Cercas: “In Spagna la corruzione scredita la sinistra e mina la democrazia”
Lo scrittore iberico non fa sconti: “In politica estera il premier ha posizioni condivisibili, ma questo non può più bastare”
Filtra per rubrica
Filtra per autore/trice
Lo scrittore iberico non fa sconti: “In politica estera il premier ha posizioni condivisibili, ma questo non può più bastare”
• – Redazione
Quasi un ticinese su tre rinuncia alle cure dentarie, una delle percentuali più alte in Svizzera e in Europa. Un problema strutturale, e non solo individuale
• – Aldo Sofia
La regolamentazione della megabanca UBS è stata rinviata. Nel frattempo il gruppo bancario intende continuare a crescere con forza all’estero e spera di riuscire ancora una volta a fregare il Consiglio federale. Per la Svizzera il rischio aumenta. È ora che i cittadini abbiano voce in capitolo
• – Redazione
LA TESTIMONIANZA Il racconto di Andrew Francisco, catturato e torturato con altri 430 attivisti della Global Sumud Flotilla: «Ogni fase ha le sue procedure e il suo personale: la macchina non è un singolo ministro. Gli uomini e le donne palestinesi i cui messaggi in arabo erano graffiati sulle pareti sono i bersagli, le persone per cui sono state costruite le gabbie e le catene»
• – Redazione
Fondata sulla dignità umana e sulle democrazie liberali, alternativa a quella americana
• – Redazione
Bombardamenti nel sud del Libano e nella Valle della Bekaa, ordini di evacuazione per 19 villaggi, almeno 30 morti. Ma, formalmente, il cessate il fuoco è ancora in vigore
• – Redazione
Ora non è più il caso di azzerare in poche ore (nuclearmente?) una civiltà millenaria, quella persiana. La volitiva politica americana del momento, in pochi giorni è passata dalla massima minaccia alla strategia della pazienza, che applicata a Trump sembra pura ironia. Da alcuni giorni viene ripetuto il mantra “gli Stati Uniti sanno aspettare”. Ma […]
• – Aldo Sofia
• – Franco Cavani
L’enciclica di Papa Leone XIV è una risposta alla domanda decisiva per il nostro futuro e su come difenderemo la persona nel tempo dell’Intelligenza artificiale
• – Redazione
MAGNIFICA HUMANITAS Il pontefice americano avrà sicuramente avuto in mente i killer robot Anduril quando ha esortato industriali e governanti a «disarmare» l’intelligenza artificiale
• – Redazione
Lo scrittore iberico non fa sconti: “In politica estera il premier ha posizioni condivisibili, ma questo non può più bastare”
Di Laura Lucchini, La Repubblica
Javier Cercas aveva chiesto le dimissioni di Pedro Sánchez già nel 2025, quando emergevano i primi casi di corruzione. Ora è preoccupato che sia addirittura troppo tardi. «Quello che sta accadendo fa un danno enorme alla democrazia».
Martedi Sánchez riceveva un’ovazione a Roma e ieri…
«Siamo di fronte a un grande contrasto tra la visione che c’è del governo spagnolo fuori dalla Spagna e dentro al Paese. Non è la prima volta che accade, quando un presidente è da tanto tempo al potere, all’estero si vedono solo le cose positive, e dentro solo quelle negative. È stato il caso del primo presidente spagnolo Adolfo Suárez, che alla fine della sua carriera era considerato all’estero un grande statista ma era criticato in patria. È dunque normale che l’opinione su Sánchez sia positiva: la sua posizione sulla guerra in Iran è stata corretta. Quella su Gaza, anche. Lo stesso vale per quella più ambigua sull’aumento delle spese per la Nato – dove ha detto che non pagherà, ma alla fine pagherà. I critici dicono che sono posizioni “gratuite”, che non hanno un prezzo politico. E anche questo è vero: politicamente lo avvantaggiano. Tra le altre cose, perché in Spagna c’è un antiamericanismo molto spiccato. Tutto vero, ma non smettono di essere posizioni corrette».
Non solo, c’è anche l’aspetto economico….
