, un divieto generale di coprirsi il volto è una «misura drastica e sproporzionata. Le donne che indossano il velo integrale non vengono affatto protette dal divieto, ma piuttosto emarginate dalla vita pubblica e discriminate». La controproposta del Consiglio federale e del Parlamento è stata respinta nella votazione popolare, mentre l’iniziativa è stata approvata.
  • Esempio 2: L’iniziativa sui minareti («Contro la costruzione di minareti», 2009). È stata respinta dal Consiglio federale e dal Parlamento, ma approvata dal popolo. Secondo Raselli, essa viola «la libertà di religione, il divieto di discriminazione e, data la sua assolutezza, il principio di proporzionalità».
  • Esempio 3: L’iniziativa «Per l’espulsione degli stranieri criminali» (2010). Essa «revoca automaticamente agli stranieri, indipendentemente dal loro status ai sensi del diritto degli stranieri, il diritto di soggiorno e ogni diritto legale alla permanenza in Svizzera, qualora siano stati condannati per determinati reati o abbiano percepito in modo abusivo prestazioni delle assicurazioni sociali o dell’assistenza sociale». L’iniziativa non sarebbe compatibile né con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), né con il Patto II dell’ONU (Patto internazionale sui diritti civili e politici), né con il principio di proporzionalità. Il Consiglio federale e il Parlamento l’hanno quindi respinta. Il popolo l’ha invece approvata.
  • Esempio 4: Di conseguenza, il Parlamento ha inserito nel Codice penale una clausola per i casi di particolare difficoltà, che si applica quando l’espulsione comporterebbe un grave disagio personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevalerebbe, il che è valso al Parlamento l’immediata accusa di violazione della Costituzione da parte dell’UDC. E quest’ultima è passata all’azione: con la cosiddetta «iniziativa di applicazione» (2016) ha chiesto «l’espulsione senza eccezioni e sistematica dalla Svizzera degli stranieri che hanno commesso reati», accettando così di minare i principi dello Stato di diritto. L’iniziativa è stata respinta dal popolo.
  • Esempio 5: Dopo la bocciatura dell’iniziativa, l’UDC ha lanciato la cosiddetta «Iniziativa sull’autodeterminazione» («Diritto svizzero invece di giudici stranieri», 2018). Chiedeva che in futuro la Costituzione federale avesse la precedenza sul diritto internazionale, il che avrebbe portato alla denuncia della CEDU. Sebbene anche questa sia stata respinta dal popolo, «gli avvenimenti dimostrano tuttavia come l’iniziativa popolare venga sempre più spesso strumentalizzata come veicolo populista per l’affermazione di obiettivi estremisti».
  • Esempio 6: L’iniziativa «Contro l’immigrazione di massa» (2014). Essa limita il numero dei permessi di soggiorno per gli stranieri in Svizzera attraverso quote massime annuali e contingenti e vieta i trattati internazionali che violino questo articolo. «L’iniziativa non è compatibile né con l’accordo sulla libera circolazione con l’UE né con quello degli Stati dell’EFTA. Il Consiglio federale e il Parlamento l’hanno respinta, mentre il popolo l’ha approvata. Di conseguenza, il Parlamento ha attuato l’iniziativa mediante una modifica legislativa conforme al diritto internazionale, il che ha valso al Parlamento, da parte dell’UDC, l’accusa di violazione della Costituzione.»
  • Esempio 7: L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» (2026). Essa mirava al diritto d’asilo e alla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, alla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE, all’Accordo di Schengen, al Sistema d’informazione Schengen, indispensabile per la sicurezza, e all’Accordo di Dublino, rilevante per il funzionamento della procedura d’asilo. L’iniziativa è stata respinta dal popolo.
I populisti di destra vogliono aggirare il Parlamento

L’ex giudice federale Niccolò Raselli sottolinea che, dal punto di vista dei contenuti, non esistono barriere istituzionali efficaci contro le iniziative contrarie ai diritti umani. I diritti popolari, fortemente sviluppati, presuppongono una cultura politica improntata al rispetto e alla considerazione reciproca. Raselli conclude: «Per i populisti, democrazia non significa né separazione dei poteri né controllo del potere. Piuttosto, essi sperano che il legame plebiscitario con il cosiddetto popolo consenta loro di raggiungere meglio i propri obiettivi – aggirando il Parlamento –, ovvero l’assolutizzazione della sovranità popolare a scapito delle minoranze, l’emarginazione degli stranieri sulla base di caratteristiche nazionalistiche e culturalistiche quali la lingua, la religione o l’etnia, lo smantellamento delle garanzie dello Stato di diritto e il controllo della magistratura.»

Traduzione e adattamento a cura della redazione
Nell’immagine: la democrazia diretta in azione: votazione alla Landsgemeinde di Glarona nel maggio 2026

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