La grande ipocrisia
Per salvare il Giorno della Memoria in un tempo come il nostro diamogli una dimensione critica e universale
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Per salvare il Giorno della Memoria in un tempo come il nostro diamogli una dimensione critica e universale
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• – Redazione
Per salvare il Giorno della Memoria in un tempo come il nostro diamogli una dimensione critica e universale
“Il 27 ritornerà il Giorno della Memoria. Serve ricordare? Servono le commemorazioni con i discorsi ufficiali a ripetere ‘mai più’?”
Questo scrivevo nel 2024 e l’interrogativo lo riproposi l’anno successivo. Sulla risposta conservavo qualche dubbio. Oggi non più. Come si può ripetere compunti “mai più” (ai massacri, alla globale disumanizzazione della politica) di fronte allo scempio in atto in questi anni? Come si può proclamare ad alta voce il rispetto della dignità delle persone, di tutte le persone, quando la politica va dall’altra parte, dove a valere non è il diritto ma la legge del più forte e l’aggressore ha sempre ragione?
Fino a ieri la Dichiarazione universale dei diritti (1948), la Carta del diritto internazionale (1945) e le varie Convenzioni riunivano principi e comportamenti con cui si cercò, nel Secondo Dopoguerra, di consolidare le relazioni fra gli individui e le nazioni: chi usciva dal solco, e succedeva, era richiamato al rispetto delle regole. Le violazioni c’erano, ma erano riconosciute come tali. Oggi la legalità democratica e lo Stato di diritto non sono più difesi dalla politica. Vale quanto scrive Antonio Scurati: “il potere non si limita a invocare ipocritamente e strumentalmente i diritti umani e il diritto internazionale ma li ignora, disconosce e oltraggia apertamente”.
La faccia della politica oggi è quella di Trump, Netanyahu, Putin e la forza bruta è diventata lo strumento quotidiano che legittima il sopruso, la sopraffazione violenta e la violazione delle regole del diritto internazionale: le regole le fanno loro e Trump ci dà la poco confortante notizia che sarà la sua morale a guidare la geopolitica. In questo mondo il Giorno della Memoria non ci sta, stride, perché chi questo mondo lo governa la memoria l’ha persa e ritorna al peggio del passato. L’ha persa Israele e il suo Governo per il quale l’Olocausto è diventato l’alibi per legittimare i massacri a Gaza e in Cisgiordania. L’ha persa Putin e non ce l’ha mai avuta Trump: entrambi proiettano sul presente il loro ego smisurato condito da insondabili problemi psichiatrici. La giornata della Memoria si riduce a rito, a finzione, a ipocrita adesione a principi che il giorno dopo sono rinnegati dalla libido dominandi di questi signori.
Ha ragione Elena Loewenthal: il Giorno della Memoria, oggi è diventato “un grande errore collettivo di chi vuole provare, un giorno all’anno, ad addolcire la coscienza civile e alleggerire il senso di colpa”.
Il Giorno della Memoria oggi è il cappello che nasconde il fallimento definitivo delle nostre coscienze. Ci riporta brutalmente alla contraddizione fra la promessa che “mai più” si ripeteranno le atrocità del recente passato e un presente che quel passato fatto di arroganza e disprezzo della dignità umana lo sta riproducendo.
E quindi come non aderire al pessimismo di Martin Wolf, firma di punta del Financial Times? Ci ricorda che l’Homo Sapiens di sapiente ha veramente poco, irrimediabilmente incline com’è “a orge di stupidità, brutalità e distruzione”: Ucraina, Gaza, Cisgiordania, Iran e gli altri massacri in giro per il mondo sono lì a confermarlo.
E allora insistiamo con il giorno della Memoria? Per ricordarci cosa? Che stiamo andando altrove? Che stiamo smontando gli strumenti di quella memoria? Che la disumanizzazione della politica è ormai uno standard diffuso che fa parte della normalità?
In fondo, per parafrasare Leo Longanesi, non sono le idee distorte che fanno paura, ma piuttosto le brutte facce che le rappresentano e la categoria dei tristi figuri si infoltisce ogni giorno che passa.
Quindi teniamo pure il Giorno della Memoria, ma, se vogliamo restituirgli una parvenza di credibilità, diamogli una dimensione critica e universale. Accanto all’Olocausto mettiamoci il genocidio di Gaza, mettiamoci le migliaia di dimostranti ammazzati dal regime in Iran. E ragioniamo sui massacri nel resto del mondo. E facciamoci la domanda cruciale: la logica della politica sta traducendo nei fatti gli auspici del Giorno della Memoria? Si concilia il disordine internazionale illiberale con gli intenti del 27 gennaio? La risposta la conoscono tutti.
Pubblicato da laRegione
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