Eventi meteorologici oramai fuori controllo e sempre meno assicurabili
Negli USA già a marzo 44°C. Non è più un episodio isolato, ma il nuovo livello raggiunto dai fenomeni climatici estremi in tutto il mondo
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Negli USA già a marzo 44°C. Non è più un episodio isolato, ma il nuovo livello raggiunto dai fenomeni climatici estremi in tutto il mondo
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Negli USA già a marzo 44°C. Non è più un episodio isolato, ma il nuovo livello raggiunto dai fenomeni climatici estremi in tutto il mondo
Venerdì 20 marzo, il giorno stesso in cui terminava ufficialmente l’inverno, gli stati USA della costa occidentale sono stati colpiti da un’ondata di caldo anomalo, con temperature estreme che, vicino al confine tra la California e Arizona, hanno raggiunto addirittura i 44,4°C, un record assoluto per il mese di marzo. Il giorno successivo questa ondata di caldo s’è poi allargata anche al centro degli Stati Uniti, dove, secondo il Servizio meteorologico nazionale, temperature fino a 35°C sono state registrate nel Missouri, nel Nebraska e nel Kansas, stati del Midwest in cui meno di una manciata di giorni prima le temperature erano ancora al di sotto dello zero.
Sabato 21 marzo, a Kansas City, nel Missouri, e nella cittadina di North Platte, nel Nebraska, è stato registrato con 33,3°C un nuovo record di temperatura per il mese di marzo. Topeka, la capitale del Kansas, ha registrato 35 gradi, altro record per marzo. Cheyenne, la capitale del Wyoming, ha visto per la prima volta il termometro salire a marzo fino a 28,3°C. Nella cittadina di Chanute, nel Kansas, le temperature sono addirittura passate da un minimo di -10,5°C a un massimo di 32,8°C, ossia un aumento di 43.3°C in soli quattro giorni. Temperature da record sono pure state registrate in altre città degli Stati Uniti, tra cui Denver con 30°C, Grand Island nel Nebraska e Midland nel Texas, entrambe con 37°C.
Secondo Chris Field, direttore del “Woods Institute for the Environment” dell’Università di Stanford, l’ondata di calore sviluppatasi in questo mese di marzo nel sud-ovest e nel centro degli Stati Uniti, con temperature fino a 16,7°C superiori alla media stagionale, rientra a pieno titolo nella categoria degli “eventi giganti”. Essa non rappresenta tuttavia un elemento isolato, bensì illustra un fenomeno molto più vasto e cita in questo contesto altri 5 eventi simili verificatisi nel corso degli ultimi 6 anni, ossia: l’ondata di calore in Siberia del 2020, l’ondata di calore nel Pacifico nord-occidentale del 2021, che ha provocato temperature record fino a 54.4°C nella Columbia Britannica, le ondate di calore dell’estate del 2022 in Nord America, Cina ed Europa, il surriscaldamento del Mediterraneo occidentale del 2023 e l’ondata di calore nell’Asia meridionale del 2023; aggravata, quest’ultima, da un’umidità estremamente elevata. A questi 5 eventi si dovrebbe poi aggiungere anche l’ondata di calore che ha colpito l’Antartide orientale nel 2022, con temperature fino a 45°C al di sopra la norma, lo scostamento dalla norma più grande mai registrato nella storia della meteorologia.
Gli eventi meteorologici estremi sempre più intensi, provocati dal surriscaldamento del clima, non si limitano alle giornate di caldo torrido, ma comprendono anche siccità, piogge torrenziali, uragani e incendi mortali, hanno dichiarato oltre una dozzina di scienziati, meteorologi ed esperti di disastri intervistati dall’agenzia di stampa Associated Press. Essi hanno classificato l’ondata di calore di questo mese di marzo quale “evento ultra-estremo”, alla pari con eventi come: la super tempesta Sandy, che nel 2012 ha allagato New York e le aree circostanti, sprigionando un energia equivalente a quella di circa cinque bombe atomiche della potenza di quella sganciata su Hiroshima; il micidiale tifone Haiyan, che ha sconvolto le Filippine nel 2013; le disastrose alluvioni che hanno colpito il Pakistan nel 2022 e devastato nello stesso anno e poi di nuovo nel 2024 l’Africa occidentale, come pure la terribile siccità che imperversa sull’Iran da oramai 6 anni.
