Ricorre quest’anno il novantesimo anniversario della Guerra di Spagna (17 luglio 1936-1° aprile 1939), generata da un colpo di stato a cui si oppose un popolo deciso a battersi per la libertà e la giustizia sociale. La guerra civile ebbe una forte valenza internazionale, al punto da diventare il laboratorio di un conflitto che di lì a pochi anni avrebbe incendiato l’Europa e il mondo intero. Lo lotta tra fascismo e antifascismo mobilitò a fianco della Seconda Repubblica 35’000 combattenti provenienti da più di 50 Paesi. Inseriti in improvvisate milizie durante l’“estate dell’anarchia”, essi furono in buona parte inquadrati a partire dall’autunno 1936 nelle Brigate internazionali, integrate a loro volta l’anno successivo nel ricostituito Ejército popular.
La guerra fu totale, combattuta sul piano militare, economico, politico e ideologico, coinvolgendo a sostegno della Repubblica anche le migliori forze della cultura dell’epoca. Il potere mobilitante delle immagini (pittura, fotografia, cinema, grafica cartellonistica) ebbe un potente ruolo propagandistico e pedagogico per la causa democratica, per la resistenza dei soldati e della popolazione civile oltre che negli appelli alla solidarietà internazionale.
In campo repubblicano, su impulso dei vari ministeri, delle organizzazioni politiche e sindacali, ma anche su spontanea iniziativa di vari movimenti sociali, furono prodotti dai 1500 ai 2000 manifesti, che ebbero soprattutto a Barcellona, ma anche a Valencia e Madrid i centri propulsori più vivaci.
Dalla Svizzera partirono circa ottocento volontari antifascisti e un’ottantina dal Ticino. Quest’ultimi sono ricordati al Monte Ceneri dal monumento scolpito da Flavio Paolucci in memoria dei caduti, inaugurato l’8 ottobre 1978, mentre le fonti che documentano l’impegno ideale dei combattenti sono conservate presso la Fondazione Pellegrini Canevascini all’Archivio di Stato. Nel vecchio borgo di Biasca un’opera è dedicata a tre volontari del luogo, all’ingresso del cimitero di Castel S. Pietro un altro mosaico ricorda tre ulteriori combattenti per la libertà.
Grazie alla diligenza con cui conservò l’eredità spirituale del padre Elio, che realizzò sul fronte di Aragona il suo apprendistato di medico al fronte, Mattia Canevascini ha donato all’Associazione degli Amici del Ceneri otto manifesti della Guerra di Spagna per abbellire la sua sede e poter essere ammirati dai suoi visitatori. Ogni immagine è oggi accompagnata da una scheda descrittiva che comprende i dati tecnici essenziali, il contesto, la committenza e l’autore.
I manifesti esposti rappresentano alcuni temi forti della cartellonistica della guerra civile spagnola.
In primo luogo la dimensione internazionale della lotta antifascista e lo sforzo per ricostituire l’esercito popolare. La mostruosità dell’aggressione dei “nazionalisti” guidati dal generale Franco e dei loro sostenitori è sottolineata in diverse opere, anonime o di noti grafici (Jacint Bofarull, Josep Renau, Antonio Cavañate).
Un secondo argomento di grande attualità è costituito dai bombardamenti dell’aviazione nazifascista sulla popolazione civile a Madrid a partire dal novembre 1936 e l’evacuazione di madri e bambini verso zone più sicure: il Levante attorno alla nuova capitale Valencia (in cui si distinse anche “Ayuda suiza” diretta da Rodolfo Olgiati) e la Catalogna. Una regione quest’ultima di tre milioni di abitanti allo scoppio delle ostilità, che accolse nel 1938 circa un milione di rifugiati, attraverso un enorme sforzo di solidarietà.
Tra i temi sociali, in generale ben rappresentati dai manifesti spagnoli (l’accesso alla terra e la socializzazione della proprietà, i diritti e i doveri dei lavoratori, la lotta all’analfabetismo), nella succinta esposizione al Ceneri emerge l’appello per il primo Congresso delle donne catalane nel 1937. Esso raccolse al Palau de la musica 800 delegate di associazioni politiche e sindacali per la costituzione dell’Unió de Dones de Catalunya, che all’insegna del motto “unità e vittoria” svolse un intenso lavoro durante il conflitto, affiancandosi a Mujeres libres di matrice libertaria.
Renato Simoni è storico