Bukele si fa re: diventa legale la rielezione a vita
EL SALVADOR L’uomo che ha aperto le carceri ai deportati dagli Usa ora ha una Costituzione su misura: è rieleggibile a tempo indefinito
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EL SALVADOR L’uomo che ha aperto le carceri ai deportati dagli Usa ora ha una Costituzione su misura: è rieleggibile a tempo indefinito
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• – Sarah Parenzo
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• – Aurelio Sargenti
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• – Redazione
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• – Redazione
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• – Aldo Sofia
EL SALVADOR L’uomo che ha aperto le carceri ai deportati dagli Usa ora ha una Costituzione su misura: è rieleggibile a tempo indefinito
«Ci accusano che qui sia finita la democrazia perché siamo uno stato povero e irrilevante; mentre nel 90% delle nazioni sviluppate esiste la rielezione permanente e nessuno dice nulla; come nelle monarchie parlamentari di Spagna, Gran Bretagna e Danimarca». Così si è espresso, irritato, il 44enne presidente di El Salvador, Nayib Bukele, dopo le aspre critiche rivoltegli per aver promosso nel minuscolo paese centroamericano una riforma costituzionale che prevede la rielezione indefinita nonché l’allungamento del mandato da cinque a sei anni.
Il suo partito Nuevas Ideas, che insieme a due formazioni alleate controlla 57 dei 60 seggi in parlamento, ha infatti introdotto la scorsa settimana uno stravolgimento costituzionale che prevede pure la cancellazione dell’eventuale ballottaggio elettorale.
Bukele dopo essere stato eletto capo di stato nel 2019 e contando su un’ampia maggioranza nell’Assemblea legislativa aveva già subordinato a sé il potere giudiziario, nominando una Corte suprema di giustizia a propria immagine e somiglianza che gli permise lo scorso anno di farsi rieleggere nonostante la costituzione lo impedisse.
Il giovane presidente millennial, che paradossalmente proveniva dalle fila della ex guerriglia del Farabundo Martì (che lo aveva lanciato come sindaco della capitale San Salvador) può contare ancora oggi su una maggioritaria simpatia popolare dopo aver sgominato le gang giovanili che controllavano le periferie delle grandi città (e non solo) e che avevano convertito El Salvador in uno dei paesi più violenti al mondo.
In carcere sono finiti fino a 80mila presunti membri delle bande con processi sommari e violazioni arbitrarie della giurisdizione grazie al varo, nel marzo del 2022, di uno stato di emergenza tuttora vigente. Basta avere un tatuaggio per finire in carcere. Sta di fatto che l’indice degli omicidi è sceso drasticamente mentre è cresciuto il consenso nei confronti di Bukele, considerato oggi fra i più compiacenti capi di stato verso Donald Trump. Cui ha spalancato le inferriate delle nuove carceri salvadoregne per affittarle ai deportati dagli Usa, in particolare venezuelani.
Così che El Salvador si sta convertendo in un vero e proprio regime dove ong per i diritti umani e della società civile vengono criminalizzate e i loro funzionari sempre più costretti all’esilio per evitare il carcere. Come accaduto a diversi oppositori. Per non parlare della persecuzione a giornalisti, in particolare quelli di El Faro che avevano documentato fin nei dettagli le trattative e gli scambi di Bukele direttamente con i capi delle gang.
Oltre alla corruttela della famiglia imprenditoriale dei Bukele, paradossalmente originari della Palestina (di Betlemme). Che naturalmente non proferisce parola sulla tragedia del loro popolo originario. Al contrario mantiene relazioni cordiali con Israele.
Certo l’approvazione verso Nayib è in un pur lento calo. Soprattutto dopo l’ambiziosa quanto fallimentare legalizzazione del bitcoin (primo paese al mondo) nel settembre 2021. Che lo scorso dicembre il Fondo Monetario internazionale gli ha fatto clamorosamente rimangiare in cambio di un prestito di 1.400 milioni di dollari. Mentre le condizioni di vita della popolazione, nonostante le promesse, sono in costante peggioramento.
Scritto per “il manifesto”
Nell’immagine: Il president di El Salvador Nayib Bukele
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