Orchiectomia applicata
Dibattito CORSI: le conseguenze della riduzione del canone RTV sarebbero durissime soprattutto per la Svizzera italiana
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Dibattito CORSI: le conseguenze della riduzione del canone RTV sarebbero durissime soprattutto per la Svizzera italiana
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Dibattito CORSI: le conseguenze della riduzione del canone RTV sarebbero durissime soprattutto per la Svizzera italiana
Due premesse doverose: sì, per quasi 40 anni sono stato giornalista alla RSI. E sì, dal 2024 faccio parte (eletto dall’Assemblea) del Consiglio del pubblico CORSI, al quale chiunque può rivolgersi, certo di ricever risposta, per segnalare le proprie perplessità, critiche, suggerimenti sui programmi dell’Azienda. Il Consiglio del pubblico con la RSI dialoga e si confronta, ma sempre con indipendenza di giudizio e nel rispetto dei rispettivi ruoli.
Detto questo, sono soprattutto un cittadino 66enne che, prima che a partiti e movimenti d’opinione, cerca di rispondere alla propria coscienza, muovendosi, informandosi e scegliendo con la propria testa, non – appunto – per partito preso.
Lo farò anche l’8 marzo 2026 quando saremo chiamati, per la seconda volta in 7 anni, a decidere il futuro della Radiotelevisione pubblica svizzera (SSR) e, di conseguenza, della RSI. Nel 2018 poco meno del 72% degli Svizzeri aveva respinto la radicale iniziativa No Billag. Questa volta chi non ama (eufemismo) la SSR, ci riprova con una formula apparentemente più blanda e ragionevole, 200 franchi bastano: un canone, dunque, non abolito, ma “solo” ridotto del 41% circa rispetto agli attuali 335 CHF.
Sabato 22 novembre la CORSI ha riunito quasi 400 persone nell’Aula Magna dell’USI per spiegare le ragioni che dovrebbero invitare chi ama il nostro Paese e le sue diversità (che sono la sua ricchezza) a rispedire ancora una volta al mittente l’iniziativa. Organizzando questo pomeriggio pubblico ha fatto il proprio dovere permettendo ai presenti (per lo più schierati con la SSR e il Servizio pubblico) di capire la posta in gioco. Si tratta, infatti, di capire, di mettere sul tavolo i fatti e i pareri, evitando il voto di pancia, i clichés da osteria, l’illusione di un risparmio che pagheremmo in termini di conoscenza e libertà.
I vertici della SSR hanno illustrato le conseguenze di un sì alla 200 CHF bastano:
Senza giri di parole, Mario Timbal, direttore RSI, ha affermato che un dimezzamento del budget a disposizione costringerebbe a centralizzare il più possibile la produzione per non penalizzare l’offerta, lasciando nelle singole regioni linguistiche qualche rete Radio (ma quante?) e l’informazione regionale. Un po’ come succede con la Radiotelevisiun Svizra Rumantscha (RTR) a Coira, che occupa circa 100 persone.
I vertici della SSR hanno illustrato le conseguenze di un sì alla 200 CHF bastano: radicale riduzione dell’offerta giornalistica, ma anche di fiction, intrattenimento e sport (obbligando ad acquistarli altrove); pesantissima soppressione di posti di lavoro nella Svizzera italiana (fino a 2/3 degli attuali circa mille collaboratori); drastica riduzione degli investimenti RSI sul territorio che garantiscono lavoro a aziende e ditte private nei campi più diversi.
