Esercito inutile e dannoso
I gallonati militari continuano a chiedere miliardi, ma gli storici ricordano che l’esercito non è in grado di difendere la popolazione civile
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I gallonati militari continuano a chiedere miliardi, ma gli storici ricordano che l’esercito non è in grado di difendere la popolazione civile
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I gallonati militari continuano a chiedere miliardi, ma gli storici ricordano che l’esercito non è in grado di difendere la popolazione civile
“Abbiamo perso la pazienza” è il lamento lanciato dall’Associazione delle società militari svizzere (ASM), che nell’ultima assemblea chiede più soldi per finanziare il riarmo. I vertici militari non mancano di arroganza e di supponenza.
Il Parlamento, che su proposta del Governo sta tagliando su tutto, ha appena concesso 4 miliardi di franchi supplementari all’esercito. Ma non bastano. “In realtà, abbiamo bisogno di 60 miliardi di franchi entro il 2040 unicamente per l’equipaggiamento e le munizioni, senza parlare del riarmo”, dichiara il presidente dell’ASM, colonnello Stefan Holenstein, in un’intervista a Le Temps. (25.2.26)
Senza questi soldi, dice il colonnello, non saremo pronti nel 2028, la data in cui i servizi di informazione civili e militari prevedono l’attacco della Russia a un altro territorio europeo.
Riecco la bufala: Putin fatica a occupare il Donbass, ma sarebbe pronto a conquistare il resto dell’Europa. A parte questi deliri, necessari in Europa per giustificare il bellicismo e il riarmo, Holestein delinea una situazione disastrosa dell’esercito svizzero. Un terzo dei sistemi militari non sono operativi, su quattro battaglioni d’artiglieria, solo uno è pronto. Su sei battaglioni di carri armati, solo due funzionano. Su 17 battaglioni di fanteria, solo sei sono impiegabili. “Sono cifre conosciute da anni” afferma serafico il colonnello. Un esercito sconfitto in partenza.
Domanda: ma cosa ha fatto l’esercito dei miliardi ricevuti nei decenni scorsi? Il quasi generale Süssli, scappato a gambe levate con la sua ministra Viola Amherd, cosa ha combinato in questi ultimi anni?
Ripetiamolo ancora una volta: per avere un esercito a pezzi, come lo descrivono i caporioni militari, tanto vale farne a meno. Facciamo come il Liechtenstein, viviamo in pace senza esercito e usiamo le decine di miliardi risparmiati investendo in formazione e ricerca, così la Svizzera farebbe un balzo avanti a favore di tutta la popolazione. Si dirà: ma c’è la guerra in Europa, anche la Svizzera deve fare la sua parte. Invece no, possiamo ragionare in modo controintuitivo e ricorrere al pensiero laterale: mentre tutti si riarmano, noi disarmiamo. Facile da fare, visto che metà dell’armata è già a pezzi. E, ricordiamolo, il quasi generale Süssli ha spiegato che, in caso di guerra, la Svizzera in quindici giorni sarebbe spacciata.
Morale: l’esercito è inutile!
L’esercito non è solo inutile, è anche dannoso. In questi ultimi giorni vengono rilanciati e discussi studi recenti che rivelano, o confermano, che durante l’ultima guerra il generale Guisan era pronto a sacrificare la popolazione civile per garantirsi la sopravvivenza nel ridotto nazionale. Il ridotto nazionale è ormai un mito frantumato, come l’esercito. La Svizzera non poteva essere difesa militarmente: “Da tre a un massimo di cinque giorni, secondo il capo di stato maggiore Jakob Huber, e le truppe tedesche controllerebbero l’altopiano”. (Erich Keller Wochenzeitung 20.11.25).
Anche lo storico Jakob Tanner conferma che “la narrazione secondo cui il piccolo stato neutrale era sopravvissuto con sicurezza a una fase di minaccia grazie alla sua resistenza militare in una fortezza alpina (il Ridotto)” è “una bugia nazionale”.
La retorica sull’importanza dell’esercito nella seconda guerra mondiale sta svanendo. Ci credono solo Blocher e la NZZ. Gli storici hanno chiarito che la Svizzera si è salvata grazie al collaborazionismo con la Germania nazista. Ha acquistato l’oro rubato dai tedeschi per centinaia di milioni di franchi. Ha fornito alla Germania macchine utensili e prodotti high-tech. Ha esportato armi, così l’esercito svizzero non aveva più carri armati. In cambio delle esportazioni, la Svizzera ha ricevuto molti beni, materie prime, fonti energetiche, sostanze chimiche.
Altro che neutralità: interessata sudditanza ai nazisti e “la barca è piena” per gli ebrei e i profughi che chiedevano asilo.
L’articolo di Jakob Tanner, sul Tages Anzeiger, (21.2.26) è titolato “Ciò che la Svizzera deve imparare dal suo passato”. Ecco, la prima cosa è non credere e non assecondare le bugie dei vertici militari, bensì contrastarle.
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