Iran, il contro-bombardamento è l’inflazione negli Usa: +3,8%
LA GUERRA GRANDE La tregua è appesa a un filo, il petrolio sale, il caro-benzina colpisce l’economia americana
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LA GUERRA GRANDE La tregua è appesa a un filo, il petrolio sale, il caro-benzina colpisce l’economia americana
• – Redazione
Nel vuoto lasciato dall’America il disordine viene usato come arma. Da Putin a Netanyahu, da Trump a Xi, i leader moltiplicano le guerre
• – Redazione
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• – Redazione
È la 'soluzione' proposta per il finanziamento delle due riforme cantonali ottenute col referendum dello scorso anno (plafond al 10% del reddito e defiscalizzazione dei premi). Davvero non c'è altra soluzione?
• – Aldo Sofia
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• – Redazione
Mentre cresce la pressione popolare per la tragedia a Gaza e l’espansione del progetto coloniale in Cisgiordania, l’Ue sceglie la strada della sanzione individuale e simbolica
• – Redazione
Da guida del mondo libero alle sabbie mobili iraniane, il Tycoon smantella l’ordine globale. La superpotenza occidentale non è ancora crollata, ma manca poco. E regala spazio a Xi
• – Redazione
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• – Aldo Sofia
L’analista: “La parata della Vittoria è stata un’umiliazione per il Cremlino a causa della minaccia di Kiev”
• – Redazione
Con i Parlamenti che ci ritroviamo a Berna e a Bellinzona bisogna ricorrere ai diritti popolari. Tempi maturi per una nuova iniziativa?
• – Fabio Dozio
LA GUERRA GRANDE La tregua è appesa a un filo, il petrolio sale, il caro-benzina colpisce l’economia americana
Di Francesca Luci, il manifesto
“Bing, Bing, Gone”: Trump pubblica immagini generate dall’IA che mostrano un attacco laser contro un aereo iraniano dopo aver respinto la proposta di Teheran. La Casa Bianca accusa il mediatore pakistano di tradimento. L’inflazione americana prende il volo e il prezzo del petrolio continua a salire. Trump, frustrato valuta la ripresa delle operazioni militari, mentre i leader iraniani promettono una risposta esemplare a qualsiasi aggressione.
L’inflazione negli Stati Uniti raggiunge il 3,8% ad aprile, il livello più alto degli ultimi tre anni. La guerra con l’Iran ha un costo stimato di 29 miliardi di dollari e fa schizzare i prezzi dei carburanti oltre il 50%, la benzina tocca i 4,50 dollari al gallone e il gasolio raggiunge i 5,64 dollari. Il 58% degli elettori americani disapprova la gestione dell’inflazione di Trump, che ha proposto la sospensione delle tasse federali sui carburanti per alleviare le difficoltà delle famiglie.
LA TREGUA che doveva portare alla fine del conflitto traballa sull’orlo del precipizio. La risposta iraniana alla proposta americana è stata liquidata come «spazzatura». Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso e i mercati energetici si contorcono di paura.
«Non abbiamo chiesto concessioni», ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri iraniano Esmail Baghaei, affermando che il suo Paese rivendica solo i «legittimi diritti» della nazione. Ma Trump non vede diritti: vede una lista di pretese esorbitanti.
«ERANO D’ACCORDO con noi sulla rimozione dell’uranio arricchito», ha detto Trump, «ma hanno cambiato idea perché non l’hanno messo nel documento». Il vero nodo tra le parti è che l’Iran possiede oltre 440 kg di uranio arricchito fino al 60% di purezza. Trump, in accordo con il primo ministro israeliano Netanyahu, vuole che questo materiale venga rimosso dal territorio iraniano. L’Iran, invece, nella sua controproposta non ha nemmeno incluso il tema.
La leadership iraniana è convinta di essere in una posizione di potere per trattare, respingendo le pretese di capitolazione nucleare di Trump. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rafforzato questo messaggio: «Se si parla di dialogo o negoziazione, ciò non significa resa o ritirata. L’obiettivo è sostenere i diritti della nazione iraniana e difendere gli interessi nazionali con forza risolutiva». Mentre Ghalibaf, presidente del parlamento, ha aggiunto: «Le nostre forze armate sono pronte a rispondere a qualsiasi aggressione».
I PROSSIMI PASSI risultano delicati per l’amministrazione americana. Secondo i media americani, sul tavolo variano da operazioni speciali per asportare l’uranio – idea israeliana che Trump ritiene troppo rischiosa – fino al riavvio dei bombardamenti, colpendo i restanti bersagli militari individuati ma non ancora attaccati.
Tuttavia, molto probabilmente gli americani non intraprenderanno azioni importanti prima del viaggio di Trump a Pechino questa settimana. Gli Usa hanno annunciato nuove sanzioni contro dodici individui e società per aver facilitato le vendite di petrolio iraniano alla Cina: un messaggio, ma non una bomba.
Gli Stati uniti sperano che la Cina, maggior acquirente di petrolio iraniano, eserciti pressione su Teheran. Ciò è diventato necessario anche dopo che le nuove rivelazioni hanno messo in dubbio la credibilità dei mediatori pakistani. Secondo fonti di intelligence americane e rapporti citati da Cbs News, il Pakistan avrebbe consentito all’Iran di trasferire e proteggere velivoli militari e da ricognizione nella base aerea di Nur Khan, vicino a Rawalpindi, per sottrarli a possibili attacchi statunitensi o israeliani.
Nonostante la smentita di Islamabad, le tensioni rimangono alte. L’influente senatore conservatore Lindsey Graham chiede di «rivalutare» il ruolo del Pakistan, mentre ambienti della Casa Bianca parlano apertamente di «tradimento» da parte di Islamabad. Lo staff presidenziale dubita che i pakistani abbiano davvero comunicato agli iraniani la serietà delle minacce.
IL CAPO DI UNOPS, l’agenzia delle Nazioni Unite per i progetti di sviluppo, pace e assistenza umanitaria, Jorge Moreira da Silva, ha lanciato un avvertimento: «Abbiamo poche settimane per prevenire una massiccia crisi umanitaria. Potrebbero essere costrette alla fame e alla morte 45 milioni di persone in più». Il blocco dello Stretto mantiene bloccati i carichi di fertilizzanti.
Il Ceo del colosso Saudi Aramco, Amin H. Nasser, ha definito lo shock energetico «il più grande che il mondo abbia mai sperimentato». Anche se lo Stretto riaprisse domani, occorrerebbero mesi per il riequilibrio del mercato. Se il blocco continuasse, la normalizzazione non avverrebbe prima del 2027, con una perdita di circa 100 milioni di barili di petrolio ogni settimana.
IL PARADOSSO È che entrambe le parti affermano di volere la pace: Trump sostiene di dare «ogni possibilità alla diplomazia», mentre l’Iran dice di restare «disponibile al dialogo». Nel frattempo le navi evitano lo Stretto di Hormuz e il prezzo del petrolio continua a salire.
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