Galeotti: “Molti in Russia stanchi della guerra. Ora Putin vuole trattare”
L’analista: “La parata della Vittoria è stata un’umiliazione per il Cremlino a causa della minaccia di Kiev”
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L’analista: “La parata della Vittoria è stata un’umiliazione per il Cremlino a causa della minaccia di Kiev”
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L’analista: “La parata della Vittoria è stata un’umiliazione per il Cremlino a causa della minaccia di Kiev”
Di Antonello Guerrera, La Repubblica
«La parata della vittoria del 9 maggio a Mosca è stata un’umiliazione per Putin». Così la pensa Mark Galeotti, tra i massimi esperti di Russia nel Regno Unito, 61 anni, di origine italiana e oltre 20 libri pubblicati a tema.
Perché un’umiliazione, Galeotti?
«Perché, in qualche modo, gli ucraini hanno imposto la loro organizzazione in tono minore, dato il timore di attacchi di Kiev. È davvero sorprendente che Mosca si sia sentita così vulnerabile. Se la si paragona con le parate degli anni precedenti, questa è sembrata piuttosto logora. Anche il discorso di Putin non è stato nulla di memorabile, anzi. Certo ci sono stati tanti riferimenti al passato, all’eroismo sovietico, ma nella seconda parte Putin ha parlato della guerra in Ucraina e ha dovuto farlo anche se non aveva granché da annunciare: ha assicurato che la Russia vincerà ma allo stesso tempo che la guerra in Ucraina potrebbe finire presto. Tutte cose di cui avrebbe fatto volentieri a meno».
Perché?
«Perché l’insoddisfazione a Mosca cresce verso Putin e verso questa guerra».
Crede siano le premesse di un colpo di Stato contro lo zar?
«Non credo proprio, almeno al momento. Ma questa guerra in Ucraina oramai ha raggiunto un punto critico per la Russia: le conquiste oramai sono limitate, si rischiano di perdere altre decine di migliaia di giovani soldati, per non parlare delle città che i russi dovranno ricostruire, una volta ottenutone il controllo».
Pensa che Putin sia stanco di questa guerra?
«Non lo so. Ma di certo, in molti intorno al presidente russo si sono stufati di questa guerra, e credo glielo stiano comunicando. Ma non è facile uscire con onore da una situazione così complessa».
Quanto credito dà alla voci di un Putin sempre più paranoico verso un possibile complotto interno al Cremlino contro di lui?
«Sono molto scettico su queste indiscrezioni tramite “fonti di intelligence europea”. Putin è sempre stato paranoico e oramai gli ucraini compiono sabotaggi a Mosca e nel cuore della Russia. Dalle mie fonti non percepisco un golpe imminente contro Putin: come detto c’è tensione, ma nessuno al momento sembra voler rischiare una mossa contro il presidente, soprattutto se ciò mettesse ancora più in pericolo la patria».
Però la credibilità e l’autorità dello zar in questi ultimi mesi ne sono uscite pesantemente ridimensionate, non trova?
«Assolutamente sì. Ovviamente nessuno osa sfidare apertamente Putin sulla guerra in Ucraina, ma chi lo fa, adotta una modalità più subdola. Come ha fatto il partito del presidente, Russia Unita, che parla di “questioni da affrontare” in vista delle prossime elezioni. E c’è un dossier governativo che gira a Mosca che ragiona su come terminare la guerra in Ucraina e venderla come “un trionfo glorioso”. Allo stesso tempo, però, ci sono altri collaboratori di Putin che vogliono aumentare la pressione bellica, per un’altra mobilitazione nazionale che creerebbe grossi problemi interni. Insomma, non è affatto facile trovare la quadra per il presidente. Anche perché Putin non è affatto un decisionista. Spesso si prende molto tempo per giungere a una conclusione, rimanendo nel guado a lungo».
Sempre due giorni fa, però, Putin ha detto che “la fine della guerra è vicina”. La considera una apertura seria?
«Credo che Putin pensi ancora di vincere, perché comunque sul campo è ancora in vantaggio rispetto agli ucraini. Insomma non è disperato, scenderà difficilmente a compromessi, ma allo stesso tempo è felice di negoziare, anche se non direttamente con Zelensky».
Putin ha citato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile negoziatore tra Russia e Occidente. È credibile?
«Schroeder aveva legami pericolosi con Mosca, secondo me è un personaggio che l’Ucraina non accetterebbe mai, e tantomeno gli europei. Ma certo è il segnale che Putin vuole che il rapporto con il Vecchio Continente torni quello precedente al 2022, contando magari su leader europei più accondiscendenti verso la Russia, per ritornare a quello status quo, con le sanzioni contro Mosca eliminate».
Come crede che finirà la guerra in Ucraina?
«Tutte le guerre sono politiche, oltre che combattute al fronte. Spesso, più che uccidere i soldati nemici, a essere decisiva è la capacità di rompere la fiducia e la forza di volontà degli avversari, mediante sabotaggi e offensive “psicologiche”, e convincendoli che non vale la pena continuare. Così finirà la guerra in Ucraina».
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