Neutrali, o indifferenti e dimezzati?
Di Manuele Bertoli
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Di Manuele Bertoli
• – Redazione
Possiamo credere al cambiamento climatico e trovare ottime ragioni per non cambiare. Il problema è che l’acqua, l’aria e il caldo non sembrano molto interessati alle nostre ragioni
• – Nelly Valsangiacomo
Rabat ha bloccato i trecento che a Ferragosto hanno provato a superare il confine. La polizia spagnola: “Quando vogliono sanno come fare”
• – Redazione
L’opposizione al divieto del Consiglio Costituzionale francese e le condanne a Meta in New Mexico richiedono un nuovo approccio verso i social e i minorenni
• – Redazione
In 300 tra dirigenti, responsabili dei comitati e simpatizzanti animano il gruppo che segue Vannacci: “Aspettiamo i suoi ordini”
• – Redazione
Arrivederci a lunedì prossimo
• – Redazione
Due progetti faraonici in panne, 20 miliardi di euro per il riarmo, sconto-elemosina di 17 centesimi al litro per il diesel, rifiuto della Camera di consegnare alla magistratura le chat dell’ex sottosegretario Delmastro, sospensione di Schengen con la Spagna... Una farsa senza fine
• – Gino Banterla
Moltiplicato per mille il dolore del singolo perde il suo volto e diventa statistica
• – Andrea Ghiringhelli
DI FRONTE ALLA GUERRA Andrebbero ascoltati i messaggi che giungono da chi nella melma dei conflitti è immerso fino al collo. Dei disertori come di chi una volta a casa non regge il peso delle atrocità
• – Redazione
Il giornalista dell’opposizione russa, vincitore del Nobel per la pace, alla Bbc: “Nessuno sa cosa pensa, ma non può accettare di perdere in Ucraina. Più volte lui e i suoi funzionari hanno parlato della possibilità di utilizzare un’arma tattica”. Ma alcuni esperti ritengono sia un bluff
• – Redazione
“Odio gli indifferenti” scrisse più di cento anni or sono Antonio Gramsci, segnalando con questa frase la sua distanza da chi non parteggia mai per una causa, da chi si fa promotore dell’antipolitica, magari per interesse egoistico. Leggendo il testo dell’iniziativa sulla neutralità su cui ci pronunceremo a fine settembre non ho potuto evitare di pensare a quell’affermazione più che centenaria, perché in poche righe, quelle significative, parlando di neutralità, in realtà essa non farebbe che dare addirittura valore costituzionale a questo posizionamento criticabile del nostro Paese.
Che la Svizzera abbia tradizionalmente una politica estera che privilegia una certa neutralità nei conflitti internazionali, anche per potersi offrire da mediatrice, va benissimo, ma che essa si vincoli formalmente a non implicarsi praticamente mai, nemmeno nei casi di flagranza di colpa, nelle questioni geopolitiche internazionali non è sensato, perché significa estraniarsi dalla propria qualità di membro della comunità degli Stati, posizione che oltretutto questa comunità potrebbe anche non accettare senza conseguenze.
Una norma costituzionale rigida e direttamente vincolante, che riduce di molto il margine di manovra del Governo e del Parlamento, non è saggezza, ma solo una fuga di comodo. L’opinione pubblica deve poter pretendere dalle sue autorità sia l’equidistanza, probabilmente nella gran parte dei casi, ma anche decisioni chiare su sanzioni economiche, embarghi commerciali, congelamento di beni, restrizioni finanziarie, divieti di esportazione ecc. in altri, per esempio, per restare alle vicende più recenti, contro le violazioni manifeste del diritto internazionale perpetrate da Israele verso i palestinesi di Gaza, o contro l’invasione russa dell’Ucraina. Lasciare a Parlamento e Consiglio federale la possibilità di scappare dalle loro responsabilità di prendere posizione significa rinunciare ad essere appieno uno dei 195 soggetti riconosciuti internazionalmente, riducendosi a arbitro, peraltro autoproclamato e non per forza riconosciuto, a notaio o a vigile urbano della comunità degli Stati.
Decidere di chiamarsi fuori significa anche delegare ad altri l’esercizio della nostra sovranità, perché le due eccezioni al divieto di sanzioni previste dall’iniziativa (possibilità di adottare sanzioni se decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU e se necessario ad evitare l’aggiramento di sanzioni estere) producono questo effetto paradossale. Molto spesso i pronunciamenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulle sanzioni sono decisioni di un solo Paese, uno dei cinque membri permanenti, per cui se uno di questi, per interessi propri, decide di bloccare tutto al Palazzo di vetro di New York, automaticamente questa decisione unilaterale farebbe scattare l’obbligo di guardare dall’altra parte della Svizzera. Ma vogliamo davvero lasciare a uno tra Trump, Xi, Putin, Macron o Burnham decidere al nostro posto? Lo stesso vale per l’eccezione che l’iniziativa prevede contro l’elusione di sanzioni estere, perché se ad esempio l’Unione europea decidesse di adottare sanzioni significative in un caso di conflitto internazionale, la posizione della Svizzera non sarebbe quella di un Paese sovrano che decide di condividere o avversare questa decisione, ma quella della nazione ancella che adotta delle misure solo per far sì che le decisioni di altri non vengano aggirate.
L’iniziativa è una scappatoia per non assumersi la propria responsabilità di Stato sovrano e una soluzione di comodo che finisce per delegare ad altri le decisioni che ci competono. Già solo per dignità dovremmo essere capaci di dire NO grazie, decidiamo caso per caso che posizione avere sui conflitti, privilegiando se possibile equidistanza e mediazione, ma senza inutili rigide regole controproducenti.
Nell’immagine: illustrazione della redazione
In un’intervista, il vice-presidente PS Venuti invoca la candidatura di Mario Branda per la corsa agli Stati - Di Luca Bellinelli
Il contributo di un artista che da anni dipinge il mondo come oggi ci pare evidente che sia