Senza poi contare gli incendi di foreste, che aggravano ulteriormente il caldo e la siccità. Tra questo ultimo tipo di eventi estremi più recenti figura infatti anche il disastro meteorologico più costoso mai avvenuto nella storia degli Stati Uniti: gli incendi di Palisades e Eaton nelle vicinanze di Los Angeles del gennaio 2025, incendi che hanno costretto all’evacuazione oltre 150’000 persone, e casato danni stimati a 135 miliardi di dollari, solo in parte assicurati.
Gli esperti avvertono che questo genere di condizioni meteorologiche estreme e senza precedenti si verifica oramai nei momenti e nei luoghi meno prevedibili, mettendo a rischio un numero sempre maggiore di persone. Ciò rappresenta un enorme problema per le autorità e i governi chiamati in ultima analisi a gestire le calamità. Secondo Craig Fugate, che ha diretto fino al 2017 la FEMA, agenzia statunitense per la gestione delle emergenze, “ci siamo trovati sempre più spesso a dover operare al di fuori degli schemi storici. Mappe delle inondazioni, modelli delle mareggiate, dati sulle temperature: gli eventi si collocavano sempre più al di fuori del quadro di riferimento per cui avevamo progettato i nostri sistemi” e aggiunge: “Abbiamo costruito le nostre comunità sulla base di circa cento anni di osservazioni meteorologiche passate, presumendo che queste sarebbero state una buona guida per il futuro. Questa ipotesi sta iniziando a sgretolarsi. Il segnale più evidente non è tanto il dibattito scientifico, quanto il fatto che le compagnie assicurative si stiano ritirando” dalle zone più a rischio.
Nel luglio del 2024, State Farm, il principale gruppo assicurativo statunitense, aveva disdetto 1’600 polizze proprio a Pacific Palisades, il ricco quartiere, situato tra la costa del Pacifico e le montagne di Santa Barbara, ridotto poi in cenere nel gennaio dell’anno scorso. L’area era già stata indicata in passato come una delle cinque più a rischio del sud della California. Nel corso del 2024, la stessa agenzia assicurativa aveva annullato anche oltre duemila polizze nei quartieri Brentwood, Calabasas, Hidden Hills e Monte Nido e, sempre nel 2024, sono state ben 72’000 le case e gli appartamenti in California che hanno perso la copertura assicurativa da parte di State Farm.
A causa di incendi, inondazioni e uragani, negli Stati Uniti sempre più regioni stanno infatti scivolando verso un futuro non assicurabile. Vista la situazione che s’è venuta a creare, è oramai opinione diffusa fra gli analisti che nei prossimi anni sarà il mercato assicurativo a determinare dove le persone potranno o non potranno più vivere. Stando a Dave Jones, ex commissario delle assicurazioni della California e ora direttore dell’iniziativa sul rischio climatico presso la University of California, Berkeley School of Law, in mancanza di un addio ai combustibili fossili, il paese sta scivolando verso un futuro non assicurabile.
Secondo il rapporto del riassicuratore Swiss Re, che elabora le conclusioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) e che stila ogni anno una classifica delle catastrofi che colpiscono 36 Paesi importanti e che sono attribuibili al surriscaldamento del clima, nell’ultimo decennio si sono registrati in media danni per 200 miliardi di dollari all’anno, una media tuttavia superata di parecchio proprio in questi ultimissimi anni. Nel 2023 si sono infatti contati danni per circa 280 miliardi di dollari, e nel 2024 addirittura per 310 miliardi, di cui, nota bene, solo 135 miliardi erano assicurati. Nel 2025, degno di nota per l’assenza di un uragano di grande entità che abbia colpito gli Stati Uniti, le catastrofi naturali hanno provocato danni per 235 miliardi di dollari, di cui 120 miliardi coperti dalle assicurazioni. Le perdite assicurative globali a lungo termine derivanti dalle catastrofi naturali continuano comunque a crescere di anno in anno tra il 5 e il 7%.
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