«In Spagna l’economia cresce. È uno dei Paesi che più crescono in Europa. Però quando poi si va a osservare la realtà, ci sono grandi problemi. Aumentano le disuguaglianze, aumenta la povertà infantile. Abbiamo un problema abitativo enorme. I giovani non possono emanciparsi. Il denaro non è distribuito in modo equo. E questo dovrebbe essere un tema della sinistra. Cresce lo scontento».
Fatte le dovute premesse, arriviamo alla corruzione. C’è un effetto deja-vu?
«In questo momento la moglie di Sánchez è imputata. Suo fratello è imputato. Il suo braccio destro, Santos Cerdán, è imputato. Il suo ex braccio destro, José Luis Ábalos, è in carcere. E il braccio destro di quest’ultimo, è anche lui imputato. E infine c’è un episodio orribile: Leire Díez, donna dello Psoe, risulta parte di una rete criminale guidata dal numero due del partito con il fine di screditare giudici, poliziotti e giornalisti che stavano indagando su Sánchez e i suoi».
Si aggiungono le accuse contro José Luis Rodríguez Zapatero…
In un atto di accusa terribile è indagato per traffico di influenze. Per quello che ne so, è un’inchiesta che risale a molto tempo fa. In secondo luogo, è la prima volta che in Spagna viene imputato un ex premier. Gli indizi devono essere molto seri. È un’inchiesta dell’anticorruzione a cui hanno collaborato Francia, Svizzera e Usa. Si tratta di un’inchiesta molto importante che ha a che vedere con i rapporti di Zapatero con il Venezuela. Ma il tema è che Zapatero non è solamente l’ex premier, è l’ispiratore stesso di Sánchez, il suo mentore politico. E qui bisogna ricordare che il Psoe non ha vinto le elezioni, le ha vinte il Partito Popolare. Sánchez è riuscito a mettere insieme una maggioranza che chiamano progressista ma include elementi di destra, come i catalani di Puigdemont. E Zapatero ha contribuito ha configurare questa situazione.
Il Paese non riesce ad arginare la corruzione?
«In Spagna la corruzione è un problema molto serio che non è mai stato affrontato nel modo dovuto. Anche l’ultimo premier, Mariano Rajoy, è finito coinvolto in un caso di corruzione. E il timore è che anche questo primo ministro cadrà per la corruzione. Mi infurio su questo, perché mettere la fine alla corruzione è possibile. Sembra che con la scusa che siamo latini la accettiamo. Se c’è la volontà politica, la corruzione si può ridurre, ma in Spagna non la prendiamo sul serio. E questo è un danno per la democrazia, prima ancora che per la sinistra».
Le ultime elezioni hanno punito la sinistra…
Il Partito socialista è sprofondato proprio nei territori in cui era più forte. In Estremadura e Andalusia ha smesso di essere rilevante. Sánchez pensa che nelle elezioni federali le cose andranno diversamente, ma io credo di no. Alla sua sinistra non c’è nulla e il Partito socialista è in una crisi profonda. Questo è quel che mi fa paura, come elettore di sinistra: che la sinistra diventi totalmente irrilevante. Ho votato Sánchez le due volte che si è presentato. Quando il suo braccio destro è andato in carcere, ho detto che avrebbe dovuto farsi da parte a foavore di qualcun altro. Parliamo dei suoi collaboratori più intimi».
È quello che chiede anche ora? Dimissioni?
«No, non l’ho ancora detto. Forse ora è troppo tardi anche per quello. Sánchez pensa che la paura all’estrema destra possa ancora garantirgli la vittoria. Io credo che non sarà così. Perché c’è un Partito Popolare che può governare da solo. E lo spauracchio della destra funziona una volta sola. Non si può governare con la paura. Mi fa arrabbiare e mi preoccupa molto di più il discredito della democrazia che quello della sinistra. Perché la democrazia è un bene maggiore. Un anno fa c’era metà della legislatura per svoltare e finire nel miglior modo possibile. Ora invece mi sembra tardi».
Nell’immagine: Javier Cercas
L’indifferenza abissale del potere politico si rispecchia nel fotomontaggio del leader Usa. L’Occidente si illude di poter continuare a esistere con il mercato e l’infinito sviluppo
Il ministro degli Esteri di Kiev: «Costa molto di meno aiutare noi adesso che combattere la Russia in Europa». Mosca cambia i vertici della Marina e accusa Macron: «Pronto a mandare duemila truppe». Parigi smentisce