“Con la guerra l’Iran è diventato uno Stato militare, rischia di passare alla Cina”

“Con la guerra l’Iran è diventato uno Stato militare, rischia di passare alla Cina”

L’analista del Crisis Group: “Anche i critici verso il regime ora pensano che la bomba sia una necessità per difendersi dal tycoon”


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“Con la guerra l’Iran è diventato uno Stato militare, rischia di passare alla Cina”
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Di Gabriella Colarusso, La Repubblica

Trump è all’angolo, stretto tra una «guerra che non può vincere e un accordo inaccettabile». Ma la sconfitta nel Golfo potrebbe persino non essere l’unica per l’America, ragiona Ali Vaez, uno dei più lucidi e informati analisti di cose iraniane, responsabile del programma Iran del Crisis Group, già negoziatore all’epoca di Obama: se «l’Occidente continua a insistere nella sua politica di contenimento consegnerà l’Iran a Russia e Cina».

Il presidente Usa continua a non escludere l’opzione militare: potrebbe davvero bombardare per la terza volta l’Iran?

«È una opzione e un modo per alzare la pressione, ma è anche indicativo della trappola in cui si trova tra due opzioni molto sgradevoli: una guerra impossibile da vincere o un accordo inaccettabile. Se lanciasse un terzo attacco contro l’Iran non renderebbe gli iraniani più propensi al compromesso. Anzi. Ogni volta che lo ha fatto, Teheran ha irrigidito le sue posizioni. Se accettasse le condizioni che l’Iran ha in mente, che in sostanza danno priorità all’apertura dello Stretto di Hormuz rispetto alla risoluzione della questione nucleare, ammetterebbe di fatto la sconfitta strategica».

Che accordo si sta negoziando?

«È più che altro una lettera d’intenti per rimuovere il doppio blocco sullo Stretto di Hormuz, che rimanda i negoziati sostanziali sul nucleare e sulle sanzioni a fasi successive. Per molti versi, è simile all’accordo di Gaza, che non è mai arrivato alla seconda fase».

L’Iran accetterà di riaprire lo Stretto senza condizioni?

«Continuerà a mantenere il controllo sul traffico, almeno nel breve termine. Vedremo poi se riuscirà a raggiungere un accordo con l’Oman che preveda l’imposizione di una sorta di tariffa, ma non sono questioni che verranno sciolte dal memorandum».

E Trump può accettare una intesa che non comprenda il nucleare?

«La guerra ha fatto sì che l’Iran non mettesse più nemmeno sul tavolo la questione nucleare. È un disastro assoluto per gli Stati Uniti da ogni punto di vista. Ma almeno potrebbe riaprire il traffico a Hormuz creando una situazione più stabile».

L’Iran non rinuncerà all’arricchimento né all’uranio arricchito. Nella migliore delle ipotesi, si profila un accordo simile al Jcpoa di Obama. Due guerre per tornare al punto di partenza?

«L’intesa potrebbe migliorare perché il Jcpoa non sospendeva l’arricchimento per lungo tempo. Detto questo, il programma nucleare iraniano non raggiungerà mai il livello di trasparenza che aveva sotto il Jcpoa. Ci saranno seri interrogativi sul destino dell’uranio altamente arricchito. Se scavassero e scoprissero che mancano 10 chilogrammi di uranio arricchito al 60%? Cosa succederebbe? Trump avrebbe potuto offrire all’Iran un accordo migliore durante il suo primo mandato e non intraprendere questa follia politica».

Che futuro attende gli iraniani, un’autocrazia militare?

«Il futuro è già qui. Un comandante delle Guardie Rivoluzionarie è contemporaneamente presidente del Parlamento, capo negoziatore e inviato speciale in Cina. Tutte le posizioni pubbliche su Hormuz, sulle richieste iraniane, non vengono prese dalla nuova Guida Suprema, ma da Ghalibaf e da una ristretta cerchia di persone con un passato nelle Guardie Rivoluzionarie. L’Iran non è più una teocrazia, è già un sistema militarizzato».

La guerra potrebbe spingere l’apparato a volere una deterrenza nucleare?

«La capacità di imporre un costo all’economia globale attraverso il controllo di Hormuz è un deterrente, ma c’è un dibattito interno al sistema se questo sia sufficiente se non abbinato alla deterrenza nucleare. In futuro verranno create rotte alternative a Hormuz, ci sarà una minore dipendenza dagli idrocarburi. Potrebbe essere necessaria una nuova deterrenza. L’idea oggi è persino più popolare in ampi segmenti della società iraniana, anche in coloro che non apprezzano il regime».

L’amministrazione Trump sarà costretta a revocare le sanzioni?

«Senza agevolazioni economiche l’Iran non accetterà un memorandum d’intesa anche se molto limitato. Gli iraniani avranno bisogno di molti soldi per riprendersi da questa guerra. E dopo, potrebbero decidere di spingersi molto oltre rispetto al passato nel tentativo di assorbire investimenti cinesi nella propria economia. Se l’Occidente continua a insistere nella sua politica di contenimento nei confronti dell’Iran, se non offrirà al paese serie opportunità economiche per riprendersi, consegnerà l’Iran alla Russia e alla Cina».

Nell’immagine: Ali Vaez

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