Dazi, cresce la fronda anti-Trump
Si allargano le crepe nel muro repubblicano che sostiene il presidente. Il dissenso alla Camera rischia di far mancare la maggioranza al Gop
Filtra per rubrica
Filtra per autore/trice
Si allargano le crepe nel muro repubblicano che sostiene il presidente. Il dissenso alla Camera rischia di far mancare la maggioranza al Gop
• – Redazione
• – Franco Cavani
Sono convinto che a incontrarli singolarmente scoprirei che molti dei suoi elettori sono gente perbene, che poi si lascia convincere da una propaganda anti-stranieri utile a nascondere le mancate soluzioni al nostro degrado economi-sociale. Di Bruno Brughera
• – Redazione
Per la seconda volta consecutiva, il manifesto ufficiale del Film Festival Locarno è stato affidato a una star internazionale della fotografia
• – Michele Ferrario
Ma arrivate al successo (alle Olimpiadi) molte difendono la 'kapò' accusata di vessazioni e umiliazioni. Il caso delle ginnaste italiane approda a Losanna, alla Gymnastics Ethics Foundation che indaga su molestie e abusi vari
• – Libano Zanolari
Il primato del biglietto verde ha pagato il disavanzo Usa. Washington vuole una moneta debole per l’esportazione e forte per vendere bond. Ed è difficile
• – Redazione
Di Ezio Mauro, La Repubblica E adesso possiamo chiederci com’è stato possibile. Già questa è una sconfitta, perché interviene a cose fatte, senza poter cambiare la realtà. Da cittadini siamo retrocessi a spettatori di una politica trasformata in performance, con l’unica ossessione di cambiare il mondo, rimodellandolo secondo un progetto autoritario e reazionario. Il ritardo […]
• – Redazione
Indignazione per Gaza ma critiche per la mancata resa di Zelensky. La guerra amplificatore della paura di pagare i costi della crisi
• – Redazione
Di Anna Foa, La Stampa Fra tutti i significati della parola “risposta” – la risposta ad una domanda, la risposta ad una lettera, quella ad una terapia medica, e via discorrendo – la risposta come reazione aggressiva sta diventando sempre più diffusa, con l’aiuto anche dei social in cui i commenti si caratterizzano sempre più […]
• – Redazione
Ancora più difficile perseguire una politica di allocazione delle risorse che tenga conto dei bisogni in campo sanitario, sociale e formativo
• – Spartaco Greppi e Christian Marazzi
Si allargano le crepe nel muro repubblicano che sostiene il presidente. Il dissenso alla Camera rischia di far mancare la maggioranza al Gop
Di Alberto Simoni, La Stampa
WASHINGTON. «Si vedono le prime crepe del sostegno a Donald Trump», confessa uno stratega di fede repubblicana. La settimana dei dazi a mezzo mondo va in archivio con una serie di segnali che la Casa Bianca – continua la fonte – farebbe bene a monitorare. Martedì il candidato vicino ai repubblicani per la Corte suprema del Wisconsin è stato sconfitto nelle elezioni per il rinnovo di un seggio; quindi, Cory Booker, senatore democratico del New Jersey, ha parlato per 25 ore di fila generando attenzione e alimentando l’idea che una strada all’opposizione a Trump diversa è possibile; poi i cortei di sabato. Le manifestazioni,1300 piazze, 600mila aderenti ufficiali (la CNN parla di «milioni» però), contro le politiche di Trump sono un indicatore di un sentimento che, benché non maggioritario nel Paese, offre elementi di risveglio.
La spia di un’America che oscilla fra rabbia, preoccupazione e scetticismo si è accesa anche fra i ranghi repubblicani. La presa di The Donald sul Grand Old Party è granitica, ma dalle maglie qualcuno sfugge e con una maggioranza al Congresso esigue basta poco per mandare in fibrillazione l’agenda. Al Congresso la furia “pro dazi” dell’Amministrazione con invocazione dell’emergenza nazionale per imporre le tariffe, non è piaciuta. Sette repubblicani si sono schierati con i democratici a sostegno del Trade Review Act per riportare sotto controllo di Capitol Hill il grosso delle politiche commerciali. Altri repubblicani, come Grassley e Paul, hanno appoggiato una risoluzione per togliere i balzelli a Canada e Messico. Tecnicismi, e il testo non è vincolate e non andrà alla Camera; ma pure qui, ha spiegato ieri David Valadao, deputato repubblicano della California, si sta pensando a una legge per riprendere il controllo del trade. Il ragionamento è figlio di quanto sta accadendo da settimane nei distretti chiave (sono circa 20 quelli considerati in bilico per i repubblicani) dove fra proteste ai comizi e telefonate negli uffici locali dei deputati, la temperatura contro i tagli di Musk e ora contro le tariffe (gli elettori temono il contraccolpo sul costo della vita e sono ben poco inclini a immaginare i benefici di un futuro a lungo termine) è alta. L’elenco dei deputati che rumoreggiano si allunga. Don Bacon, uno dei big che viene dal Nebraska, vuole «cancellare i dazi a Canada e Messico, insensato colpire i vicini». Così come French Hill, Arkansas. Ken Kiggans, Virginia, pur difendendo le tariffe, solidarizza con i suoi elettori che parlano di «mossa inflazionistica di Trump». Sono deputati fondamentali per la maggioranza alla Camera (220-213) che dovrà discutere il budget passato al Senato e gradito a Trump.
L’opposizione alle tariffe viene inoltre da altri settori conservatori: in Florida la New Civil Liberties Alliance ha presentato una causa contro l’Amministrazione per le modalità di imposizione delle tariffe alla Cina il 1° febbraio attraverso l’International Emergency Economic Powers Act. La rivista National Review, bastione della galassia tradizionale conservatrice, parla di «attacco alla prosperità degli Usa». «Che succede? Non ci piace più vivere nel Paese più ricco al mondo?», la provocazione consegnata in un articolo.
L’Amministrazione però tira dritto. Ieri i big del team economico hanno presenziato ai talk show domenicali e ribadito i concetti chiave. Kevin Hassett, che guida il Consiglio economico, ha rivelato di contatti con 50 Paesi che chiedono di intavolare negoziati e ha sminuito il contraccolpo sui consumatori americani. Dai pesi massimi Scott Bessent (segretario al Tesoro) e Howard Lutnick (titolare del Commercio) la conferma che i dazi resteranno. Bessent: «Non aspettatevi degli accordi, sono cose (i dazi, ndr) che non si negoziano in giorni o settimane». Ha anche dato risposta al mondo di Wall Street che ha visto dileguarsi oltre 5mila miliardi di dollari in 48 ore: «È un aggiustamento del mercato, non significa stiamo andando verso la recessione» le sue parole alla NBC. Ha chiuso a negoziazioni flash pure Lutnick che ha indicato in «settimane» il tempo in cui i dazi resteranno in vigore.
Se il team di Trump offre compattezza, quanto accaduto fra Elon Musk e Peter Navarro, consigliere di Trump, evidenzia spaccature profonde. Anche se il loro sembra un regolamento di conti personale. Musk sabato aveva fatto un post dicendo che avere un master in economia ad Harvard (come Navarro, ndr) è una «pessima cosa non una buona». Quindi parlando al congresso della Lega aveva immaginato uno schema fra Europa e Usa a «tariffe zero». Ieri la replica di Navarro, abrasiva: «Musk? È uno che vende macchine». —
Nell’immagine: il fronte trumpiano si incrina?
La Gran Bretagna ha approvato una dura legge contro l’immigrazione illegale
Il film è stato proiettato per la prima volta in Italia al Teatro Franco Parenti di Milano