Dopo quello americano ecco il secolo cinese
Il bilancio di una visita a Pechino del “presidente questuante” Donald Trump
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Il bilancio di una visita a Pechino del “presidente questuante” Donald Trump
• – Aldo Sofia
Grazie alla tecno-economia è sempre più attuale la previsione di chi pronosticò “è più facile immaginare la fine della Terra che quella del capitalismo”
• – Lelio Demichelis
Negli anni gli storici hanno chiesto ripetutamente l’accesso ai documenti, ma fino a oggi le autorità svizzere avevano sempre rifiutato
• – Redazione
Una riforma europea vuole cambiare le regole sulla disoccupazione dei frontalieri: in futuro l’indennità verrebbe pagata dal Paese dell’ultimo impiego e non più da quello di residenza. Per la Svizzera si profila un cambio di paradigma, con costi e nodi politici ancora aperti
• – Redazione
AFFARI SUOI La visita di Trump si conclude con la dichiarazione di Xi: «Maga e il grande rinnovamento della Cina possono andare di pari passo»
• – Redazione
Dagli Stati Uniti, via libera alla vendita dei chip Nvidia a 10 aziende cinesi. Ma Pechino frena per ragioni sia geopolitiche che di opportunità: ha già una sua via allo sviluppo dell’IA che non passa per forza dalla potenza di calcolo
• – Redazione
Il Sudafrica sta vivendo un altro momento di grande incertezza politica
• – Carla Ferrari
Quando si pensa a far cassetta e non automobili
• – Renato De Lorenzi
A seguito di un'indagine che ha svelato un'eccessiva mortalità e gravi negligenze nella sua clinica di cardiochirurgia, l'Ospedale di Zurigo ha ammesso le proprie colpe, annunciando dimissioni ai vertici e presentando scuse ufficiali
• – Redazione
IL SORPASSO Pechino ha usato la sua storia millenaria e tutto il suo arsenale di buone maniere per rendere più soft possibile l’arrivo di Trump nella capitale. Ma non appena seduti al tavolo, Xi Jinping ha giocato la sua carta principale
• – Redazione
Il bilancio di una visita a Pechino del “presidente questuante” Donald Trump
Antico. Ma immarcescibile. Erroneamente attribuita a Confucio, è andata in scena la pratica cinese della pazienza strategica: attendere il cadavere del nemico stando seduti sulla riva del fiume. Così anche con Donald J. Trump. Lontani gli Anni Settanta. Allora il capolavoro di Kissinger (grande estimatore degli equilibri imperiali a governare il pianeta, stile Conferenza di Vienna) fu di intuire la disponibilità di Mao e Zhou all’apertura internazionale per contrastare l’ostilità dell’Urss, e così si aprì la strada verso la fine della guerra in Vietnam.
Stavolta il tycoon pellegrino era il questuante. Ultima di una serie impressionante di trasferte di leader occidentali a Pechino. Anche in funzione anti-americana. Meglio, anti-trumpiana. Il capo della Casa Bianca in evidente debolezza a un anno e quattro mesi dal suo reinsediamento alla Casa Bianca: impegolato in Medio Oriente, incerto su come sottrarsi al trappolone iraniano, in crisi di popolarità nelle Americhe (più d’una, vista la disunione dell’impero), sempre più isolato internazionalmente grazie agli insulti come nuova arma d’attacco, accompagnato in Cina da un gruppetto di tecno-capitalisti americani che insieme facevano mille miliardi di dollari. Di meglio non poteva portare il capo della superpotenza tecno-capitalista.
Naturalmente, “risultati fantastici”, nel suo personalissimo e trionfalistico bilancio. Mentre coralmente la stampa americana parla di una partita non solo pareggiata ma vinta dal leader che nel palazzo di Tienanmen raccoglie tutte le cariche del potere cinese: capo della nazione, del partito, dell’esercito. Xi Jinping non ha concesso nulla. Non una parola incoraggiante sui guerrieri-ayatollah di Teheran, che Pechino potrebbe sicuramente influenzare essendo non solo il principale acquirente (a costi bassissimi) del petrolio persiano, ma anche il capofila del “Sud globale”, quello alternativo agli USA; ‘Sud globale’ che si fida più della forza e della credibilità cinesi che della Russia che invade svelando oltretutto la sua pochezza militare. Il “questuante americano” dimenticava che il suo interlocutore ha respinto gli attacchi di Washington nella guerra commerciale, ha anzi replicato trovando nuovi mercati (vedi quello dell’auto elettrica), per nulla intimidito dai vantaggi statunitensi in avanzati campi tecnologici (Intelligenza artificiale in primis, convinto, Xi, di poter recuperare sull’America senza dissanguarsi). Quali “risultati fantastici”, allora?
È semmai lui, il ‘Don’ americano, a regalare ai nuovi capitalisti mandarini, un nuovo passo verso il misconoscimento della protezione statunitense all’isola di Taiwan, lo scrigno dei preziosi chip, e l’avamposto del Pentagono nel Pacifico: che Taipei, ha ammonito Trump, non osi annunciare l’indipendenza statuale del pezzo di terra in cui si rifugiò lo sconfitto Chiang Kai-shek, intanto la Casa Bianca rifletterà se consegnare nuove armi per 11 miliardi di dollari già promesse ai “democratici” amici dell’America, così alterando quella “diplomazia dell’ambiguità” (ufficialmente e lessicalmente adottata dagli stessi americani) che finora ha consentito a Washington di far ciò che vuole pur rispettando la regola della “Cina, uno Stato e due sistemi” (ma Hong Kong, ora controllata dall’esercito e dai funzionari inviati dalla Cina, ricorda al mondo che si tratta di opportunistica bufala diplomatica, sempre più vicina alla scadenza). E infatti, le Borse occidentali, che ben annusano i risultati delle mosse geopolitiche, hanno tutte chiuso in passivo.
Xi aveva ricordato, per una volta abbandonando i toni morbidi, che su Formosa c’è una linea rossa che, se dimenticata, porta dritto a un conflitto, e Trump ha prontamente aderito. Così, tra roboanti dichiarazioni dell’americano, ammirazione per le storiche mura della città proibita, strepitosi propositi politici, comunicati finali con notevoli differenze o dimenticanze, e la promessa cinese dell’acquisto dei Boeing tanto amati dal tycoon, il sipario è calato, e ci si è dati appuntamento in settembre, stavolta negli Stati Uniti. Il prossimo ospite a Pechino dovrebbe essere Putin, quello dell’“alleanza senza limiti con la Cina”. E che Xi può tenere sulla graticola. Del resto si è capito che, continuando così le cose, questo sarà il secolo dell’Impero di mezzo. Il cinese dopo quello americano. Sempre che sia soltanto un secolo.
Nell’immagine: l’incontro ufficiale fra le due delegazioni
Stasera e domani in “Storie” (RSI) la ‘ricostruzione’ di uno dei delitti più efferati avvenuti in Ticino, che in quei giorni si ritrovò comunità ferita e unita nei sentimenti e nelle inquietudini
Il servizio filmato del nostro collaboratore Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera