Resilienti a tutto, consapevoli di nulla, oppositori di niente
Di fronte ai peggiori scenari, per nulla ipotetici, mostriamo sempre più un’eccitata propensione al passivo adattamento
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Di fronte ai peggiori scenari, per nulla ipotetici, mostriamo sempre più un’eccitata propensione al passivo adattamento
• – Lelio Demichelis
• – Franco Cavani
Di Tomislav Marković, scrittore, Voxeurop (da Internazionale, traduzione di Davide Musso) A febbraio Informer, il più popolare tabloid della Serbia, titolava “L’Ucraina attacca la Russia!”. Il suo proprietario e direttore è da decenni un amico intimo del presidente serbo Aleksandar Vučić. Questo titolo surreale non è un’eccezione nella rappresentazione giornalistica della guerra in Ucraina. Anzi, è […]
• – Redazione
"Non vogliamo diventare un popolo di razza mista". Orbán lo dice, gli altri sovranisti lo pensano
• – Aldo Sofia
Un nuovo test per la credibilità degli Stati Uniti in Asia
• – Redazione
Barricate alle frontiere e soldati nelle strade dopo misure governative, poi rinviate, che hanno riacceso le rivendicazioni della minoranza serba
• – Redazione
Nel giorno dei discorsi e delle celebrazioni per la nostra Festa nazionale, un testo dello scrittore Peter Bichsel può tornare a farci riflettere, anche sorridendo
• – Enrico Lombardi
• – Franco Cavani
Il “profondo rosso” della Banca Nazionale e l’”aspetta e spera” del ministro delle finanze
• – Silvano Toppi
Nonostante i risultati forniti da autorevoli studi, la Cina continua ad ignorare le origini ed i meccanismi delle pandemie
• – Roberto Antonini
Di fronte ai peggiori scenari, per nulla ipotetici, mostriamo sempre più un’eccitata propensione al passivo adattamento
Dodici-venti chilometri di coda al Portale Nord del San Gottardo, turisti in massa verso il sole del Sud, mentre ci si danna per la siccità. E al mare come in montagna o sui laghi il costume più portato da uomini e donne o di altro genere è il topless, cioè il senza top-mascherina, nonostante il Covid-19 non sia scomparso: anzi.
La versione online di Vogue America ha pubblicato le foto della coppia Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina invasa dalla Russia e di Olona Zelenska sua consorte. E così anche la moda diventa uno strumento di costruzione del consenso, ma soprattutto – al di là dell’analisi semiotica della foto patinata di lui e lei abbracciati – diventa uno strumento di normalizzazione della stessa guerra, perché questa guerra sarà lunga e bisogna farla entrare nella normalità di vita degli europei e degli americani, e cosa c’è di meglio che metterla in mostra su una rivista di moda/tendenza?
Perché la guerra è a pochi chilometri da noi, ma dobbiamo non vederla, vogliamo/dobbiamo divertirci, fare le giuste vacanze, essere spensierati, fare finta che tutto sia normale, quella normalità che nasce dall’abitudine e/o dall’indifferenza; già abbiamo superato la pandemia (non è vero, ma vogliamo crederlo), non sarà una guerra a fermare la società dei consumi, del divertimento, del turismo che fa tanto bene al Pil ma che inquina a dismisura e accresce la crisi climatica e piuttosto ce la prendiamo con i piloti d’aereo in sciopero che ci impediscono di divertirci (il diritto a cui teniamo di più, degli altri diritti e dei diritti degli altri non ce ne importa nulla).
A Civitanova Marche un uomo è stato ucciso da un altro uomo sotto lo sguardo dei passanti in pieno centro e si filma la scena dallo smartphone ma nessuno interviene: la società dello spettacolo trionfa ancora una volta (ed è l’ultimo esempio di una lunga storia) e la solidarietà muore.
Ultima notizia, tra le molte possibili: in Algeria, dalla fine dell’anno, l’inglese verrà insegnato nelle scuole primarie. Ha detto il presidente Tebboune: “Il francese è un retaggio culturale” del colonialismo della Francia, mentre l’inglese è una lingua internazionale. Dimenticando che anche l’inglese è una forma di colonialismo culturale e soprattutto che porta con sé il modello coloniale occidentale e statunitense, ormai globale – il consumismo, Hollywood e oggi Netflix, la way of life americana e la Silicon Valley, la società dello spettacolo e della spettacolarizzazione, eccetera – ma anch’esso diventato normale e senza alternative.
E veniamo a resilienza. Parola che ha molti significati ma che il potere usa e ci insegna ad usare nell’unico significato utile per sé. Perché per il potere – politici, banchieri e finanza, industriali non solo delle armi, mass media, sistema educativo e formativo – essa significa unicamente adattamento; significa indurci ad accettare come normali i dati di fatto e i modelli imposti dal potere, senza reagire e senza opporci, ma anzi, imparando appunto ad adattarci, così dando prova di buon senso e di sano pragmatismo. Adattandoci anche alla crisi climatica che nessuno vuole risolvere perché per risolverla davvero bisognerebbe rovesciare l’intero modello tecno-capitalista e questo è ciò che il potere non vuole, limitandosi quindi a un po’ di green-washing e a spacciare molta resilienza – “è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”, si è detto).
Sulla resilienza ha scritto cose importanti – che sottoscriviamo in pieno – Sarantis Thanopulos, Presidente della Società psicoanalitica italiana (il manifesto, del 30 luglio): “La terra brucia letteralmente, il cambiamento climatico […] prende sempre di più la forma di una catastrofe che, già annunciata da mille evidenze, si presenta davanti alla nostra porta di casa, anticipando, con la siccità, carestie e una sequenza di pandemie nuove […]. I super vertici mondiali non hanno prodotto nessuna misura realmente condivisa in grado di contenere il disastro ambientale. […] La cosa sicura è che la tendenza collettiva dominante è il diniego della realtà. […] La concentrazione selvaggia della ricchezza, la robotizzazione della forza lavoro e la digitalizzazione […] hanno prodotto una precarietà occupazionale mai vista, hanno dissolto le relazioni private e sociali, hanno fatto evaporare il tempo libero e hanno fatto confluire il tempo di lavoro nel tempo folle dell’accelerazione continua, scandita dall’azione performante.
Si vive in un presente continuo, di conseguenza il futuro (le sue minacce e le sue potenzialità) non esiste e dal passato non si apprende niente […]. La maggioranza degli umani vive allo stato dell’indifferenza, giorno per giorno”. A questo si aggiunge il fatto che “la domanda che più rapidamente si diffonde e determina ormai il mercato, è quella dei dispositivi di eccitazione e scarica; la creazione di una neo-realtà che aiuti a dimenticare la realtà vera, a fuggire in un mondo di fantasia pura, necessariamente autistico, autoerotico. Ciechi come talpe ci scaviamo la fossa. Questo è il mondo della “resilienza”: l’adattamento costante al peggio […], il rifiuto di trasformarci per trasformare le condizioni della nostra esistenza, lo stoicismo di fronte alle catastrofi che deriva da uno stato perenne di auto-ipnosi (l’effetto vero di ogni tipo di droga)”. Conclude Thanopulos: “Se non facciamo uno sforzo per combattere l’indifferenza, la realtà ignorata ci castigherà in modo severo”.
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