Di Fabrizio Tonello, il manifesto
Poteva The Narcissist-in-Chief Donald Trump delegare ad altri la firma del Memorandum d’intesa Usa-Iran? Ovviamente no, quindi la cerimonia originariamente prevista a Ginevra oggi e affidata al vicepresidente J. D. Vance è stata spostata a Versailles, una cornice sicuramente più accattivante per Trump. Il megalomane presidente, pur di essere al centro dell’attenzione mondiale, ha però sorvolato sul fatto che cessazione delle ostilità, riapertura dello Stretto di Hormuz, sospensione delle sanzioni, negoziati sul programma nucleare iraniano e fondo di ricostruzione di 300 miliardi di dollari per Teheran sanciscono una completa sconfitta per Usa e Israele, che puntavano a decapitare il regime con le bombe e installare una loro marionetta al potere in Iran. È andata diversamente.
Trump, innocente di qualsiasi conoscenza storica, ha inoltre trascurato un fatto accertato: le firme a Versailles portano sfiga, jella, scalogna e disgrazie a ripetizione tanto ai firmatari quanto ai popoli che sfortunatamente si sono affidati a loro. Primo esempio: il 28 gennaio 1871 Adolphe Thiers firma l’armistizio con la Prussia dopo la vittoria di quest’ultima nella guerra del 1870. Poche settimane dopo trasferisce il parlamento a Versailles, provocando la rivolta popolare che dà vita alla Comune di Parigi, repressa nel sangue tra il 21 e il 28 maggio del 1871. Thiers rimane nella storia francese come il responsabile del massacro dei comunardi.
Nel frattempo, il 18 gennaio, c’era stata la proclamazione dell’Impero tedesco proprio a Versailles, nella celebre Galleria degli Specchi: Guglielmo I viene proclamato Kaiser, mettendo il turbo al militarismo tedesco e creando le condizioni per il revanscismo francese che, tra le altre cause, sfocerà nella Prima guerra mondiale (circa 20 milioni di morti). L’umiliazione del 1871 sarà vendicata dalla Francia nel 1919.
Secondo esempio. Il trattato sottoscritto a Versailles il 28 giugno 1919 da 44 stati non portò fortuna ai diplomatici presenti: Vittorio Emanuele Orlando, il presidente del Consiglio italiano, fu umiliato pubblicamente dal presidente americano Woodrow Wilson e abbandonò la conferenza di pace prima della fine, dando le dimissioni da capo del governo poco dopo. Wilson, dal canto suo, ebbe sorte peggiore: poche settimane dopo, il 2 ottobre, fu colpito da un ictus che lo rese totalmente inabile. Il governo degli Stati uniti, di fatto, fu nelle mani della seconda moglie Edith Bolling Galt fino alla fine del mandato di Wilson, un anno e mezzo dopo, nel marzo 1921. In Germania due diplomatici favorevoli al trattato di pace, Matthias Erzberger e Walther Rathenau, furono assassinati in quanto «traditori della Patria» da terroristi di destra nel 1921 e nel 1922.
Terzo esempio. Qualsiasi scolaro sa che il trattato di Versailles fu all’origine della Seconda guerra mondiale, vent’anni dopo. E la migliore dimostrazione sta nell’articolo 231, che affermava: «La Germania accetta la responsabilità per aver causato tutte le perdite e i danni [subite dagli altri paesi come conseguenza della guerra imposta loro dall’aggressione della Germania».
L’apposita commissione per le riparazioni fissò la cifra in 132 miliardi di marchi-oro, una somma che ovviamente la Germania non era in grado di sostenere. I tedeschi tradussero immediatamente la clausola come Kriegsschuldklausel avviando una campagna politica contro la repubblica di Weimar che si rivelerà terribilmente efficace e che si concluderà con l’ascesa di Hitler al potere nel 1933 e lo scoppio della guerra, nel 1939.
Gli esempi potrebbero proseguire ma ci fermeremo qui, facendo un’ipotesi: Versailles è stata il bersaglio del vudù haitiano come vendetta per l’ordinanza emanata dall’ultrareazionario Carlo X di Borbone nel 1825. Haiti, colonia francese col nome di Sainte-Domingue, si era proclamata indipendente nel 1804. Sotto la minaccia di una squadra navale francese di quattordici cannoniere la piccola nazione dei Caraibi accettò di pagare 150 milioni di franchi-oro come indennità per le piantagioni confiscate. L’ultima rata fu pagata nel 1947, 122 anni dopo, ma nel frattempo Carlo X era stato costretto dai parigini ad abdicare nel 1830 e a rifugiarsi in Inghilterra inseguito dai suoi creditori.
Quanto durerà Donald Trump, dopo la sconsiderata firma dell’altro ieri?
Nell’immagine: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il presidente francese Emmanuel Macron e Brigitte Macron nella Reggia di Versailles