Labour, l’orgoglio ritrovato. Burnham infiamma la base: “Ora stop al neo-liberismo”
In agenda nazionalizzazioni e piano casa. I mercati aspettano il governo
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In agenda nazionalizzazioni e piano casa. I mercati aspettano il governo
Di Marco Varvello, La Stampa
LONDRA. L’orgoglio ritrovato dei Laburisti britannici va in scena nella tarda mattinata inglese. Teatro: un blocco di cemento anni Cinquanta a due passi dal British Museum, il quartier generale londinese del “Trade Union Congress”, la federazione dei sindacati nazionali. Il nuovo leader, Andy Burnham, galvanizza gli animi frustrati dei vertici che lo hanno appena acclamato. Promette il ritorno ai valori fondativi del partito dei lavoratori e della sinistra progressista. Un programma di governo «orgogliosamente laburista», dice.
Significa dunque un cambiamento che metta fine «a 40 anni di neo-liberalismo, che ha fatto male a tante persone e a tante fasce sociali».Così scandisce le parole Burnham per compiacere l’ala sinistra del partito. Considerare «40 anni» vuole dire infatti comprendere anche i governi di Tony Blair, centrista moderato, di cui peraltro il nuovo leader fu giovane sottosegretario.
Tornare al Laburismo significa un maggiore intervento pubblico in economia, puntando a nazionalizzazione e re-industrializzazione di settori dell’apparato produttivo britannico messi fuori mercato dalla concorrenza globale. Obiettivi già compresi nel manifesto elettorale del 2024 che Starmer aveva cominciato a realizzare ma con eccessiva prudenza. Oltre alle ferrovie torneranno allo Stato la fornitura dell’acqua, di altri servizi essenziali e di quel che rimane delle acciaierie.
Poi un ambizioso piano casa, che soprattutto nelle grandi aree urbane riduca l’attuale drammatica carenza di abitazioni a prezzi accessibili. E ancora il decentramento su base regionale, con il trasferimento fuori Londra di pezzi di amministrazione dello Stato, ministeri e dipartimenti. Un modo per ridurre il divario con la megalopoli londinese e affrontare il malcontento delle regioni del Nord Inghilterra, dove la gente si sente dimenticata e si fa sedurre dalla protesta dalla destra populista.
Burnham è un politico navigato e buon comunicatore, pare anche per l’influenza della moglie, origini olandesi ed esperta di marketing e pubbliche relazioni. Così l’ottimismo per la nuova fase laburista trova subito il suo slogan: «Give back control», ridare il controllo alle aree finora emarginate. Una frase che non a caso riecheggia la vincente parola d’ordine della campagna Brexit: «Get back control», riprendere il controllo su base nazionale. Un riferimento quasi ironico visto che Burnham comunque continuerà nella politica di riavvicinamento all’Unione europea, anche per interesse dell’economia britannica.
Nel suo primo discorso da nuovo leader laburista, prima di pensare da lunedì al governo, Burnham ha dunque entusiasmato vertice e base del partito, tracciando il suo percorso politico e soprattutto invocando l’unità. Chiede di mettere da parte le tante «fazioni» – in italiano diremmo correnti – che hanno dilaniato i Laburisti anche recentemente, dalla cacciata dell’ex leader Jeremy Corbyn alla rimozione di Starmer. Con la sua elezione senza rivali Burnham almeno questo primo risultato lo ha già raggiunto. Sostenuto da oltre il 90 per cento del gruppo parlamentare e dai sindacati ha messo d’accordo quasi tutti.
Più difficile sarà mantenere questa armonia da luna di miele. Primo test ovviamente la formazione della squadra di governo, con la nomina dei ministri di maggiore peso. A cominciare dal Cancelliere dello Scacchiere, termine arcaico per indicare il super-ministro che raggruppa economia, finanze e tesoro. La sinistra laburista tifa per Ed Milliband, già leader nel passato e fautore di una restrittiva politica energetica di transizione verso le rinnovabili, a costo di penalizzare l’industria.
Troppo rigido e troppo di sinistra, imprese e mercati lo temono. Così per evitare scossoni finanziari Burnham potrebbe scegliere la centrista Shabana Mahmood, da ministra degli Interni promotrice di una draconiana legge per limitare l’immigrazione. Al diffondersi di questa indiscrezione la sterlina ha fatto un balzo all’insù. La sinistra laburista lo attende al varco e affila i coltelli. Burnham per ora se l’è cavata dicendo che non ha ancora deciso la lista dei ministri, la sta «finalizzando». Gli rimane un weekend di riflessione.
Nel frattempo l’unica certezza è per i suoi concittadini di Manchester. Già da lunedì sarà operativa la nuova sede decentrata di “n. 10 North”, una succursale al Nord del mitico numero 10 di Downing street, per dare anche plasticamente il senso di una maggiore attenzione al Settentrione. Dopo il grigio Starmer, disastroso comunicatore, Burnham sa bene che la politica dei giorni nostri richiede anche immediati visibili messaggi e slogan accattivanti.
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