Israele, Netanyahu sotto accusa. “Ma la nostra lotta non è finita”

Israele, Netanyahu sotto accusa. “Ma la nostra lotta non è finita”

Le opposizioni all’attacco del premier: “Incapace di vincere”. Ma lui replica: “Ho salvato il mio Paese”. E lancia stoccate a Trump


Redazione
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Israele, Netanyahu sotto accusa. “Ma la nostra lotta non è finita”

Di Daniele Castellani Perelli, La Repubblica

Tel Aviv – È un tipo molto difficile. E a essere onesti dovrebbe esserci molto grato». Le parole con cui ieri Donald Trump ha parlato al New York Times del suo alleato Benjamin Netanyahudevono aver fatto correre un brivido lungo la schiena del premier israeliano. Ricordano infatti quel «Ci hai mai detto grazie?» con cui, nella celebre baruffa diplomatica allo Studio Ovale, JD Vance tentò di umiliare il leader ucraino Volodymyr Zelensky. E arrivano il Giorno dopo le accuse pubbliche e private («Che ca…o stai facendo?», «Non hai un ca…o di giudizio») lanciate da Donald a Bibi, reo di aver messo a rischio tutto bombardando domenica il sud di Beirut. Netanyahu come Zelensky, davvero un downgradeimbarazzante per l’israeliano: un piccolo guastafeste che si frappone tra Trump e l’intesa di pace – e gli affari – con uno storico grande nemico.

Che l’accordo tra Washington e Teheran sia andato di traverso al governo israeliano era evidente ieri dalla mattina. «L’intesa non ci vincola. Non siamo subordinati agli Usa, ma un Paese indipendente e sovrano», ha detto il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. E il collega alla Difesa Israel Katz ha ribadito che l’Idf rimarrà «a tempo indeterminato nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza».

Poi a sera Netanyahu ha parlato in conferenza stampa. Ha ammesso di «non essere certo dei dettagli dell’intesa», ha minimizzato lo scontro con Trump («Siamo alleati, ma a volte abbiamo opinioni divergenti e noi abbiamo i nostri interessi») e rassicurato i falchi: «La lotta non è finita. La missione della mia vita è la battaglia contro il programma nucleare iraniano. Con un accordo o senza, l’Iran non avrà armi nucleari, non finché sarò premier. Quando cadrà il regime? Non lo so, ma anche l’Urss è caduta». «Abbiamo rimosso la minaccia immediata d’annientamento, abbiamo spezzato l’asse del male iraniano – ha continuato – E rimarremo nelle zone di sicurezza per tutto il tempo necessario, in Libano manteniamo la libertà di azione per sventare gli attacchi». Prese di posizione che fanno apparire fragile quell’estensione del cessate il fuoco al Libano annunciata dal premier pachistano Shehbaz Sharif.

Ma la tregua in Libano è parte integrante dell’accordo con gli Usa – come sostengono Iran, Libano e la stessa Hezbollah – oppure no – come ritiene il governo israeliano? Nell’attesa di scoprirlo, ieri l’Idf ha bombardato il sud del Libano e «eliminato una minaccia» che viaggiava su un’auto a Kfar Tebnit – mentre un’esplosione dalle ragioni ignote ha ucciso un’altra persona a Yater – dopo di che Hezbollah ha lanciato dei missili contro veicoli israeliani che avanzavano nel sud.

Le opposizioni attaccano Netanyahu. «È incapace di conseguire una vittoria decisiva», tuona il conservatore Naftali Bennett, leader di Insieme. «Israele ha vinto la battaglia, Netanyahu ha perso la guerra», gli fa eco il centrista Yair Lapid. Le elezioni d’autunno si avvicinano, e il premier – che ieri ha detto che si ricandiderà per vincere – rischia di perdere il suo atoutfondamentale, il sostegno del qui popolarissimo Trump.

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