Alla tavola rotonda hanno partecipato anche due sostenitori dell’iniziativa: Raide Bassi, capogruppo UDC a Lugano, e il Consigliere nazionale, pure UDC, Paolo Pamini. Politici impegnati che, senza le telecamere e i microfoni RSI, vedremmo forse 10 volte in un anno sul teleschermo, come un “qualsiasi” Consigliere comunale di Zurigo o Consigliere di Stato di Glarona…
Potete credermi o meno e – ripeto – non ritengo di essere ammorbato dall’ideologismo né di destra né di sinistra né di centro. A colpirmi, durante le oltre 3 ore dell’incontro, è stata la povertà concettuale dei favorevoli all’iniziativa, a tratti incapaci di andare oltre gli slogan, di mostrarsi costruttivi, di superare accuse trite e ritrite che rimproverano la RSI di gigantismo, sinistrismo, chiusura a chi la pensa diversamente e ai media privati.
Dotato di una capacità dialettica superiore alla sua collega, Pamini si è addirittura spinto a lodare collaboratrici e collaboratori RSI per la qualità del loro lavoro (sin troppo perfetto, ha detto su per giù, con involontaria ironia), ma si è schierato per un Servizio pubblico più snello nei numeri e più aperto ad accogliere anche le voci dei media privati e dei loro giornalisti. Cosa che, peraltro, RSI fa relativamente spesso: basta seguire gli “scambi” regolari di volti e opinionisti dei due “fronti” (che tali non dovrebbero essere) nelle rispettive trasmissioni.
Venerdì 21 novembre, nel Corriere del Ticino, un osservatore di lunghissimo corso, Tito Tettamanti, assai vicino a Pamini, ha contribuito a lanciare il dibattito: secondo l’Avvocato – che definisce implicitamente “di Stato” la SSR (che invece è, di nome e di fatto, indipendente anche se agisce in base a una Concessione governativa) – l’imposizione del canone è oggigiorno fuori dal mondo (“rétro”, scrive): ognuno paghi ciò che consuma, tutti – pubblico e privato – si misurino con le leggi del mercato e ad armi pari.
Ma a Tettamanti non può sfuggire che la realtà svizzera non può essere paragonata a quella di altri Paesi, demograficamente grandi 10 o 30 volte più del nostro e monolingui, mentre il costo della vita (salari, acquisti, produzione propria) è di gran lunga superiore da noi.
Sostiene, anche, il finanziere luganese: a guardare la TV in tempo reale saremmo rimasti in pochi e in età geriatrica. I giovani o l’hanno completamente rimossa (il rischio analfabetizzazione o cloroformizzazione ideologica da social è drammatico: vogliamo proseguire su questa strada?), o la seguono come e quando vogliono sul loro telefonino. E allora? Per poterla seguire, bisogna che questa TV ci sia e possa operare con credibilità e professionalità, che richiedono mezzi e persone all’altezza, non solo animate da buone intenzioni.
L’esistenza di un Servizio pubblico forte, autorevole, non condizionabile, di prossimità (cioè fatto da Svizzeri per Svizzeri e da Svizzero italiani per la nostra regione), un Servizio pubblico che gli utenti possono controllare, criticare, chiedere di migliorare, è un bene prezioso che dovrebbe essere insindacabile.
In contrapposizione ai privati? Neanche per sogno: TeleTicino fa bene, spesso molto bene, il proprio lavoro e della RSI è complementare, garantendo pluralità, capillarità e ricchezza. C’è forse il rischio overdose? No, perché ognuno di noi è libero di cambiar canale o di spegnere. Ma questa libertà poggia sull’esistenza di un’offerta molto solida che ha un suo costo ma che, limitandoci alla SSR, per ogni franco versato dalla Svizzera italiana, ce ne restituisce 4.
È il Federalismo, Bellezza, e per una volta va a vantaggio della nostra minoranza.
E noi davvero, persone di buon senso, vorremmo sputarci sopra, calpestare una costruzione ideata per le periferie e le minoranze, votando sì con un deleterio intervento chirurgico di doppia orchiectomia?
Nell’immagine: fotogramma dal servizio del Quotidiano (RSI)
Uno Scacco-e-matto per la Svizzera?
Il racconto della straziante esperienza dell’esilio dopo la fuga da Santiago del Cile, 50 anni fa - Di Miguel Angel Cienfuegos